Varese

Varese, Roberto Cecchi: il festival Nature Urbane, la cultura al centro

Una delle iniziative del festival Nature Urbane

Una delle iniziative del festival Nature Urbane

Probabilmente bisogna ricominciare da una guida ragionata sull’uso e sul significato delle parole. Un grande evento è stato l’Expo. Una prima de la Scala è un grande evento. Un grande evento è la Fiera di Milano. Anche il Giro d’Italia lo è.

Non lo è il Festival Nature Urbane. Né per dimensioni economiche né per ambizione. Nature Urbane è stato e sarà un momento per mettere la cultura al centro dell’attenzione e dell’impegno politico.

E non per rappresentare sé stessi. Ma per ricreare quelle condizioni di coesione sociale, indispensabili ad una comunità che vuol crescere in termini di civili ed economici.

Per intenderci, ripropongo ancora una volta l’esempio che faccio spesso. Nel ’45, dopo i bombardamenti che misero in ginocchio la città di Milano, un sindaco illuminato come Antonio Greppi, la prima cosa che fece fu la ricostruzione de la Scala. E lo fece contro il parere di molti. E allora il problema non era qualche buco nelle strade. Ma una città distrutta.

Alla fine ebbe ragione lui e ancora oggi quell’iniziativa viene ricordata come un evento straordinario, di grande significato ed efficacia. Fu quello il grimaldello attraverso cui ridare fiducia ad una città e ad un Paese che avevano perso qualsiasi speranza nel futuro e parevano rassegnati al peggio.

Ma evidentemente è una lezione che non è servita a nulla, se ogni tanto ricompaiono considerazioni che alla fin fine voglion dire che “con la cultura non si mangia”. Considerazioni infelici e contrarie con ogni evidenza rispetto a quello che il mondo ci insegna.

La cultura è uno straordinario strumento di crescita e di sviluppo come insegnano i paesi più attenti. Basti dire che nel mondo, tra il 1995 e il 2011, son nati 652 musei e tra questi ben 146 son sorti negli USA e ciò che colpisce ancor di più è che siano prevalentemente musei d’arte (96). Già negli anni ’80 le istituzioni culturali americane avevano ottenuto 14 MLD di dollari di fondi pubblici; nel 1995, addirittura 259.

Per non parlare del resto d’Europa, partendo da Bilbao, passando per Parigi per arrivare a Berlino, dove le risorse pubbliche han fatto da volano a scelte strategiche in cultura, realizzando politiche di sviluppo convincenti.

Solo noi, che abbiamo tantissimo in questo settore, siamo fermi al palo. E si continua a far discorsi privi di sostanza, fritti e rifritti. Inutili e dannosi.

Roberto Cecchi – Assessore a Cultura e Turismo del Comune di Varese

 

14 maggio 2018
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5 commenti a “Varese, Roberto Cecchi: il festival Nature Urbane, la cultura al centro

  1. a.lavit il 14 maggio 2018, ore 07:44

    E allora ricostruiamo il teatro sociale. Evviva

  2. Bruno Belli il 14 maggio 2018, ore 10:22

    «La cultura al centro»: fatta con le ultime scelte di questa maggioranza (penso solo ai Musei)?
    Ma non si parte mai dalle fondamenta…l’apparenza.

    Se ci fosse un Offenbach redivivo andremmo a ridere a teatro con una nuova caustica operetta

  3. Chicco il 14 maggio 2018, ore 12:56

    Un momento Signor Lavit, bisogna prima bombardare Varese, diversamente non funziona…

  4. a.l.http://www.varesereport.it/2018/05/14/arte-lucca-art-fair-lavit-e-i-suoi-artisti-alla-kermesse-del-polo-fier/ il 14 maggio 2018, ore 15:57

    Allora bombardiamo la caserma cosi da risolvere parecchi problemi alla amministrazione

  5. Cesare Chiericati il 18 maggio 2018, ore 10:28

    Sarebbe stato sufficiente limitare la conservazione al lato della caserma che affaccia via Magenta, l’unico secondo gli esperti meritevole di completa tutela. Si sarebbero liberati spazi per nuovi interventi. Invece un vincolo totale della Sovraintendenza ha imposto la conservazione di tutto l’instabile complesso per la stabilizzazione del quale sono state già spese cifre ingentissime. Credo che all’epoca sull’opinabile decisione abbia non poco inciso lo show di Sgarbi, grande critico d’arte ma non altrettanto di architettura, che auspicava la totale salvaguardia dell’edificio senza minimamente considerare la precarie condizioni statiche della “manica lunga” quella che affaccia su via Spinelli. Oggi sembra tutto di nuovo fermo, neppure il telone disegnato dagli studenti è stato issato a copertura dell’orrenda facciata. Sul destino della caserma Garibaldi serve qualche chiarimento urgente.

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