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Varese, Bilancio lombardo di Goletta dei Laghi: su 30 campioni 16 “malati cronici”

Un momento della presentazione del bilancio di Goletta dei Laghi

Un momento della presentazione del bilancio di Goletta dei Laghi

La Goletta dei Laghi di Legambiente lascia la Lombardia alla volta del Friuli Venezia Giulia, e chiude la tappa lombarda a Varese, nella sede della provincia in Villa Recalcati, tracciando un primo un primo bilancio dei laghi Lombardi per il 2018.

Una campagna di monitoraggio delle acque lacustri, giunta quest’anno alla sua tredicesima edizione, realizzata in collaborazione con CONOU – Consorzio Nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati e Novamont, Goletta ha presentato oggi il report “Laghi Lombardi 2018”, frutto delle attività svolte dal “Cigno Azzurro” sui laghi Garda, Iseo, Como, Ceresio, Ghirla e Maggiore dal 29 giugno al 13 luglio 2018.

Diverse le novità di questa edizione, a partire proprio dal monitoraggio microbiologico che, per il 2018, si è concentrato esclusivamente sui punti maggiormente critici dal punto di vista della cattiva depurazione. In passato, infatti, il numero dei punti di monitoraggio alla ricerca di contaminazione batteriologica, venivano stabiliti in rapporto ai chilometri di sponda, oltre che dalle segnalazioni dei cittadini, così da avere un quadro di risultati quanto più significativo possibile.

Negli anni questo approccio ha permesso di identificare dei veri e propri “malati cronici”, vale a dire dei punti ove la contaminazione derivante da mancata depurazione è sempre risultata ben oltre i limiti di legge.

“La Goletta dei Laghi da tredici anni attraversa il Paese alla ricerca delle principali criticità che affliggono i bacini lacustri italiani, – spiega Talia Laurenti, responsabile scientifico della Goletta dei Laghi – non solo relative alla cattiva o mancata depurazione delle acque, ma all’intero sistema territoriale che insiste sui bacini”.

I tecnici di Goletta dei Laghi monitorano lo stato di qualità dei laghi attraverso le analisi microbiologiche delle acque, prelevando campioni in diversi punti considerati sensibili sia per l’elevata attività antropica che per la l’affluenza di scarichi nel bacino, spesso segnalati dai cittadini tramite il servizio *SOS Goletta. Nel monitoraggio vengono prese in esame le foci dei fiumi e torrenti, gli scarichi e i piccoli canali che spesso si trovano lungo le rive dei laghi: queste situazioni sono i veicoli principali di contaminazione batterica di origine fecale, indice della presenza di scarichi abusivi o di un insufficiente sistema di depurazione delle acque che attraverso i corsi d’acqua arrivano a lago. Il punto di monitoraggio è fissato dove si prevede il maggior afflusso di bagnanti o dove il rischio d’inquinamento è più elevato. Legambiente ribadisce da anni che quelli effettuati dalla Goletta dei Laghi sono campionamenti puntuali che non vogliono sostituirsi ai controlli ufficiali, né pretendere di assegnare patenti di balneabilità, ma restituiscono comunque un’istantanea utile per individuare i problemi e ragionare sulle soluzioni.

Su 30 campioni analizzati, prelevati in trenta punti critici per la balneabilità, spesso alle foci di fiumi e torrenti, 16 sono risultati oltre i limiti di legge per inquinamento batteriologico.

Una nota positiva: 10 punti tra quelli risultati entro i limiti l’anno scorso erano risultati inquinati: c’è un miglioramento, quindi, ma la situazione resta fortemente critica.

“Il quadro che emerge dai monitoraggi di Goletta dei Laghi mostra quanto sia lunga ancora la strada verso il completo risanamento delle acque dei nostri laghi – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – Una situazione che vede più del 50% dei punti monitorati inquinati da reflui fognari non collettati o che arrivano da impianti di depurazione che non rispettano i parametri di legge. La Lombardia ha bisogno urgente di mettere in moto la macchina degli investimenti per completare le infrastrutture e la dotazione impiantistica. I laghi lombardi sono tra i più belli al mondo, tutelare le acque che rendono unici il loro paesaggio è una responsabilità che spetta, in primis, alle Istituzioni”.

A conferma di tutto ciò ricordiamo che ad oggi il 40% dei bacini lacustri italiani si trova in uno stato di qualità insufficiente rispetto ai traguardi proposti dalle direttive europee e che il 41% non è stato classificato.

Anche in Lombardia, 99 agglomerati urbani coinvolti nella procedura di infrazione nr. 2014/2059 per mancata depurazione, e 37 restano non conformi. Di questi, 30 solo in provincia di Brescia.

Nel Varesotto, su 9 punti monitorati tra Ceresio, Maggiore e Ghirla, 6 risultano fortemente inquinati e solo 3 entro i limiti. “Ancora una volta dobbiamo constatare quanto sia lento il processo di risanamento di fiumi e torrenti varesotti – dichiara Alberto Minazzi, coordinatore dei circoli Legambiente del varesotto – Dopo tanti anni di Goletta dei Laghi, fiumi come l’Acquanegra o il Bardello portano inquinanti nel Lago Maggiore dovuti al mancato collettamento delle acque di fognatura. Così come il Ceresio lombardo, che continua ad essere conosciuto, nella sua estensione italiana, come ricettore delle acque mal depurate provenienti anche dai comuni dell’entroterra. Siamo la ‘terra dei 7 laghi’: sarebbe ora di curarsi delle loro acque”.

Anche per il 2018 è stato effettuato il monitoraggio delle microplastiche presenti in acqua, seguendo il protocollo messo a punto con Enea che, per il terzo anno consecutivo, effettuerà la caratterizzazione dei rifiuti presenti nei campioni che hanno raccolto i tecnici della Goletta dei Laghi. I risultati verranno comunicati in autunno.

LE MICROPLASTICHE NEI LAGHI DELLA LOMBARDIA

La passata edizione della Goletta dei Laghi di Legambiente, grazie alla collaborazione con Enea (l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), ha permesso di ampliare il database relativo all’inquinamento da micro particelle di plastica, confermando comunque quanto questo fenomeno sia ancora poco conosciuto e studiato, malgrado ormai sia noto che il microlitter rappresenti per gli ecosistemi acquatici un pericolo di portata globale. Le microplastiche sono particelle con dimensione minore a 5 millimetri, possono avere origine primaria (pellets, fibre tessili o microsfere abrasive) o secondaria, se derivano dalla disgregazione di rifiuti più grandi. Sono sempre più presenti nell’ambiente, disperse negli ecosistemi marini e terrestri, particolarmente pericolosi per gli organismi marini e lacustri per l’ingestione e l’accumulo nella catena trofica, oltre alla tossicità legata all’assorbimento delle sostanze inquinanti presenti nell’ambiente ma anche per gli additivi contenuti nella plastica. Si tratta di un inquinamento di difficile quantificazione e impossibile da rimuovere totalmente, è per questo che la conoscenza del problema e la prevenzione è necessaria.

I dettagli del monitoraggio 2017 sono consultabili su: https://www.legambiente.it/contenuti/dossier/microplastiche-nei-laghi-e-nei-fiumi-italiani

Analisi delle acque di superficie. Per poter effettuare le analisi, vengono raccolti campioni di acqua superficiale nei diversi laghi, utilizzando una particolare strumentazione a strascico, dotata di una rete a maglia ultra-fine in grado di catturare le micro-particelle di plastica con dimensione maggiore ai 300 micrometri: la rete manta. Anche nel 2018, oltre ai campionamenti condotti a centro lago, la metodologia del lavoro d’indagine sulla presenza di microplastiche ha riguardato anche i principali immissari ed emissari, così da ottenere ulteriori informazioni sulle caratteristiche del fenomeno. Negli ultimi anni numerosi sono stati gli studi finalizzati a quantificare l’abbondanza di microplastica nell’ambiente marino, mentre sono ancora relativamente pochi i dati sulla sua presenza negli ecosistemi d’acqua dolce. L’obiettivo, dunque, è di approfondire ulteriormente lo studio sulla dinamica delle microplastiche nei laghi, analizzando il ruolo che questi sistemi semi-chiusi svolgono, in relazione alla presenza dei loro immissari ed emissari, che nel caso specifico dei laghi subalpini italiani rappresentano i principali affluenti del Po, in particolare Adda, Oglio, Mincio e Ticino. Questo studio è importante anche per determinare le relazioni tra concentrazione e tipologia di microplastiche, con la presenza di differenti fattori di input, valutando il ruolo di serbatoio, ma anche di sorgente di detriti, del sistema fluviale-lacustre.

La novità 2018: i sedimenti delle spiagge.

Nel 2018, al fine di ampliare gli indicatori dell’indagine sulla presenza delle microplastiche nei laghi italiani, i tecnici della Goletta dei Laghi hanno campionato le spiagge dei bacini toccati dalla campagna.

La procedura utilizzata, messa a punto in collaborazione con ENEA attingendo a diverse metodologie già presenti in letteratura scientifica e declinandole alle specifiche caratteristiche delle spiagge lacustri, ha permesso di ottenere preziose informazioni su altri aspetti del fenomeno.

In particolare, prelevando diversi campioni di sedimenti sabbiosi o ciottolosi, sono stati raccolti oltre 100 campioni che permetteranno di valutare non solo la presenza di micro particelle di dimensione inferiore ai 5mm ma, altresì, di mappare la concentrazione di ulteriori tipologie di rifiuti di origine antropica, anche di dimensioni superiori quali, ad esempio, le mesoplastiche (<5mm) e le macroplastiche (>2,5cm).

Il prelievo è stato realizzato tracciando un transetto di 5mx10m e all’interno dello stesso i tecnici della Goletta hanno effettuato la raccolta dei sedimenti per le meso e microplastiche. Le macroplastiche sono state raccolte tal quali. Le spiagge sono state scelte secondo un criterio di distribuzione geografica, andando così a selezionare una spiaggia rappresentativa nella parte settentrionale, centrale e meridionale dei laghi.

Anche per questa nuova indagine, i campioni saranno analizzati e caratterizzati presso i laboratori di ENEA, al fine di inserire un nuovo tassello al complesso quadro del fenomeno microplastiche e rifiuti sui nostri laghi.

 

13 luglio 2018
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