Varese

Varese, Progetto stazioni, il Consiglio accende il semaforo verde

La stazione dello Stato di Varese presto cambierà

La stazione dello Stato di Varese presto cambierà

Semaforo verde del Consiglio comunale di Varese per la riqualificazione del comparto stazioni, una delle aree di maggior degrado della città. Primo punto all’ordine del giorno, l’intervento del Comune punta a ridisegnare l’area stazioni come è stato sottolineato dallo stesso sindaco di Varese, Davide Galimberti, intervenuto dopo l’assessore Andrea Civati, che ha ripercorso i tratti salienti del progetto.

La riqualificazione del comparto stazioni è, accanto alla riqualificazione di piazza Repubblica e della Caserma Garibaldi (per ora ferma al palo), una grande opera che la città attende da anni.

L’intervento sulle stazioni, ha detto il sindaco, durerà 16 mesi e sarà un “progetto estremamente concreto, con una tempistica da guinness dei primati”. E può essere realizzato grazie ai 18 milioni di euro contenuti nel Bando Periferie, “il più grande finanziamento mai giunto prima alla città di Varese da parte dello Stato – ha proseguito il sindaco -. Grazie a queste risorse realizzeremo un intervento che la città attendeva da più di trent’anni”. E’ stato quindi presentato un accattivante contributo video che riassumeva i contenuti del progetto.

E’ poi iniziato il dibattito con il contributo dei vari partiti presenti in Consiglio. Il consigliere del gruppo Orrigoni, Luca Boldetti, ha rimarcato “perplessità e criticità” del progetto: in particolare, il consigliere ha sottolineato come negativi la riduzione dei posti auto in piazzale Kennedy e la soppressione dei sottopassi. La forzista Carlotta Calemme ha sostenuto come l’amminstrazione Galimberti “guardi ai grandi progetti dimenticando le esigenze più elementari della gente”.

Usare lo strumento del “progetto unitario” invece che il “master plain” è, per il leghista Fabio Binelli, “usare uno strumento del tutto improprio”. Luca Paris (Pd) sostiene che l’approvazione del progetto segna “una data storica”. Il Pd Fabrizio Mirabelli ricorda che un altro finanziamento ingente arrivò dal governo Prodi, i cento mlioni per l’ospedale cittadino.

Da parte del leghista Marco Pinti l’allarme che questa riqualificazione delle stazioni non sia occasione per creare una pericolosa porta di passaggio per l’immigrazione. Per Enzo Laforgia, il progetto rende Varese “una città più accogliente”.

Respinti alcuni emendamenti, il provvedimento è andato al voto, approvato da venti consiglieri su trenta presenti in aula. Opposizioni contro al progetto tranne due consiglieri che si sono astenuti (Ballerio e Iannini).

 

31 gennaio 2018
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7 commenti a “Varese, Progetto stazioni, il Consiglio accende il semaforo verde

  1. giovanni dotti il 31 gennaio 2018, ore 15:54

    La maggiore perplessità verte sulla costruzione di una struttura (diurna?) per anziani in fondo al piazzale Kennedy. Se proprio non è possibile ristrutturare quella attuale di via Maspero non sarebbe preferibile collocarla in altra zona, lontana dall’area Stazioni (con la quale poco ci sta) risparmiando quell’area ad usi più congrui, in particolare a parcheggio ?

  2. Cesare Chiericati il 1 febbraio 2018, ore 18:40

    IL progetto stazioni è una svolta epocale per la città. Cambierà la principale porta d’ingresso rendendola più bella, fruibile e accogliente. Servirebbe però una precisazione relativa alla fruizione del parcheggio di soli 150 posti previsto verso il fondo di piazzale Kennedy. Per capire meglio e nei dettagli il progetto credo che sarebbe molto utile che l’assessorato predisponesse a Palazzo Estense una sorta di mostra grafica delle tavole finora predisposte.

  3. Laura P., il 2 febbraio 2018, ore 09:29

    Mi è difficile giudicare perché non conosco bene il progetto, e le spiegazioni che ho letto sulla stampa non mi hanno chiarito le idee. Mi stupisce l’entità della spesa. Per un semplice abbellimento ci si poteva limitare a un giardinetto o qualche pianta. Mi sembrava molto più necessario e urgente il lavoro di ristrutturazione della ex caserma Garibaldi. Mi chiedo quale caos si svilupperà attorno a queste opere in una zona che già oggi è caotica con una circolazione da rompicapo con sensi unici, strettoie che forse solo gli abitanti in loco conoscono bene . Si toglieranno i parcheggi necessari a chi per lavoro deve prendere il treno. Possibile che questa amministrazione non pensi alle conseguenze e ai disagi gravi per le persone che derivano dalle sue decisioni? Quali rimedi propongono?

  4. domenico nitopi il 2 febbraio 2018, ore 19:10

    Svolta epocale, addirittura! Che poi, alla fine, sfruttando il naturale dislivello, basterebbe collegare le stazioni con un sottopasso (dotato, se del caso, di un marciapiede mobile), costruire un parcheggio multipiano di ampie dimensioni (a servizio delle stazioni, del mercato e di chi proviene da Como), ingentilire le piazze delle stazioni con alberi e siepi, aggiungere qualche attraversamento pedonale (altro che le originarie passerelle). Basterebbero meno, decisamente meno, dei 18 milioni preventivati, in buona parte sprecati. E, poi e senza particolari costi, sarebbe da rivedere la viabilità, in quella zona. Tutto qua.

  5. Cesare Chiericati il 3 febbraio 2018, ore 16:52

    Resta da capire di fronte a tanta supposta facilità di sistemazione dell’area delle stazioni perché le giunte precedenti non abbiano fatto nulla se non presentare un incredibile faraonico progetto speculativo punteggiato di grattacieli destinati, oltre che a compromettere il profilo della città, a rimanere desolatamente vuoti e in abbandono per eccesso di offerta immobiliare.

  6. maria il 3 febbraio 2018, ore 17:47

    “si sarebbe potuto fare questo o quello, tutto qua” sembra il commento di un umarell che osserva il cantiere, e con la stessa competenza tecnica.

  7. domenico nitopi il 3 febbraio 2018, ore 20:26

    Ancora con questa stucchevole tiritera. Figurarsi se difendo le giunte precedenti, culturalmente e politicamente agli antipodi rispetto ai miei valori ed alle mie convinzioni. Mi permetto, se è ancora possibile, contestare certuni toni enfatici, da corifei renziani, che sento di continuo: immotivamente, allo stato, visto che non c’è ancora neppure un progetto definitivo. Alla sciura Maria, che neppure indica il suo cognome, non rispondo; non mi va, personalmente e per ragioni di igiene mentale, di parlare con ologrammi e fantasmi. E poi, essendo siciliano, non conosco esattamente il termine, che non mi pare propriamente elogiativo, di umarell. Alla prossima.

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