Varese

Varese, Il ministro Calenda al Santuccio: solo la cultura umanistica ci salverà

Il ministro Carlo Calenda al Santuccio

Il ministro Carlo Calenda al Santuccio

Un Teatro Santuccio strapieno per partecipare all’evento, promosso dall’Amministrazione Galimberti, “Impresa 4.0 – 2018-20128 quale futuro”. Un’iniziativa che ha visto radunarsi una platea di imprenditori, associazioni di categoria, politici e autorità, ma con le gradinate occupate da tantissimi studenti delle scuole superiori varesine e universitari.

Nell’incontro, aperto dalle parole di saluto del sindaco Galimberti, si è aprta una finestra sul futuro, delle imprese e del lavoro, senza dimenticare problemi e criticità.

A moderare il dibattito sul palco tra il rettore Coen Porisini dell’Università dell’Insubria, Federico Visconti rettore della Liuc e Claudio Merletti dirigente scolastico provinciale,l’editorialista e inviato del Corriere della Sera Dario Di Vico.

Tutto è partito dal quadro mondiale e nazionale tracciato da Valerio De Molli di The European House Ambrosetti, un quadro che non solo ha fatto i conti con le tendenze e gli sviluppi della globalizzazione, ma anche con i tempi e le velocità, sottolineando come grandi brand multinazionali che hanno raggiunto rapidamente un successo planetario, altrettanto rapidamente lo hanno perduto per l’incapacità di innovare e muoversi in uno scenario in rapido cambiamento.

Ma il vero protagonista dell’incontro è stato il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, che in passato è stato anche presentato come il “Macron italiano”. Tanti ad ascoltarlo, sia per la sua popolarità nell’ambito del governo, sia per la risposta dura nei confronti dei licenziamenti della multinazionale Embracom una risposta che lo ha reso molto popolare. Calenda è partito dal tema della innovazione e della trasformazione tecnologica, sempre più rapida e invasiva. Tanto da fare paura.

“Spesso la trasformazione economica appare a molti inevitabile, qualcosa davanti a cui la politica è impotente”. Ma non è così, secondo il ministro: “Non è vero, può e deve essere governata”. “I fenomeni non governati producono disastri – ha continuato Calenda -. E dopo che la prima transizione l’Italia l’ha presa in faccia, ora siamo ad un orizzonte nuovo, un nuovo momento di cambiamento tecnologico”.

Per il ministro di fronte a questo nuovo orizzonte non si può perdere di vista il fatto che i paesi si spaccheranno tra chi ce la fa e chi invece resta indietro. “Nulla è inevitabile e dobbiamo fare attenzione alla classe media, senza la quale non regge la democrazia e noi finiamo per andare nelle mani di populisti che non sanno cosa fare”.

Dunque, per Calenda è necessario che il nostro Paese, l’Europa mettano in campo, in questo “crocevia complicato”, la sua cultura umanistica. “Una cultura capace di anticipare e leggere la tecnologia. Occorre insomma leggere l’innovazione con spirito umanistico”. Per il Macron italiano “la partita è dura e la cultura è ciò che fa davvero la differenza”.

 

 

21 febbraio 2018
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