Varese

Varese, Dino Azzalin: ecco qual è il misterioso fascino della Notte dei Poeti

Dino Azzalin con la fiaccola

Dino Azzalin con la fiaccola

La cosa più eccitante è fare le cose che non si dovrebbero fare. Scambiare la morte con la vita. E trovarla sensuale, Eros thanatos per esempio come la bellezza di juvenilia tanto cara agli Dei.  Siamo tutti consapevoli che l’atto della riproduzione, il coito è piacevole e Chi l’ha inventato voleva portarci alla riproduzione per l’eternità. Anche dopo la morte. Ma noi siamo topi che non hanno guinzaglio, coscienti delle trappole e delle rane, per cui non abbiamo il rispetto dei semafori. Noi siamo ciò che sfugge e si eterna in un sorriso. Noi passiamo quando ci è consentito di passare e non perchè lo dice il colore di un vetro per strada.

“Non si costeggia, si passa” scrisse René Char. Usa intuito nel dire “Ci vediamo presto”, la morte ha il suo dis-impegno preciso che costruisce ogni giorno con le ore che viviamo. Un tavolo vuoto preparato per la cena, rimasto vuoto accanto a un altro,  col numero dove hanno sostato i camminatori. La scena di una festa vista il giorno dopo. Una donna claudicante che improvvisamente cade a terra, e l’ambulanza che sale in cima alla montagna mentre i camminatori scendono. Il numero 12 era il numero del nostro tavolo. Così potremmo non vedere più il giorno dopo, né con chi abbiamo bevuto, cenato, festeggiar, o appena salutato la sera prima.

Perchè noi venendo al mondo abbiamo dato inizio ad eventi che ci porteranno alla morte. E questo è sicuro perchè l’obiettivo della vita è il morire, non il vivere, perchè questo è semplicemente un tempo contato e scontato pure, ma destinato a ciascuno di noi, a chi più e a chi meno. Perchè non è la vita il nostro destino, bensì la sua fine. Già per 126 miliardi di volte, coito, orgasmo, seme, uovo, vita, morte. Provate a fare un giro su Internet, altro che fake news, come il pallottoliere dei numeri di uomini e donne che muoiono ogni secondo è impressionante. Amdatelo a vedere e capirete quante vite e quante morti ci hanno preceduto.

E quanto la festa di ieri sera è stata piena di emozione e di vita. Questa è l’eternità! Ci sono segni che ci suggeriscono il progetto che la morte ha in mente per noi, le malattie, i pericoli, la dimensione delle piccole cose che non sempre ci rassicurano. Anche tornare dal mare con il padre morente tra le braccia. O dall’altra parte del mondo, i cromosomi e il DNA sono gli stessi, un esame andato male, l’attraversamente di una strada, guidare una moto, ubriacarsi, una delusione amorosa, una separazione, o ciò che consegue all’atto mancato, che preludono alle cose che la vita ci mette a disposizione prima della morte. E il caffè la mattina del 12 agosto, per la strada, una passeggiata, gli amori, il successo, il rimpianto, il rimorso e i de ja vù della vita possono trasformarsi in un atto finale senza ritorno. E invece no, è ancora vita, sfida, approdo. È di nuovo vita, creativo mondo dell’esser vivi.

Ecco noi dobbiamo capire lo schema che la morte ha pensato per noi, dobbiamo farlo, perché ci prepara meglio ad andarcene dal mondo, ma soprattutto ci insegna ad amare gli altri anche i più fastidiosi, anche i più prossimi alla paura, a saper raccogliere i segni dei loro santi, le distanze che ci rassicurano, quelli che ci hanno preceduto.

Si perché sono i morti, e non i vivi che indicano il passaggio delle cose, quante volte ho riletto X agosto di Pascoli, come l’ho urlato ieri sera davanti al falò propiziatorio, scritta da un Prometeo infinito, quasi un secolo fa che rivela con la poesia come “tornava una rondine al tetto” la storia di una morte violenta eppure così eterna nei versi.

Ecco noi li dobbiamo ascoltare, i poeti, li dobbiamo leggere e amare, perché tra quelle righe sono nascosti i segni della vita, i tesori  che ci sono destinati, la vita che dobbiamo amare sempre e in ogni caso.

Siamo rimasti fino a tardi ieri notte coi tre amici della parola poetica, eppure come è stato dolce il risveglio, aprendo una pagina di un libro ho colto i desideri come stelle cadenti che non ho visto, la pioggia era dei versi dei Poeti che ieri sera a decine hanno asperso casa e il Faido di parole benedette.

I poeti sanno cogliere l’ineluttabile, l’immutabile, l’indicibile, guardando il cielo come un calendario,  perché  dobbiamo individuare il nuovo alfabeto, “la morte si sconta vivendo”’,  che con i suoi enigmi, mette a disposizione di noi uomini sensibili che leggono l’immutabile. Solo così sapremo vivere a fondo la bellezza della nostra vita l’amore quotidiano e tentare di capirne il mistero, la segreta felicità.

Questo pensavo mentre le muse in un gioco leggiadro e sensuale, danzavano intorno al fuoco, con queste meravigliose  forme d’arte che si trovano rararamente anche tra i giovani, ho dato un bacio a San Lorenzo, in quello stato di grazia che si chiama Poesia.

E’ un grazie davvero a tutti per aver donato al mondo la magia del Creato, che “cento universi “ non potranno mai sostituire. Ad maiora.

Dino Azzalin

12 agosto 2018
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