Lettere

Domande Pd ai pentastellati

parlamentSiamo seri, c’è molto dilettantismo in giro in questa non ancora morta seconda Repubblica. C’è molta presunzione, c’è molta prosopopea, c’è molta ipocrisia. E c’è anche un tantino di troppo del giochino di alcuni politici che, quando li ascolti, sembra che ti dicano “Oh, ma non crederete davvero a quello che dico?”.

Vorrei partire da alcuni concetti che a me sembrano fondamentali per provare un qualsiasi ragionamento.

Primo dato, piaccia o no, queste nostre ultime elezioni politiche hanno prodotto tre minoranze e questo perché nessuno dei tre schieramenti ha i numeri per governare da solo.

Secondo. Vige un sistema proporzionale e la prima regola del sistema è che non puoi passare il tempo a insultare chi è diverso da te perché, prima o poi, con qualcuno ti devi alleare.

Terzo. Siamo in una Repubblica parlamentare e le maggioranze si trovano in Parlamento e non sui giornali o nei talk show televisivi.

Quarto. Se le alleanze si fanno dopo il voto é perché il sistema non ti obbliga a dire prima con chi ti vuoi alleare. Allora non sono giochi di palazzo o caminettti i tentativi di creare le condizioni di governo e le alleanze né, tanto meno, assistiamo ad un golpe perché qualcuno che pensava di aver vinto non va al governo e ci va qualcuno d’altro.

Quinto. In un sistema proporzionale e parlamentare fa il capo del Governo chi ha più capacità di mediare e di tenere insieme i diversi e non il leader più forte o muscolare. Premessi questi punti che, io credo, siano delle verità scomode, mi permetto di aggiungere un ultimo elemento. Ragionare in un sistema proporzionale con la testa nel maggioritario porta solo a bruciare personale politico e a non produrre soluzioni.

In questi giorni, scrivo prima della direzione del PD, si sentono diversi commenti e ragionamenti sui motivi per cui il PD dovrebbe andare a fare un contratto di Governo con i 5 stelle o non dovrebbe farlo.

Francamente ho trovato motivazioni interessanti e talvolta anche condivisibili in entrambi gli schieramenti, tuttavia, io ritengo si debba partire da presupposti diversi rispetto a quelli che ho ascoltato. I sistemi politici sono complessi e non riconducibili a semplificazioni. Capita che spesso si modifichino attraverso rivoluzioni più o meno pacifiche, così come capita che gli adattamenti avvengano lentamente per effetto delle resistenze degli apparati, sia al potere, sia all’opposizione dove si esercita comunque una rendita di posizione che produce effetti comunque anche per chi il potere non lo esercita apertamente.

Un punto importante è pero che la struttura organizzativa, i meccanismi di selezione, il tasso di democrazia interna di un partito sono elementi costitutivi del modo con cui il partito, una volta giunto al governo eserciterà il potere e degli effetti che si produrranno sul corpo dello Stato e, di conseguenza, sulla qualità della democrazia. In sostanza così come è un partito, così come è governato, così come è organizzato, così sarà poi il Governo del Paese e la struttura portante dello Stato.

Dunque le domande da privilegiare sono, a mio parere, non quelle che riguardano la compatibilità dei programmi, questi sono quesiti successivi, ma bensì: quale tasso di democrazia ha il movimento 5 stelle per essere compatibile con un partito a cultura liberal democratica come il PD perchè quest’ultimo vi possa fare una alleanza politica ( i contratti riguardano gli scambi commerciali e non il Governo di un Paese ) e far nascere un governo.

L’opacità dell’organizzazione interna, regole a partire dal contratto che multerebbe i parlamentari che abbandonano la formazione e che non passerebbe mai al vaglio di un giudice qualora ci fosse una causa, sono aspetti che garantiscono poi comportamenti rispettosi dell’attuale sistema democratico? Si può convivere con chi vuole il vincolo di mandato, unico elemento che rende veramente libero il parlamentare di fronte ad ogni prevaricazione dell’organizzazione e del capo assoluto dichiarato od occulto e per questo garantito dalla nostra Costituzione? Ed ancora, è compatibile l’idea di democrazia diretta di cui i 5 stelle si fanno campioni con un partito che si è erto, viceversa, a strenuo difensore della democrazia rappresentativa? L’estremismo giustizialista di cui sono portatori i pentastellati può essere condiviso dalla nostra visione di giustizia giusta? La flessibilità dimostrata recentemente sui programmi da parte dei 5 stelle è figlia di una sincera moderazione e di pragmatismo o è solo trasformismo e sintomo di inaffidabilità politica? Ed in ultimo, la cultura tutta spesa pubblica unita invece ad una assenza di cultura industriale, la distanza dimostrata nei confronti del nostro europeismo sono elementi compatibili con la nostra cultura politica e di governo anche se ammaccate?

Io penso che queste siano le domande da porsi a fronte di una sfida, della sfida se aprire, discutere o chiudere una alleanza. Tutto il resto, ciò che è accaduto negli anni passati, le parole dette, gli insulti avuti e ricevuti, tutto questo, francamente, appartiene comunque al passato e alle emozioni o al giusto indignarsi. Tutto vero e tutto importante, ma non utile a chiarirsi le idee e a sostenere anche una nuova classe dirigente capace di elaborazione autonoma e di proposta politica.

Roberto Molinari Direzione P.le PD Varese

1 maggio 2018
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