Lettere

Le bici Ofo ci hanno provato…

bicigialleI turbocapitalisti Cinesi, inventori del servizio di free floating, si stanno pentendo amaramente di essere sbarcati in Europa. Servizio già sospeso in alcune città delle civili Francia ed Inghilterra; dalle nostre parti hanno abbandonato Roma, se non erro Torino ed ora anche Varese.

Due sono le condizioni essenziali per utilizzare il servizio: 1. avere un telefonino con collegamento Internet per localizzare la bici ed inquadrare il codice; 2. avere una carta di credito per eseguire il pagamento e sbloccare la bici.

E chi non ha in tasca uno smart phone al giorno d’oggi?

Sulla seconda condizione ho qualche dubbio in più che mi fa pensare che quasi tutti coloro che girovagavano allegramente, di giorno e molto più di notte, sulle bici gialle nella nostra città lo facessero a “Mao (babbo) morto”.

Siamo noi il “pericolo giallo” e non certo le gialle bici di OFO che saluto e ringrazio per averci provato.

Giulio Moroni

29 giugno 2018
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4 commenti a “Le bici Ofo ci hanno provato…

  1. Bruno Belli il 30 giugno 2018, ore 13:32

    La leggerezza dell’amico Giulio è un toccasana in questo clima plumbeo varesino, sempre più triste, incolore, monotono e desolante.
    Grazie, Giulio, per questa tua parabola.

  2. paolo rossi il 1 luglio 2018, ore 12:46

    Ciao grande Giulio. Forse è questione di civiltà. In Giappone se un mezzo pubblico arriva in ritardo, provvedono, con tanto di scuse, ad un celere rimborso…Ora nessuno, alle nostre latitudini, pretende condizioni del genere; le aziende di trasporto andrebbero in rovina. Basterebbe tendere ad un’ imitazione. Andrebbe bene persino “posticcia”.

  3. ombretta diaferia il 2 luglio 2018, ore 10:13

    Caro Moroni, se cercava qualcuno dalle tasche vuote, l’ha trovata!
    Ma più della mia “allergia” agli inutili status sylmbol, responsabili di tanta “sensibilità”, è più utile le segnali il perché OFO (alias Alibaba) abbia scelto tra l’altro la città dell’aeroplano per raggiungere i suoi obiettivi: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-10-20/la-via-cinese-bike-sharing-mobike-e-ofo-fanno-soldi-cosi-162552.shtml?uuid=AEZgOfsC&refresh_ce=1
    Non mi sciocca che abbia abbandonato la terra prealpina (dove gli incivili pullulano, ma competono con tanti Italiani che maltrattano il “bene comune”: i navigli ne han accolte numerose! Ciò che mi colpì sette mesi fa, fu la mancanza di attenzione amministrativa in quest’operazione: come per le stazioni radiobase invito nuovamente i nostri governanti a trasformare il Comune in vero e proprio gestore dei “servizi” essenziali al cittadino: perché non migliorare il gimmi bike, invece di affidarsi ad Alibaba?

  4. barresi paola il 2 luglio 2018, ore 21:37

    Buonasera, purtroppo Varese ha i cittadini che ha, tuttavia bisogna tenere presente che le biclette portate da noi NON erano adatte ad un territorio che presenta molte salite e discese.
    Le biciclette che ci hanno portato sono adatte a città di pianura quali Milano, Novara, Pavia ecc.. in quanto in salita il loro uso era molto faticoso non evendo alcun cambio.
    In pratica le biciclette date a Varese sono equivalenti a quelle che si vendevano nel 1950-60.
    Una iniziativa partita male, senza valutare correttamente, senza sentire chi di bici si intende, senza sentire le associazioni di categoria o le società sportive ( soc. Binda per esempio) non poteva finire in altro modo. Purtroppo!

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