Varese

Varese, Non dimenticare Mario Spinella, intellettuale scomodo nato in città

Mario Spinella, grande intellettuale poliedrico

Mario Spinella, grande intellettuale poliedrico

Strani effetti della retorica fine a se stessa: campagna elettorale basata su slogan antifascisti, una mozione ad hoc, passeggiate “antifasciste”… e poi? Ci di dimentica, qui a Varese, di un centenario che ricorre oggi, un appuntamento che dovrebbe essere caro a chi dice di volere difendere “libertà” e “democrazia”.

Nasceva in città, il 17 marzo del 1918, da madre umbra e padre calabrese – quella Varese che cominciava ad “inglobare” i primi migranti dal Sud – la figura esemplare di Mario Spinella, il classico “intellettuale scomodo”.

Mi chiedo a che cosa servano, pertanto, proclami ed atteggiamenti esteriori, se, come in ogni campo, non si costruisca dalle fondamenta: ad esempio, in questa importante occasione, mi chiedo perché non si sia cominciato a diffondere una seria informazione storica sul territorio, magari tramite qualche convegno di qualità promosso dall’amministrazione pubblica proprio sulla figura di Spinella.

Mi sembra, infatti che partiti, individui ed associazioni abbiano ridotto, per lo più, un’epoca e principi generali sacrosanti (discendenti fin dall’Illuminismo di matrice napoletano lombarda) a mero esercizio di retorichetta da riporto: tutto finisce così con l’adagiarsi nella forma (nell’apparenza) perché si è persa la sostanza, come ricorda l’insegnamento di Seneca che additava coloro che nella mente albergano pensieri differenti rispetto a quanto pronuncino le labbra…

Quindi, tornando a Spinella, certo, la famiglia si trasferì presto a Messina, ma mi sembra per lo meno una grave mancanza, qui, nella nostra città, dimenticarsi a chi si siano dati i natali.

Il padre di Spinella, comandante di marina sulle navi traghetto, lasciò Varese per la Sicilia. A 18 anni troviamo il giovane Spinella iscritto a «Lettere e Filosofia» presso la «Scuola Normale» di Pisa, dove matura non solo la preparazione culturale (studiando soprattutto Proust e Ariosto), ma anche il pensiero politico, partecipando all’organizzazione del primo nucleo antifascista dell’Ateneo. Si laurea, nel 1940, con una tesi sui «Ricordi» di Guicciardini, proposta da Luigi Russo, quindi, si stabilisce in Germania, ad Heidelberg, dove lavora per circa un anno come lettore di Italiano.

Nel 1942, richiamato alle armi, è espulso dal corso per allievi ufficiali per antifascismo, ma, lo stesso anno, è mandato in Russia con l’A.R.M.I.R, al seguito di una piccola divisione in Ucraina, a Kupjansk, con ruolo di sergente interprete. Tornato in Italia, passa l’estate del 1943 tra Messina e Brescia: in quest’ultima, ha i primi contatti con gli antifascisti, ma, dopo l’8 settembre, ammutina e si trasferisce a Firenze, dove vive il padre. Impegnatosi nell’attività antifascista clandestina, è arrestato nel marzo 1944 e resta nel carcere delle “Murate” fino a maggio, quando è liberato in seguito alla notizia della presa di Roma: si unisce così a un gruppo partigiano garibaldino, partecipando poi alla liberazione di Firenze dai Tedeschi.

L’esperienza della Russia e della Resistenza sono raccontate nei romanzi «Lettera da Kupjansk» (pubblicato nel 1987 e vincitore, nello stesso anno, del «Premio Viareggio») ed in «Memoria della Resistenza», tuttora in catalogo presso Einaudi, forse uno dei più bei libri sulla Resistenza, testo privo di retorica, scritto con il dovuto distacco per esporre le cose in modo lucido, denso di gratitudine e affetto verso coloro che condivisero con lui l’esperienza di quegli anni.

Fine critico letterario e giornalista per «Rinascita», «Vie Nuove» e «L’Unità», dirigente formatore della Scuola quadri del PCI alle Frattocchie fino al 1956, attento curatore, con Carlo Salinari, del volume «Il pensiero di Gramsci», dimostrò l’interesse verso la «neoavanguardia», producendo il romanzo «Sorella H, libera nos».

Ne «Le donne non la danno» del 1982, il narratore è un tapiro dello zoo di Milano che, dietro le sbarre, indaga la vita degli “umani”, assistendo al grottesco balletto fra questi.

Spinella muore nel 1994 lasciando un romanzo inedito, «Rock», la cui stesura, dattiloscritta e manoscritta, è contenuta nell’archivio conservato a Pavia. Così lo ricordò Primo Moroni, proprietario dell’alternativa libreria Calusca, che lo ospitò in tanti dibattiti: «Era un uomo libero. La tessera non lo ha mai condizionato. Era un comunista eretico, anche se non ha mai voluto abbandonare il partito. Appassionato di psicoanalisi, affascinava tutti con la sua grande capacità di raccontare la politica».

Un uomo ed un politico di “altri tempi” quindi? Forse. Ma sono convinto che gli esempi tratti dalla storia, narrati senza retorica, diventino veramente “maestri di vita”, per tutti. Ho pertanto creduto opportuno ricordarlo.

Sintomatico, però, che l’abbia pensato il sottoscritto, non certo additato dall’intellighenzia cittadina come “uomo di sinistra”: sono convinto, infatti, che gli uomini validi ed il loro pensiero debbano essere conosciuti e diffusi, indipendentemente da una parte politica, sempre, poi, che abbia ancora senso oggi operare questa storica suddivisione “di etichette”.

Bruno Belli

17 marzo 2018
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20 commenti a “Varese, Non dimenticare Mario Spinella, intellettuale scomodo nato in città

  1. franco giannantoni il 18 marzo 2018, ore 09:28

    Egregio professor Belli, La ringrazio molto per aver ricordato il centenario della nascita di Mario Spinella, grande italiano. Se mi era sfuggita la storica data, la sua figura di intellettuale antifascista e di rigoroso studioso era sempre vissuta dentro di me. Splendida la sua incisiva ricostruzione della immagine. La commozione mi prende quando penso alla mediocrità culturale e ideale della attuale classe politica. Cordialità, Franco Giannantoni

  2. Marco Massa il 18 marzo 2018, ore 13:28

    Gran bell’articolo sui valori universali dedicato ad un intellettuale scomodo da un altrettanto intellettuale scomodo.
    Leggo volentieri Varesereport perchè giornale online libero nell’ospitare penne di vaglia, ma appunto scomode per molti come è Bruno Belli.
    Grazie davvero alla redazione.

  3. a.g. il 18 marzo 2018, ore 13:32

    Varesereport è un piccolo giornale, prodotto artigianale e nient’altro..

  4. Bruno Belli il 18 marzo 2018, ore 17:17

    Egregio Giannantoni, il suo apprezzamento mi rende orgoglioso, conoscendo la sua rara competenza su tali argomenti.
    La ringrazio veramente e La invito ad indicarmi solamente con Belli o Bruno Belli. Più semplice e meno formale. Cordiali saluti ed a presto. B.B.

  5. Giovanni Zappalà il 18 marzo 2018, ore 17:36

    Un ringraziamento particolare a Bruno Belli per tenerci al corrente di notizie storiche in cui viene coinvolta la nostra città nonché al direttore di Varesereport pronto e disponibile.

  6. giuliomoroni il 18 marzo 2018, ore 19:56

    Caro direttore non è una questione di misure. Il tuo giornale ci fa sempre felici. Come quando si legge Bruno Belli. Grazie ad entrambi.

  7. sardella sandro il 18 marzo 2018, ore 20:20

    ricordare Mario Spinella porta in grande evidenza la quasi inesistente consistenza intellettuale della classe politica di Varese .. purtroppo anche la “vecchia sinistra” e pseudo nuova .. che non ha mai fatto tesoro dei grandi uomini di cultura qui transitati o viventi .. (vedi Gianni Rodari, Renato Guttuso, Morselli, Sereni, .. l’esperienza del Villaggio Cagnola a Rasa di Varese .. )

    e .. come non ricordare Renata Spinella .. poetessa mistica .. in città più conosciuta dai non credenti che dai suoi “fratelli e sorelle di fede” ..

    averli incontrati per me è stato bello importante .. salutare ………..

  8. Emiliano il 18 marzo 2018, ore 21:55

    Perfettamente d’accordo con Bruno Belli dalla prima all’ultima riga.
    Sarebbe giusto ricordare gli uomini politici veramente liberi e fuori dalle beghe di partito, che i tanti intellettuali mediocri e retorici, soltanto pieni di sè.
    E adesso aspettiamo (mi vien già da ridere…) un intellettuale “di sinistra” ricordare qualche personaggio di spessore dell’altra sponda.

  9. Silvana Murgia il 19 marzo 2018, ore 11:17

    La mia famiglia conosceva bene Mario Spinella e sua sorella. Persone schive ma di profondo spessore intellettuale.
    Ha fatto benissimo Bruno Belli a non dimenticarsi di questo compleanno, perchè il pensiero di certe persone è sempre vivo. Grazie per averlo ricordato e per essersi così sostituito a chi avrebbe dovuto farlo, ma pare che se ne sia dimenticato.

  10. Donato Artioli il 19 marzo 2018, ore 11:28

    Nella grigia intellettualità varesina, e nell’inconsistenza delle idee, ricordare Spinella è come gettare una bomba in piazza Monte Grappa. Grandissimo, come sempre, Belli…

  11. ombretta diaferia il 19 marzo 2018, ore 12:39

    a me piacerebbe da un po’ pubblicare una tesi di laurea di qualche annetto fa…
    ovviamente, ringraziamo sempre Luigi Zanzi!

  12. Gianni Calcaterra il 19 marzo 2018, ore 13:58

    Articolo del consueto spessore cui ci hanno abituati, quando sono assieme, Bruno Belli e Varesereport. Il fatto che mi coinvolge sempre e che affascina di Belli è che riesce sempre a sorprendere, a giocare d’anticipo, a proporre l’inconsueto, il dimenticato, a renderli nuovi, allettanti, presenti.
    Molte grazie alla testata.

  13. Franco Violi il 19 marzo 2018, ore 20:25

    I Varesini hanno uno strano rapporto con gli uomini di valore del loro territorio. Sembra quasi che preferiscano vederli sepolti, piuttosto che dare loro il dovuto lustro. Mario Spinella, come tutti gli “scomodi” paga lo scotto. Bene ha fatto Belli, invece, a non lasciarsi trascinare dall’ “invidia tremens”, come mi piace chiamarla, e rendere il merito ad un personaggio che dovrebbe essere studiato, conosciuto ed apprezzato in città e non solo.
    Grazie, Belli, e Varesereport, per il coraggio avuto: non saprei come altro chiamarlo.

  14. Mariella il 20 marzo 2018, ore 10:35

    Direttore, perchè non invita anche lei Bruno Belli a ridonarci gli appuntamenti settimanali del Venerdì?Ogni volta che leggo gli articoli ne sento sempre di più la mancanza e anche altri me lo hanno detto. Manca un appuntamento consueto. Almeno lì si poteva trascorrere un’ora in modo intelligente e partecipare direttamente al dibattito. Ora non c’è proprio niente, è desolante. Grazie per l’ospitalità.

  15. Luigi Torre il 20 marzo 2018, ore 11:01

    Mi chiedo, l’A.N.P.I. di Varese e Provincia, sempre solerte ne partecipare alla vita politica ed intellettuale del paese, come mai ha dimenticato una ricorrenza che dovrebbe essere molto importante, dato lo spessore intellettuale di Spinella?
    Bravo, invece, Belli, libero sempre e senza etichette!!!

  16. Luisa Sessa il 20 marzo 2018, ore 13:36

    Grazie per questa bella pagina esempio di giornalismo di cultura e di informazione.

  17. Nino il 20 marzo 2018, ore 13:41

    E’ lo stesso Belli che aveva anche difeso il ricordo di Gentile al tempo dei giardinetti di Viale XXV Aprile, vero? Dimostrazione che le persone intelligenti non si fermano al semplice schematismo di “destra” e di “sinistra”, ma colgono le qualità, che non dipendono certo da parti politiche o di schieramenti pseudo culturali.

  18. a.g. il 20 marzo 2018, ore 17:26

    Gentile lettore, non so per quale ragione rimarca l’assenza dell’Anpi, ma sul silenzio relativo a Spinella avrebbero dovuto sentirsi chiamare in causa anche le associazioni culturali e i partiti che si collocano a sinistra, almeno, per non parlare di tutti coloro che apprezzano la cultura. Il problema vero è che è sempre più difficile rintracciare le culture politiche (di sinistra e non) esaurendosi ormai spesso i partiti a strumenti di potere che appaiono indifferenti al passato, alle radici, al “da dove veniamo”…

  19. a.g. il 20 marzo 2018, ore 17:29

    Non mi sembra l’iniziativa migliore dell’amico Belli…

  20. Rocco Cordì il 20 marzo 2018, ore 23:23

    Leggo in ritardo l’articolo di Bruno Belli e desidero anch’io ringraziarlo per aver ricordato un intellettuale “scomodo”, un comunista eretico, come Mario Spinella.
    Grazie anche per le critiche, come sempre appropriate e pungenti, agli smemorati e ai cultori della retorica fine a se stessa.
    Ho avuto la fortuna di conoscere Mario Spinella prima alle scuole di partito con la lettura delle sue “lezioni” sul pensiero di Gramsci e sul marxisno. Poi di persona accompagnandolo più volte in occasioni di convegni e conferenze tenute in provincia. L’appuntamento era sempre sotto i portici del palazzone di Via Dandolo, in cui abitavano dei suoi parenti. Ricordo ancora il mio timore reverenziale ed anche l’impaccio del primo incontro. Ma Spinella da buon “maestro” riusciva subito a toglierti d’imbarazzo con i suoi modi semplici e gentili.
    Tra le mie carte conservo gelosamente oltre al volume sul pensiero di Gramsci curato da Mario Spinella e Carlo salinari, due opuscoli particolari. Il primo raccoglie dodici lezioni di Spinella “Introduzione allo studio di Gramsci” ristampato negli anni “70 dalla Federazione milanese del PCI. L’altro “Lineamenti di una antropologia marxiana” contiene delle lezioni tenute presso l’Aloisianum di Gallarate, il “Centro Studi Filosofici” gestito dai Gesuiti. Istituto in cui Spinella è stato “prof” per circa un decennio.E’ vero – come dice il direttore – che è sempre più difficile rintracciare nella politica odierna “cultori” e “culture” di un certo spessore, ma proprio per questo meglio non desistere, mai!

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