Cultura

Cultura, Fake in note del Settecento, un nuovo disco del trio Gli Speziali

Il trio Gli Speziali

Il trio Gli Speziali

Oggi, con Internet, sono di moda le «Fake news», le notizie false che, spesso grazie a titoli accattivanti, attirano numerosi lettori: dal punto di vista del moderno «Web», si misura così l’indice di gradimento di una testata, quello che, un tempo, si valutava sulla base del numero di copie vendute del quotidiano o del rotocalco. Eppure, la tecnica delle «fake», o, del «falso d’autore» – tornando al nostro bello, multiforme e ricco italiano che nemmeno avrebbe bisogno di essere sostituito dal semplice e pragmatico «inglese globalizzato» – non è nuova.

Essa, infatti, trova le radici proprio in quel XVIII secolo quando era la lingua di Dante che percorreva le corti – e gli stati – d’Europa, grazie alla figura di un poeta romano, Pietro Trapassi, “trasformato” dal mentore Vincenzo Gravina in Metastasio, poeta cesareo degli Asburgo, e da un cospicuo numero di compositori italiani, per lo più “Napoletani” e “Veneziani”, che i Principi Tedeschi e la Zarina Caterina di Russia ingaggiavano quali «Maestri di Cappella», «direttori delle musiche della corte» e così via, in grazia al prestigio che si poteva ostentare quando un «Maestro Italiano» sedeva al cembalo della propria reggia.

Inutile menare il can per l’aia: agli Italiani si riconosceva alta sapienza musicale, soprattutto se i «maestrini» uscivano da uno dei cinque conservatori di Napoli, i quali, per lo più, raccoglievano bambini di famiglie indigenti per dare loro un’istruzione, indirizzandoli ad una “carriera” in parte luminosa nelle «Cappelle» o nelle «Orchestre» dei Teatri e della nobiltà togata, che fosse secolare o religiosa. Apprezzati anche se provenivano da quelli della «Repubblica Serenissima di Venezia» che vantava in San Marco una delle più apprezzate cantorie ed orchestre dell’intera Europa.

Tra questi «maestrini» qualcuno emergeva al punto tale da poter percorrere una carriera teatrale di spicco, come, ad esempio, avvenne a Pergolesi, il cui stile era così apprezzato che gli editori olandesi, i quali stampavano ad Amsterdam edizioni tra le più richieste, annoveravano tante composizioni a suo nome che più dell’80% era un’imitazione, ora di maggiore ora di minore qualità, dello stile pergolesiano, ben conosciuto poiché i musicisti imparavano l’arte anche quali copisti di compositori già affermati.

Pergolesi morì all’età di 26 anni e, pur essendo genio certo e veloce nello scrivere, una mole di composizioni a lui attribuite, durante il XX secolo, con gli studi attenti sugli archivi del Settecento, è tornata ai legittimi proprietari, da Wessanaer a “colleghi” italiani, musicisti che, sovente per pochi denari, fornivano agli editori creazioni che sarebbero state pubblicate con il nome di prestigiosi maestri. Il fatto non sorprenda: nel XVIII secolo non esistevano i «diritti d’autore», conquista del secondo Ottocento. L’impresario teatrale (o l’editore) deteneva, in pratica, piena libertà d’azione sulla musica, una volta pagata all’autore, fosse esso Pinco Pallino o Franz Joseph Haydn.

Anche in tempi più recenti, la musica ha visto nuovi falsi – o «fake» – questa volta, però, dichiarati: si tratta di quelle “rivisitazioni” del Settecento che il Novecento ha prodotto come concerti «nello stile di…», «paganiniana», «rossiniana», ecc.ecc. che fanno capo a compositori quali Wolf-Ferrari, Respighi, Casella, Rota, Prokofiev, Stravinsly, per ricordare i principali.

Il programma di questo disco («Urania Records» LDV14040) che vede protagonista il trio «Gli Speziali», formato da un gruppo di validi musicisti del territorio varesino, Giuseppe Reggiori, al clavicembalo, Silvia Tuja al flauto ed Elisabetta Soresina al Violoncello Barocco, (suonano strumenti originali o copie conformi), offre un’interessante proposta di alcuni esempi di «Falsi d’autore» del XVIII secolo, dal Vivaldi de «Il pastor fido», in realtà concerti creati da Nicholas Chedeville, ad un’interessante pubblicazione inglese: un’antologia che raccoglie alcune trascrizioni operate da Pietro Chaboud, il quale passa, infine, come unico autore, invece degli originali Haendel, Castrucci e Geminiani.

Gli artisti impegnati ci regalano così più di un’ora e un quarto di ottima musica, interpretata con eleganza, garbo e raffinato senso della musicalità, con misurato equilibrio degli impasti sonori legati ad un taglio “galante” che è, poi, la linfa vitale del barocco musicale italiano ed europeo.

Bruno Belli

10 luglio 2018
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3 commenti a “Cultura, Fake in note del Settecento, un nuovo disco del trio Gli Speziali

  1. Mariella il 11 luglio 2018, ore 13:00

    Grazie, direttore, per avere proposto questo articolo che apre il cuore all’arte, in mezzo alle tante brutture quotidiane che si devono leggere.

  2. Marco Massa il 11 luglio 2018, ore 13:29

    Leggere Bruno Belli è sempre gratificante, come sentirlo raccontare questo cose dal vivo. Grazie VARESEREPORT che ci permette, ogni tanto, di poterlo almeno leggere, di questi tempi dove c’è ben poco da trovare quanto a qualità.

  3. Rossella Alioli il 11 luglio 2018, ore 17:32

    Li ho ascoltati a Bosto l’anno scorso, quando suonarono a Sant’Imerio, è sono molto bravi, artisti completi del nostro territorio. Comprerò senz’altro il cd, che potrò gustare ancora meglio con questa interessante introduzione storica del sempre ottimo Belli

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