Gemonio

Gemonio, Successo per Il palpito del colore. E la chiusura slitta al 12 agosto

Un dettaglio della copertina del catalogo della mostra

Un dettaglio della copertina del catalogo della mostra

La chiusura della mostra “Il palpito del colore. Un secolo di pittura a Varese” è stata posticipata a domenica 12 agosto 2018. Qualche giorno di apertura in più per una mostra che sta riscuotendo un notevole successo da parte del pubblico e della stampa. Sono numerosi i visitatori che scoprono l’intero percorso come preziosa occasione per scoprire non solo le opere esposte, ma anche luoghi splendidi del nostro territorio.

Pensando poi a una lettura cronologica del progetto, che porta la firma di Chiara Gatti, si visitano le diverse sedi espositive a partire dal Museo Innocente Salvini di Cocquio Trevisago, alla Galleria AlMiarte di Gemonio, al Museo Civico Floriano Bodini ancora a Gemonio per giungere a Villa Frascoli Fumagalli a Laveno Mombello. In ultimo, una lettura parallela contemporanea, conduce al Teatro SOMS di Caldana con l’esposizione collaterale “Uno sguardo sulla street art a Varese”.

Un progetto a più voci, nato dalla collaborazione attiva dei comuni di Cocquio Trevisago, Gemonio e Laveno Mombello, il Museo Civico Floriano Bodini e il Museo Innocente Salvini, la Galleria AlMIarte, la Comunità Montana, l’Associazione Amici del MIDeC, l’Associazione Menta e Rosmarino, la Società Operaia di Caldana e l’Associazione Wg Art.

Il catalogo della mostra (in vendita in tutte le sedi espositive), edito dall’Associazione Menta e Rosmarino, riporta il testo critico di Chiara Gatti e i contributi di Maria Grazia Ferraris, Consuelo Farese, Mario Chiodetti, Federica Lucchini e Romano Oldrini.

La mostra Il viaggio comincia all’alba del secolo; ecco allora la figura tardo ottocentesca, dagli umori simbolisti, di Antonio Piatti, l’esistenza agreste di Innocente Salvini, le attese magiche di Giuseppe Montanari, i paesaggi tersi di Oreste Albertini. Si prosegue fino agli scorci mediterranei, le nature morte fragili e frante di Arturo Tosi, per approdare al Chiarismo intimo e lirico di Francesco De Rocchi, passando per un gigante come Luigi Russolo, celebre voce del futurismo italiano, che legò parte della sua vita a Cerro di Laveno, dove morì nel 1947.

Il secondo capitolo si apre con l’esperienza che, nel secondo dopoguerra, vissero autori come Enrico Baj approdato, da Milano, nella sua famosa dimora di Vergiate, Lucio Fontana che plasmò il suo buen retiro di Comabbio, lontano dalla vita caotica di Milano, in stile coloniale, ricordando i “patios” di Santa Fe. Mentre Ottavio Missoni dipingeva motivi astratti (per tessuti) nella sua “factory” di Sumirago, Renato Guttuso affrescò nel 1983 la Fuga in Egitto, il murale all’altezza della terza cappella del Sacro Monte di Varese, città dove soggiornò per oltre vent’anni, nella zona di Velate.

Toccando la figura ironica e fiabesca di Franco Rognoni, la ricerca sul colore e sul gesto di Piero Cicoli, la vocazione segnica inquieta e liturgica di Albino Reggiori, si giunge alla terza sezione, punteggiata di autori contemporanei esponenti di tendenze differenti, testimonianze significative di un’adesione ai linguaggi correnti, alle contaminazioni fra pittura e altri media. In questo lungo racconto emergono altresì, in un gioco virtuoso di intrecci, episodi che hanno segnato la vita della provincia; dal Premio nazionale di pittura Città di Gallarate ideato e realizzato per iniziativa di Silvio Zanella, alle mostre istituzionali di Villa Mirabello a Varese, dai fermenti culturali degli anni Sessanta sbocciati negli spazi delle prime gallerie private, all’isola americana di Biumo, dove il conte Giuseppe Panza costruì la sua collezione di minimalismo oggi patrimonio della villa neoclassica donata al Fai. Ciò che affiora (e colpisce) da questo ventaglio straordinario di situazioni, è il dinamismo di una provincia che agì come un magnete su personalità della cultura italiana del secolo scorso, richiamate dallo spessore di certi progetti.

Si incontrano dunque Vittorio Sereni, Franco Solmi e Dante Isella, oltre a Mina Gregori e Roberto Longhi che insieme, con la consulenza di Piero Chiara e Giovanni Testori, curarono il catalogo monumentale per la epocale mostra sul Morazzone nell’estate del 1962, gettando luce sulla storia passata e illustre dell’arte a Varese di cui il Novecento ha raccolto e valorizzato il lascito.

Gli artisti I maestri storici: Oreste Albertini, Domenico De Bernardi, Francesco De Rocchi, Luciano Ferriani, Alfio Paolo Graziani, Aldo Mazza, Giuseppe Montanari, Siro Penagini, Antonio Piatti, Luigi Russolo, Innocente Salvini, Leo Spaventa Filippi, Arturo Tosi. I maestri del secondo dopoguerra: Enrico Baj, Piero Cicoli, Lucio Fontana, Renato Guttuso, Ottavio Missoni, Gottardo Ortelli, Giancarlo Ossola, Albino Reggiori, Franco Rognoni. I contemporanei: Aldo Ambrosini, Domenico D’Oora, Vittore Frattini, Luca Lischetti, Alberto Magnani, Silvio Monti, Antonio Pedretti, Raffaele Penna, Antonio Pizzolante, Giancarlo Pozzi, Giorgio Vicentini. .

Orario apertura sedi espositive Museo Civico Floriano Bodini (I maestri del secondo dopoguerra): sabato e domenica ore 10.30/12.30 – 15.00/18.00 Museo Innocente Salvini (I maestri storici): sabato e domenica ore 15.00/17.30 Villa Frascoli Fumagalli (I contemporanei) sabato ore 21.00/23.00, domenica ore 15.00/18.00 Galleria AlMiarte (I maestri storici) da giovedì a domenica ore 10.30/12.30 – 15.00/19.00 Teatro Soms (Street art) sabato ore 15.30 – 17.30 Pagina FB della mostra @ilpalpitodelcolore

30 luglio 2018
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