Lettere

Le elezioni e l’idea di futuro

Roberto Molinari

Roberto Molinari

In questi giorni è partita la campagna elettorale che, per quanto ci riguarda, ci vede coinvolti, come varesini, due volte. Per le elezioni politiche generali e per il rinnovo del consiglio regionale lombardo e, di conseguenza, per l’elezione del nuovo Presidente della Regione.

Se posso dirla tutta, al di là di ogni ragionevole dubbio di militante del PD, temo, ho quasi l’impressione che, viste le prime battute di questi giorni, rischiamo di trovarci di fronte alla peggior campagna elettorale dalla liberazione.

Non bisogna certo essere degli uomini della Prima Repubblica o dei fans delle tribune politiche in bianco e nero per percepire un senso di fastidio quotidiano innanzi ai toni, agli insulti, alle assenze e dimenticanze a cui assistiamo quasi giornalmente tra i diversi schieramenti.

Anzi la tendenza è quella di buttare lì, agli italiani, l’idea che il prossimo governo dovrà avere solo una unica priorità. Abolire. Abolire una legge, dieci leggi, cento leggi, abolire una tassa, cento tasse. Abolire un vincolo, dieci vincoli, cento vincoli. Abolire un trattato internazionale o forse anche qualcuno in più.

Insomma, l’unico progetto politico al centro della discussione sembra quello di abolire quello che è stato fatto ed anzi di cancellare totalmente gli ultimi cinque anni di legislatura con furore iconoclasta.

Senza dover scomodare quella che normalmente si definisce “la grammatica della politica”, io penso che il compito principale di chi si gioca una partita come le elezioni sia quello di dare una prospettiva di futuro, delle idee di futuro.

Questo, questo del futuro, non è certamente un esercizio semplice per la politica attuale né per gli attuali leader, ma è anche vero che dovrebbe essere l’unico mezzo utile per sconfiggere non solo le incertezze e le paure che attanagliano la gente, gli elettori, ma anche i “professionisti della paura” o, come si sarebbe detto in altra epoca, i “falsi profeti di sventura”, quelli cioè che agitano il cencio dantesco a cui tutti devono correre dietro.

L’esercizio di pensare al futuro, di avere una idea di futuro è l’essenza della politica, ma anche il compito principale di una classe dirigente che abbia a cuore non destini personali, ma il “destino” del proprio Paese e, se vogliamo anche essere un po’ retorici, l’idea stessa del ruolo che l’Europa deve assumere nei prossimi decenni.

E qui si apre un altro tema non meno importante rispetto all’idea di futuro che si vuol avere. Esiste nel nostro Paese una classe dirigente all’altezza della situazione?

Troppo comodo è suggerire che l’attuale stato di insoddisfazione e di incertezza è solo frutto della classe politica e di una sua certa inettitudine. Troppo auto assolutoria e troppo falsa. L’attuale classe politica è lo specchio del Paese e questo la dice lunga su come da decenni siano venuti a mancare punti di riferimento in questo nostro strano Paese, ma ci dice anche, in perfetto stile italico, come prevalga la tendenza a dare la colpa sempre agli altri e mai a se stessi, dando ragione a chi amava dire “governare gli italiani non è impossibile, è inutile”.

Eppure, eppure, in questo caos che appare calmo, io vedo delle possibilità, vedo dei segnali che indicano che tutto non è perduto. Ovviamente preferisco, in questo momento, scrivere della mia parte politica rispetto a quella di altri competitor presenti.

La politica in generale non è mai statica, non è mai ferma e non lo è anche quando sembra o appare tutto bloccato. Ebbene poco meno di due anni fa a Varese abbiamo innestato la marcia del cambiamento. In pochi ci credevano a priori. Pochi avrebbero scommesso che il PD avrebbe avuto la forza di portare novità e di vincere le elezioni, ma questo è avvenuto ed è avvenuto facendo politica, impostando le azioni sulla base non di ambizioni personali, ma su dei ragionamenti capaci di intercettare i sentimenti profondi della nostra città.

Oggi io vedo un onesto tentativo da parte di Gori di fare lo stesso. Certo la sua sfida è molto più problematica perché se la gioca sul panorama ampio di una regione con dieci milioni di abitanti e tra le più importanti d’Europa in termini di sviluppo e di peso economico.

Tuttavia io vedo in Gori una riflessione, un approccio e basterebbe già questo ad introdurre una novità nel panorama, che dice “non buttiamo a mare tutto quello che è stato fatto, ma interveniamo perché la Lombardia sia ancora prima e locomotiva del Paese”.

La Lombardia ha sempre avuto questa funzione. L’aveva prima di Formigoni e l’ha a prescindere da Maroni che, come tutti sanno, non ha portato nessun valore aggiunto, anzi. Gori può giocarsi la partita a fronte di un candidato debole, come Fontana e che, partito in ritardo e distante da molti anni dalla Regione, sa veramente poco rispetto alle sfide che si devono affrontare.

Ma attenzione Gori ha un suo valore aggiunto, autonomo dai partiti, ha un profilo civico rispetto al politico militante e fedele soldato leghista che Fontana ha dimostrato di saper incarnare ad ogni passo del suo impegno politico/amministrativo. Un profilo civico che può intercettare quegli elettori lombardi avvezzi al pragmatismo e non alle diatribe ideologiche, quegli elettori che si in Lombardia stanno bene, ma vogliono anche qualcosa di più.

Qualcosa capace di mantenere alto il livello di sviluppo e nello stesso tempo in grado di aprirsi alla solidarietà che non è carità pelosa e gridata, ma soluzione concreta, libera e sussidiaria ai mali del mondo. Insomma, Fontana è certamente un galantuomo, anche se talvolta eccede nelle cadute di stile, ma di ben altro ha bisogno la Lombardia per mantenersi ai livelli fin qui raggiunti.

Roberto Molinari – Direzione P.le Pd Varese

16 gennaio 2018
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2 commenti a “Le elezioni e l’idea di futuro

  1. giuliomoroni il 16 gennaio 2018, ore 12:38

    Sono d’accordo con Roberto. Questa è la peggior campagna elettorale di sempre e comunque lo sarà fino alla prossima, che sarà ancora peggio.
    Per quanto mi riguarda, sentiti i toni e le prime minchiate sparate ad altezza uomo da ogni parte, anche allo scopo di non finire colpito dal fuoco amico, ho deciso di cambiare canale ogni volta che incappo in un programma dove siano ospiti dei politici e mi limito a leggere di politica estera sul Foglio.
    Di certo questo andazzo non favorirà l’affluenza alle urne e lo scetticismo che regna sul possibile non voto dei giovani si concretizzerà come da previsioni.
    Non sono viceversa d’accordo con Roberto quando indulge sulla classe politica e sul fatto che possa essere in qualche modo assolta da responsabilità gravi quali lo sfascio del Paese e la situazione di inarrestabile mancanza di senso civico che si vede da ogni parte ed in ogni generazione di Italiani, dai baby criminali (criminali e non bulli), ai loro genitori che usano la violenza per imporsi, sia che si tratti di posteggiare, sia di andare a “dialogare” con i professori, ai di loro nonnini ancora occupati (in attesa di pensione) in qualche pubblico ufficio a timbrare il cartellino in pigiama o per altri colleghi assenti.
    Per non parlare dei criminali che ci siamo tirati in casa, di ogni razza e colore, tanto per essere politicamente corretto, dei quali sinceramente non avevamo bisogno, visto che ne avevamo già abbastanza di nostri.
    Ciascuno si assuma le proprie responsabilità; tutti i politici di questi ultimi 40 anni ne hanno ed anche grosse e, nonostante tutto, hanno ancora il coraggio di mostrare la faccia e di proporsi come salvatori della patria.
    Quindi la mia idea di futuro è piuttosto negativa se non si riuscirà a dare una svolta secca all’andazzo corrente.
    Ma come si fa ad invertire la rotta se al timone ci saranno ancora dei comandanti Schettino?
    Questa è la mia domanda a Roberto, che conosco e stimo, ma che mi pare abbia scritto queste riflessioni da “politico” piuttosto che da brava ed onesta persona e competente amministratore che conosco.
    Per il momento, in attesa di risposte esaustive, seguo la scelta del Bobo e rinuncio a capire per motivi personali.

  2. roberto molinari il 17 gennaio 2018, ore 15:59

    Caro Giulio sai che ti stimo e che ti sono amico, quindi proverò a seguirti nel ragionamento che, trovo interessante, ma non completamente condivisibile.
    Innanzitutto uscirei dalla propaganda del buio calato sul nostro Paese a fronte di cinque anni di governo del centrosinistra. Gli sbarchi sono calati, i crimini anche, e così anche gli atti criminali. Certo si può credere anche alla leggenda che tutto questo sia frutto del fatto che la gente non denuncia più perchè ritiene che non serva, ma francamente la qualcosa mi sembra più una barzelletta da fake news che altro.
    Ora riconoscere questo unito al fatto che l’economia è in ripresa non vuol dire che siamo un Paese che sta in salute e che tutto è “latte e miele”. I problemi sono tanti. Molti provengono dal passato. Dalle incompetenze di ieri, dalla mancanza di coraggio che non si è avuto in passato e dagli errori compiuti. Errori anche compiuti da chi ha governato il presente perchè certamente nessuno è escluso ed immune.
    Su questo ha responsabilità la classe politica? si, ma attenzione, il mio ragionamento era più vasto. Ponevo il problema di una classe dirigente del Paese che dovrebbe essere tutta messa sotto accusa e di un Paese e del suo popolo che non sempre ha il senso del dovere, ma solo quello dell’interesse particolare.
    Questo è il problema generale. Non possiamo certo accusare però la classe politica se l’adulto non fa l’adulto, se i genitori hanno smesso di fare i genitori, se le famiglie si sfasciano e prevalgono gli egoismi rispetto ad altri valori e motivazioni. Insomma quello che io ho provato a scrivere è che il Paese ha necessità di un rinnovamento etico e morale, ma anche di persone che sanno mettere da parte i propri interessi e si impegnano per ricostruire una comunità nazionale. Fare questo significa fuggire dai deliri di chi oggi ci riempie di proposte demenziali e sfavillanti, ma totalmente suicide.
    Io temo per la democrazia del nostro Paese. Temo, non una svolta dittatoriale, ma la qualità della democrazia che è cosa ben diversa e forse anche più importante perchè ha a che vedere con quei meccanismi sommersi di cui le masse non si rendono conto, ma sono le prime a venirne colpite.
    Detto questo, io, comunque sono ottimista. Sono ottimista pechè ho fiducia nella nostra capacità e nella nostra forza di riuscire a far prevalere la ragione sull’emozione. Battaglia disperata. No, ma sicuramente una battaglia da giocare. Giulio ritorna in campo. Non scendere in campo, ma ritorna…..

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