Lettere

Studiamo meglio il passato

Bruno Belli

Bruno Belli

Ci si stupisce, quando sulla politica europea i diversi paesi non vadano d’accordo: ad esempio, su come affrontare il problema dei «migranti», tanto che alcuni dei Paesi dell’Est si sono rinchiusi nelle proprie frontiere. Ci si stupisce perché i Francesi pubblichino un’orrenda vignetta dove la «Lupa», simbolo di Roma e dell’Italia, abbia il corpo crollato a terra con i residui di un ponte (riferimento di cattivo gusto ai fatti recentissimi di Genova).

Ci si stupisce perché alcuni giornali, piuttosto “di parte” si siano allineati con la cosiddetta “elite cultural chich” a far propaganda, in forma di notizia, cercando di squalificare l’attuale governo (che, personalmente, come tutti i governi, non è esente da mancanze), facendo così da volano, alle diverse critiche che la stampa straniera, senza guardare in casa propria, fa sull’Italia (penso all’articolo, piuttosto fazioso, degli ultimi giorni, sempre sulle vicende della caduta del ponte di Genova, pubblicato da «The Indipendent»).

Purtroppo, negli ultimi anni, una certa culturetta «politically correct» (l’atteggiamento più deleterio e falso che l’uomo abbia creato) ci ha insegnato che i «Grandi ideali» sono perfettamente compiuti. Così, siccome «è necessario che tutto cambi perché tutto resti sempre uguale», facendo qualche esempio, «i padroni» ci sono sempre, solo che il «bon ton» ed il «politically correct» li hanno chiamati in altri modi, come «datori di lavoro», soprattutto «a tempo determinato». E’ lo stesso principio dello «spazzino» che diventa «operatore ecologico», l’«infermiere» «personale paramedico», ecc.ecc., ma la sostanza è addirittura peggiorata, grazie proprio ai «radical chic» che osservano più l’apparenza che la sostanza delle cose.

Ci sarebbe molto lavoro da fare sull’omologazione del pensiero in atto da alcuni anni e per il ritorno a teste che «pensino in modo critico e libero». La stessa politica, per lo più, se guardo non solo all’Italia, ma anche ad un “liberal” come Macron, si è ridotta ad un continuo bisticcio di comari, baruffe chiozzotte, mancanza di razionalità e di stile. Forse, mancanza di solide basi educative, non voglio dire culturali, che è parola troppo grossa, è il primo difetto… intanto l’intera società peggiora. Si fa dell’insulto la massima replica e s’ignora che l’insulto stesso (s)qualifica l’insultatore, non l’insultato. Ed è ancora peggio che tale atteggiamento sia il prediletto di coloro che si credono colti, raffinati, maestri, educatori…

Così, dimostrano di non conoscere quella che chiamano «Storia comune d’Europa», per cui ci si deve considerare «tutti di pari dignità e livello». A parole. E, nei fatti?

Se insegnassero meglio la storia a scuola si saprebbe bene come, in realtà, i popoli europei siano stati in guerra fra loro fino al 1945, ciascuno combattendo per avere la supremazia su di un altro e conquistando i territori altrui. Penso alle continue “botte da orbi” ingaggiate tra Francesi ed Inglesi (sono riusciti a fare una guerra di «cento anni»…), tra Inglesi e Tedeschi, tra Francesi e Spagnoli. Penso alla volontà di predominio, per una presunta superiorità intellettuale e «di razza» sugli altri popoli, che ebbero i Tedeschi stessi, che fossero del Palatinato, della Baviera o della raffinata Vienna Asburgica, tanto che anche un “insospettabile” quale il Winkelmann – che pure trattava di arte – cadde nel tranello di riconoscere la compostezza paradigmatica classica greca nell’«uomo germanico».

In tutta questa raffazzonata «historia» della litigiosissima Europa – forse inquieta da sempre perché malmenata da una Giunone piuttosto incazzata per le ennesime corna a lei inflitte da quel fedifrago di Giove – ci sta un’altrettanto litigiosa Italia che vide, a causa del guardarsi in cagnesco l’un l’altro tra le varie regioni, la dominazione, per almeno 14 secoli, di quanti più sopra nominati…

Poi, è vero, c’è sempre stata la parte intellettuale che auspicava come sarebbe stata meglio una politica comune: per restare nello «Stivale», il nostro Mazzini che, oltre a una «Giovine Italia» creò anche la «Giovine Europa», scrivendo importanti articoli in senso comunitario.

Resta, però, che i governanti, coadiuvati dalle popolazioni, accentuarono ancora le divisioni, lungo il XIX secolo, con la crescita dei «nazionalismi» («io sono più bravo, più intelligente, più serio, più tutto…di te…che allora sei più brutto, insomma, inferiore…), e si arrivò alle due guerre mondiali. Quindi, il precedente europeo non può certo vantare secoli di sereni amori ed intese lunari.

E’ ovvio che i residui e le scorie continuino ad affiorare nella più parte delle diverse popolazioni d’Europa che si guardano sempre e tuttora con un certo sospetto…

E, così, se la ridono coloro che, detenendo il potere dell’economia e della finanza, sono forti del detto, attribuito non certo ad un esempio di virtù, l’imperatore Caligola, «divide et impera», e delle affermazioni di un certo signor Amschel Mayer Rothschild fatte nel 1773: «La nostra politica è quella di fomentare le guerre, ma dirigendo Conferenze di Pace, in modo che nessuna delle parti in conflitto possa ottenere guadagni territoriali. Le guerre devono essere dirette in modo tale che le Nazioni, coinvolte in entrambi gli schieramenti, sprofondino sempre di più nel loro debito e, quindi, sempre di più sotto il nostro potere».

Eh, sì, la storia andrebbe proprio studiata meglio…

Bruno Belli

17 agosto 2018
© RIPRODUZIONE RISERVATA

6 commenti a “Studiamo meglio il passato

  1. R.Gervasini il 18 agosto 2018, ore 13:34

    Bruno Belli sempre incisivo e puntuale. La Storia dovrebbe essere semplicemente studiata. Grazie per la citazione di Mazzini sulla Giovine Italia e la Giovine Europa. Basterebbe leggere gli articoli della Costituzione della Repubblica Romana del 1849 per capire quanto fosse avanti, di almeno 100 anni. Come AMI mazziniana di Varese abbiamo invitato il prof. Grasso dell Insubria per parlarci di questo. Il 25 settembre Bruno Belli ci parlera ‘ di Verdi e di Mazzini e della prima della Battaglia di Legnano che vide la prima a Roma nel 1849. Grazie a Belli.

  2. Emiliano il 18 agosto 2018, ore 14:48

    Ecco… siccome non mi ritengo “politicamente corretto” (in italiano…) direi che sarebbe bello vivere sotto un Monarca – non un sindaco o un borgomastro – possedente la lucida visione e conoscenza del mondo di Bruno Belli. Che sappia scegliersi – e non gli siano imposte dai partitini e dagli omuncoli democratici – le persone fidate con cui portare avanti progetti illuminati e comunitari, non “litigiosi”, come l’Europa tutta, anzi come il pianeta intero…

    Ah, dimenticavo… il titolo me lo do da solo, non sforzatevi a darmene… “Reazionario” può andare o ormai è “fuori moda”? ;)

    Saluti.

  3. Marco Massa il 18 agosto 2018, ore 19:54

    Ottima riflessione di una concretezza e di un realismo opportuni in questi tempi dove si fanno i voli pindarici di chiacchiere di facciata e si perde di vista la realtà delle cose. Una boccata di buon senso e di conoscenza delle cose, grazie Belli.

  4. Mariella il 19 agosto 2018, ore 17:24

    Quando leggo Belli apprezzandone la serietà e la logica, capisco sempre di più perchè per molti soloni di Varese egli sia un elemento di disturbo ed un Uomo scomodo. Grazie.

  5. Bruno Belli il 23 agosto 2018, ore 09:54

    Ben ritrovato, dopo la sospensione tecnica, con la sua pagina al nostro VARESEREPORT!!!

  6. giovanni dotti il 24 agosto 2018, ore 09:10

    La ‘visione’ storica’ del prof. Belli mi ha sempre affascinato. Solo chi conosce la Storia infatti può prevedere e progettare meglio il futuro.

Rispondi

 
 
kaiser jobs