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Politica, Giorgio Ginelli (Noi con l’Italia): lavoro e salute le mie priorità

Giorgio Ginelli

Giorgio Ginelli

Un lungo cammino negli enti locali e nella professione di medico, e ora la sfida delle elezioni regionali della Lombardia. Giorgio Ginelli, per due mandati sindaco di Jerago con Orago, per due anni vicepresidente della Provincia di Varese, ora è candidato alle regionali nella lista Noi con l’Italia. Lo abbiamo incontrato per capire di più e meglio quali i suoi obiettivi, quali le sue priorità.

Come giudica questa campagna elettorale agli sgoccioli?

Mi sembra una campagna elettorale dai toni piuttosto bassi, dove non ci sono temi in grado di infiammare gli elettori. Poi la legge elettorale nazionale non aiuta a mobilitare. Più chiara la legge elettorale regionale. Comunque vedo la gente un po’ confusa, temo una forte astensione…

In tutto questo come si pone la sua lista, Noi con l’Italia?

Credo che risponda ad una reale necessità all’interno del centrodestra: una proposta politica moderata,  che è ciò che serve al Paese.

Se dovesse indicare le priorità di un suo impegno a livello regionale, quali sono i temi principali?

Tema centrale è senza dubbio l’occupazione, il lavoro. Siamo in una provincia che ha sempre avuto la cultura del lavoro ben fatto e non ha mai avuto grossi problemi. Questo fino alla crisi, quando si sono registrati forti contraccolpi su quel mondo di piccole e medie imprese, artigiani, professionisti che ha sempre caratterizzato il nostro territorio.

Come intervenire in questa situazione?

Far sì che le nostre imprese siano sostenute, riducendo i carichi burocratici, diminuendo lacci e lacciuoli. Mi riferisco alla manifattura, ma anche alle imprese commerciali e a quelle agricole. Non dimenticando neppure il grosso tema della formazione dei giovani e di un più adeguato rapporto tra domanda e offerta.

Un’altra priorità?

Certamente la sanità, che costituisce una competenza regionale importantissima, anche perchè impiega il 70% del bilancio di Regione Lombardia. Su questo fronte credo che si debba dare piena attuazione alla legge 23 del 2015, la riforma della sanità regionale voluta da Maroni. C’è molto da fare, a partire dalla necessità di fare interloquire tra loro ospedali, presidi del territorio, medicina di base. Occorre ascoltare il territorio, riuscendo ad abbattere i tempi di attesa troppo lunghi, mantenere la concorrenza pubblico-privato, riservare agli ospedali le acuzie, creare strutture per le cure intermedie.

Quale valore aggiunto può portare un sindaco al Pirellone?

Il sindaco è un amministratore, capace di risolvere problemi e di rispondere alle esigenze del territorio. Nei dieci anni in cui sono stato sindaco a Jerago con Orago non mi sono mai scoraggiato di fronte a problemi e difficoltà. E non ho mai smesso di individuare risorse, dai bandi regionali sui distretti commerciali a quelli necessari agli immobili scolastici. Insomma, il sindaco conosce il territorio, fa politica di servizio, cerca di risolvere i problemi, elementi che certamente possono essere utili in Regione.

Temi che oggi si intrecciano con la questione dell’autonomia. Non crede?

Certamente. Il percorso che si è aperto a Roma con la firma di ieri è importante e può portare maggiori risorse. Un cambiamento significativo che può consentire alla Regione anche di interloquire con soggetti oltre frontiera, come nel caso dei frontalieri. In questo percorso resta decisivo il ruolo degli enti locali, le energie dal basso, il protagonismo della società civile. Anzi delle persone che, come dice Noi con l’Italia, devono restare al centro della politica.

 

 

 

3 febbraio 2018
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