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Varese, “Il cinema e io” di Fantoni Minnella, un amore fatto di visioni e passioni

Maurizio Fantoni Minnella

Maurizio Fantoni Minnella

Ogni volta che leggiamo un libro dello scrittore e filmaker varesino Maurizio Fantoni Minnella si ha l’impressione di un contenuto tanto ampio e denso, tanto ricco che le pagine quasi stentano a custodirlo. Lo stile e la scrittura puntano ad espandersi, con riferimenti e rimandi che potrebbero andare al di là del numero di pagine stampate. Un’impressione che avevamo già provato per il volume dedicato alla musica di due anni fa.

Questa volta parliamo di cinema, in questo volume dal titolo “Il cinema e io. Cronaca di un amore“, pubblicato da Giuliano Ladolfi Editore, un volume che sarà presentato giovedì 12 aprile alle ore 18 presso la Biblioteca Civica di Varese, con la partecipazione, oltre che dell’autore, anche del giornalista della Prealpina, Diego Pisati, e del direttore di Varese Report, Andrea Giacometti.

Un tratto caratteristico del volume, lo diciamo subito, è il continuo scambio tra critica e cuore, ragione e sentimento, percorso cinefilo e avventura umana. O, meglio, il volume, proprio per ripercorrere un lungo percorso fatto di visioni e passioni, ci offre il punto di vista unico ed irripetibile dell’autore, a volte anche quello più intimo e privato. Una sfida, in fondo, per il lettore: sussultiamo di fronte ad un giudizio condiviso senza se e senza ma, altre volte dubitiamo, altre volte ancora diciamo: no, grazie. Il cinema per Fantoni Minnella è “un amore”, e come tale lo racconta, giustificato in se stesso e assoluto.

Da quando, ragazzino, spiava le immagini del grande schermo dall’alto di una sala varesina che raggiungeva aprendo una porticina segreta in compagnia di un’amica giocherellona. Per poi alimentare la passione del cinema grazie ad un continuo peregrinare per sale piccole o piccolissime sparse sul territorio e non solo. Quindi incontrando cineasti, critici, ma soprattutto – stupendo questo dettaglio – i tanti soggetti che compongono il vasto “popolo delle sale buie”, un’umanità paradossale che pare vivere solo al buio delle sale di proiezione per poi dissolversi alla luce del sole, come i vampiri tanto amati dall’autore.

Se questo è il cuore del libro, questo cuore è destinato a mutare il suo battito nel giro di qualche decennio: dal cinema come rito della visione collettiva, spesso politica ed etica prima ancora che estetica, fino all’apparire delle videocassette prima e poi dei dvd, supporti tecnologici che impongono una visione solipsistica del cinema. Un’evoluzione (o involuzione) che l’autore attraversa ben equipaggiato: di ricordi, di opzioni precise, di sentimenti – a volte anche di laceranti nostalgie. No, non si perde nel deserto del cinema e delle immagini on demand.

Una materia, come dicevamo, ampia e profonda, che aggancia il lettore alla pagina, lo sospende su un universo di pellicole, registi e attori che per ognuno di noi, così come per lo stesso autore, rispecchia la nostra anima, a volte alata come in un film di Wenders, a volte pesante e nera come nell’ultimo, disperato Pasolini. Già lo sappiamo, ma leggendo Fantoni Minnella ne diventiamo ancora più consapevoli.

 

 

 

 

 

 

11 aprile 2018
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