Lettere

Post-voto, futuro politico incerto

parlamentC’è qualcosa di surreale in questo post elezione. Abbiamo due vincitori virtuali, Di Maio e Salvini che sembrano sicuri di due cose. Essere stati investiti dal popolo per svolgere una missione salvifica e, secondo elemento ben più dirimente, che in epoca proporzionale si possa continuare ad insultare i partiti che ti necessitano per fare alleanze.

Faccio una breve premessa. In epoca di maggioritario e di pesante personalizzazione della politica il ruolo del leader è a trecentosessanta gradi. Si vince o si perde, non sono previsti pareggi. Il leader è forte e usa toni forti. Quello che conta è il suo disegno, neanche tanto quello del partito e quindi amplifica in tutto e per tutto gli eccessi o, se si vuole, da il meglio del peggio della politica.

In epoca di proporzionale quello che conta è la capacità di mediare, di non scontrarsi con nessuno o di limitare le guerre e quindi, metaforicamente, i morti e i feriti. I leader sono apparentemente deboli, ma nella prassi forti, forti non perché appaiono come tali, ma perché sono dialoganti, persuasori e capaci di mediazioni. E quindi vince chi è ritenuto il più capace a tenere insieme la compagine governativa e le truppe di complemento.

Dunque, ecco la principale contraddizione del nostro post voto. Abbiamo leader salvifici che stanno passando il loro tempo a insultare quelli che potrebbero essere i loro alleati possibili e, soprattutto, forniscono in continuazione argomenti per dei no, a partire dai veti e dalle condizioni non trattabili che pongono.

Si prenda i “cinquestelle” nei confronti del PD. Ma come è possibile aprire un dialogo con chi dice che non c’è differenza tra destra e sinistra? Come è possibile aprire un dialogo se chi te lo offre ti dice che stai perdendo l’occasione per emendarti dagli errori compiuti dal tuo governo? Come è possibile confrontarsi con chi dice che tutto quello che hai fatto negli ultimi anni deve essere abolito e cambiato?

Francamente a me pare che manchi in questo frangente la consapevolezza di come funziona un sistema proporzionale. Un sistema proporzionale parte dal presupposto che nelle campagne elettorali i toni non sono mai e non possano mai essere estremi, se no con chi discuto dopo? Con quello che ho insultato?

Nel possibile dialogo non si pongono mai veti o condizioni a priori. Non si dice vieni al tavolo con le braccia alzate e con la bandiera bianca. E soprattutto non si parte dal presupposto che tutto quello che hai fatto prima deve essere gettato alle ortiche.

Francamente vedo poca cultura politica in questi nuovi dioscuri che stanno calcando il palcoscenico di questo nuovo ciclo politico italiano.

Sembra quasi che la campagna elettorale non sia ancora finita, anzi. Ma forse è per questo che mi sbaglio. L’obiettivo non è fare un governo per il Paese, ma arrivare ad un nuovo match con in mano la palla per chiudere la partita relativa al proprio avversario/alleato. Salvini con la scalata definitiva a leader del centrodestra e l’emarginazione di Berlusconi e di ciò che rimane di Forza Italia, Di Maio che, invece, vuole distruggere il PD per essere egemone su ciò che rimane del centrosinistra.

Un’ultima battuta. Non ho mai visto, dopo una sconfitta, come questa volta una massa così abnorme di intellighenzia, giornalisti e opinion leader, che dicono al PD cosa deve fare e con chi lo deve fare. E per essere un partito che tutti questi danno per morto sinceramente lo trovo un po’ impressionante.

Roberto Molinari - Direzione Ple Pd

11 aprile 2018
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Un commento a “Post-voto, futuro politico incerto

  1. Bruno Belli il 12 aprile 2018, ore 10:24

    “Insultare”: il passatempo preferito della politica d’oggi, che si riduce ad un bisticcio fra comari. Non mi sembra, infatti, che Renzi ed i renziani facessero diversamente (ed anche in queste ultime settimane, lo stile è sempre il medesimo).
    O la politica è irrecuperabile, così come è…o sono improvvisamente diventato scemo, perché non capisco più “questi” politici e “questa” politica – e non intendo neanche colui che scrive questa lettera, tra l’altro, il quale non mi pare abbia mai sottolineato gli insulti e la maleducazione usata, in altre parole, lo stile, quando ad effettuarli erano Renzi, i renziani stessi e finanche il suo sindaco, come ho sperimentato su di me ad una commissione dello scorso mese di dicembre 2017.

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