Teatro

Teatro, La luciferina Strìa di Claudia Donadoni sotto i cieli di Manhattan

La brava e bellla Claudia Donadoni

La brava e bellla Claudia Donadoni

Fuoco e fiamme stanno per accendere i cieli di Manhattan e Brooklyn! L’appuntamento con STRIA all’interno di “InScena” Festival di Teatro Contemporaneo Italiano a New York è ormai imminente.

Due le repliche: il 15 maggio alle ore 18 presso la “Casa Italiana Zerilli Marimo’ a Manhattan e il 16 maggio alle ore 20 presso il Brick Theater di Brooklyn. Teatri prestigiosi, con folto pubblico, ricchi di eventi, spettacoli e personalità emblema della cultura italiana e appartenenti al panorama “cult” Newyorkese”.

Dopo il recente successo di critica e pubblico ottenuto al Teatro Menotti di Milano il 27 e 28 aprile scorsi, STRIA, scritto ed interpretato da Claudia Donadoni con le musiche, eseguite dal vivo di Giovanni Bataloni, andrà in scena, in accordo con la direzione artistica del Festival americano, in versione bilingue. Lo spettacolo è stato tradotto dal professore e drammaturgo americano Fred Gardaphe,

La parte principale della drammaturgia, rappresentata dall’elaborazione di una koinè di dialetti basso lombarda, sarà sopratitolata in inglese L’intenzione è quella di non tradurre ogni parola. Di proporre un sunto per ogni scena, così da non distrarre gli spettatori dalla full immersion nelle sonorità della lingua matris. Le parti scritte in italiano, verranno recitate dall’autrice attrice in inglese. Mentre la voce dell’Inquisitore è stata affidata all’attore americano Dave Johnson.

STRIA è, in realtà, un viaggio nel tempo. Un tempo lontano dalle barbarie della Santa Inquisizione ma ancora presente nelle paure, negli incubi che appartengono alla società contemporanea. Pregiudizi, superstizione, sopraffazione. La scelta di scrivere utilizzando un’elaborazione della lingua matris, ha anche l’obiettivo di far sentire la voce drammatica e potente di tutti color che vivono costretti ai margini della società anche se portatori di un sapere antico, fascinoso,unico, senza tempo.

Proprio il valore aggiunto del recupero linguistico, della territorialità ha convinto da subito la direzione artistica del Festival. “InScena”.Laura Caparotti, che lo dirige da sei anni, ha più volte sottolineato che la mission dell’evento è quella di far vivere il territorio oltre Manhattan. Di aprire le porte anche ad un pubblico non privilegiato. Una scelta difficile, costosa e non compresa da tutti, soprattutto all’inizio. Oggi, però, molto stimata e che nessuno può mettere piu’ in discussione. Sono nati rapporti di partnership con un teatro nel profondo Bronx, il BAAD! che si occupa di tematiche gay. Legami molto forti con “Free Verse”, un programma di lavoro su poesie scritte dai “clienti in probation” che vengono tradotte e poi recitate dagli artisti presenti al Festival, da cui, oggi, è nato anche un libro.

Un Festival prestigioso che presenta il meglio del teatro contemporaneo italiano con una fondamentale funzione sociale, attraverso la valorizzazione del territorio. Forse è proprio per questo che il progetto teatrale di STRIA è stato ben compreso e valorizzato da “InScena” a New York, la patria dell’arte per eccellenza. Quell’arte che tormenta chi la concepisce, penetra nelle viscere della Storia e del costume, dei fantasmi culturali che ancora affliggono. Quel tipo di arte che ti accarezza l’anima dopo averti fatto male, lasciandoti dentro il graffio di una struggente bellezza.

7 maggio 2018
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