Varese

Varese, Cocchiere (Lista Galimberti): il nuovo anno parte bene

Maria Paola Cocchiere

Maria Paola Cocchiere

Credo che un evento sia rivoluzionario per Varese nel 2018 : l’arrivo di 35 milioni. Assistiamo per la prima volta a fatti concreti da parte dell’amministrazione Galimberti e non solo a parole altalenanti fra vacue promesse o lamentele contro il perfido potere centrale.

Potremo finalmente rimboccarci le maniche e fare il nostro meglio per migliorare e far ripartire questa nostra città. Ambiente, trasporto e giovani potranno usufruirne, e li cito perchè questi sono gli argomenti su cui ho intenzione di focalizzare maggiormente il mio impegno.
Rispettivamente i dati ARPA sul dati dell’inquinamento, il festival Nature Urbane, la nuova linea Arcisate – Stabio, il prossimo cantiere sul progetto stazioni, ci fanno pregustare questa nuova stagione in cui tanto spero per il nostro amato territorio.
Maria Paola Cocchiere
Consigliere comunale a Varese per Lista Galimberti

6 gennaio 2018
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20 commenti a “Varese, Cocchiere (Lista Galimberti): il nuovo anno parte bene

  1. Bruno Belli il 7 gennaio 2018, ore 12:17

    Ci sono un po’ di cosette espresse in stile “perpetua campagna elettorale”, ma un paio di punti è bene marcarli.
    Non mi torna la storia dell’Arcisate-Stabio. E’ stata solo terminata in questi mesi, mica l’ha condotta in porto l’attuale amministrazione…
    Non mi tornano nemmeno i 35 milioni e neanche l’assoluto successo delle Nature Urbane se è vero, come ha detto Cecchi, sollecitato dal sottoscritto, nonostante che il sindaco mi abbia accusato di far spendere tempo e danaro – ma almeno sono riuscito a tirare fuori qualche dato che era sempre stato criptato ad arte. probabilmente – quindi è vero, che 1) «i visitatori sono stati per lo più di Varese e della Provincia»,
    2) «nonostante, in quei giorni del festival, i biglietti per l’ingresso dei Musei fossero gratuiti, non c’è stato alcun rialzo di visite rispetto allo standard»,
    3) «non ci sono stati pernottamenti di persone recatesi in città per il festival»
    4) « l’uso dei mezzi navetta messi a disposizione sia stato pressoché nullo».

    Forse sarebbe meglio il pensare a fornire la dovuta illuminazione delle strade. Faccio notare che, alle tante già qua e là citate dai vari cittadini nelle diverse testate varesine, si aggiunge Via Dante, che, dall’8 dicembre è completamente al buio, nonostante che abbia già fatto sapere agli uffici preposti il problema.

    E, poi, parlano anche di sicurezza i signori amministratori pubblici… Sì, sicurezza con le strade al buio…ma sarebbe meglio che facessero qualcosa di concreto in più e parlassero a vanvera un po’ di meno…

  2. a.g. il 7 gennaio 2018, ore 16:12

    Siamo alle solite. Questa amministrazione conduce in porto cose già intraprese…inizia ad essere un mantra…così come la domanda immediatamente successiva: a parte che per diversi lavori non è così, ci si deve domandare perchè tanti progetti non erano stati finiti prima. Destino? Incapacità? Troppe divisioni interne? Io non lo so, lascio la risposta ad altri.

    E poi, ma anche qui ci si ripete di frequente, Nature Urbane è una di quelle cose mai fatte prima, e andata (essendo l’edizione di partenza) piuttosto bene…Cecchi ha detto che si può sempre fare meglio, come certamente accadrà alla prossima edizione, ma certamente non ha dimenticato di proporre numeri e dati di grande interesse. Ma chi critica N.U. ricordi cosa (non) si faceva prima. Sempre per non stare sempre in campagna elettorale….

  3. Bruno Belli il 7 gennaio 2018, ore 17:24

    Caro direttore, tu puoi difendere ad oltranza, ed a prescindere, l’amministrazione presente e considerare che le cose stiano funzionando bene e possano solo essere minimamente ritoccate: è lecito, e rispetto sempre le opinioni altrui, ma mi permetto anche di rendere ben chiare e manifeste quelle che mi costruisco personalmente sulla base dei fatti.
    Io, come ho sempre fatto, cerco di guardare più in là del momento contingente (valutanto i “pro” ed i “contro”, perchè non si organizza nulla altrimenti, come da esperienza dei venerdì vari…): così si valuta con il dovuto pragmatico distacco, ed anche con la salutare autocritica.

    Così noto che, dal punto di vista della cultura (ma non solo) Varese sta ulteriormente peggiorando, da ben più si un semestre a questa parte) anche nel rapporto che dovrebbe instaurarsi l’amministrazione e molte associazioni, come ho dedotto anche leggendo gli interventi, da te pubblicati, di eminenti personaggi varesini come Dino Azzalin ed Alberto Lavit.
    Ti faccio anche un esempio pratico: lo stesso fatto che una «Sala Veratti» si tenga sempre chiusa salvo che non ci sia una mostra in corso – con personale che chi organizza si deve portare, si badi bene, e che, quindi, continua a cambiare – non è un buon segno. Sottovalutare un punto nel centro della città come si sta facendo, che, invece, usato in modo oculato, potrebbe essere lo snodo dell’intero sistema museale e di tanto altro quanto ruoti intorno al settore culturale e turistico, è indici di poca abilità nel comprendere quali siano le reali esigenze e le richieste della città in un determinato settore ed è anche indice di scarsa conoscenza storico culturale del territorio.
    Continuo ad affermare, come facevo anche con le precedenti amministrazioni, che si debba partire dalle fondamenta e non dal tetto. Cecchi ha detto che ha in mente un progetto preciso dal quale non intende minimamente scostarsi: accettiamo, per rispetto della persone, ma non si pretenda poi che non si vedano e non si enumerino le mancanze all’interno dello stesso settore.

    Ultimo punto che serve a chiarire: i pregevoli Concerti che si tenevano presso la Chiesa di Loreto (ci venivano anche i Solisti della Scala…), ad esempio, dopo 19 anni non si tengono più dalla primavera scorsa, perché l’attuale amministrazione non ha ancora corrisposto il sostegno che aveva previsto e che era stato regolarmente richiesto ed approvato.

    Senza un’alternativa specifica e proficua pronta per il resto dell’anno, al di là di un Festival (che non si sarà mai visto prima, sono d’accordo, ma che dovremmo anche valutare nel tempo deve essere altrettanto tenuto i considerazione), Festival che è stato indicato come traino per l’ambizione di un rilancio dell’economia (questo e quanto Cecchi ha espresso nella commissione in cui il Sindaco si è dimostrato piuttosto nervoso e “fiscale” nei miei confronti, perché da parte del Consigliere Iannini, che mi ha conferito un semplice incarico, si è cercato di comprendere meglio certi ammennicoli da valutare non per criticare, ma per migliorare e risolvere quanto prima), senza un’alternativa specifica, dicevo, bisogna attentamente valutare cosa si faccia: togli di qui, togli di lì, a poco a poco, invece di costruire, finisci con il lacerare ancor di più il logoro tessuto connettivo culturale della città.

    E qui mi taccio, perchè non vivo di politica, e non ho necessità di essere per forza considerato o compreso…

  4. Cesare Chiericati il 7 gennaio 2018, ore 19:06

    La nuova linea ferroviaria transfrontaliera non è certo arrivata in porto per merito della nuova giunta cittadina dopo nove lunghissimi anni di interruzioni provocate da problemi vari. Come il fantomatico arsenico incredibilmente non identificato in fase di prospezioni geologiche. A battersi in solitudine sono state le amministrazioni di Induno Olona e Arcisate guidate da sindaci lungimiranti di opposto credo politico. Negli otto anni di Fontana Varese, prima beneficiaria dei futuri riscontri positivi del nuovo tratto ferrato, è rimasta alla finestra come se la vicenda non riguardasse in alcun modo il capoluogo. Da subito l’amministrazione Galimberti ha invece puntato sulla nascente infrastruttura ottenendo i finanziamenti per la sistemazione urbanistica del comparto stazioni e l’impegno dell Fs. a riqualificare l’indecente stazione. Questi sono fatti e non parole. Vedremo nei prossimi mesi/anni in che modo i progetti diventeranno realtà.
    Nature urbane è stato un primo passo importante verso la valorizzazione del grande patrimonio di ville e parchi cittadini. I tempi stretti hanno penalizzato una comunicazione più efficace e francamente negli appuntamenti di contorno si è ecceduto in micro manifestazioni disseminate per ogni dove anziché puntare su due /tre appuntamenti di vasto richiamo.
    Il buio in città è una costante ormai dai tempi di Fumagalli. Durante il suo secondo mandato contai personalmente la bellezza di 23 lampioni spenti per mesi tra l’Iper e il cimitero di Belforte. Erano la spia di un processo di rapida decozione in corso in un settore, l’illuminazione pubblica, dove gli ultimi investimenti seri erano stati fatti negli anni settanta. La Giunta Fontana ha portato in porto un progetto complessivo di rigenerazione elettrica della città che in sede di appalto è incappato nel solito ricorso al Tar del secondo classificato, al momento non è dato sapere quando e in che direzione la situazione si evolverà. Nel frattempo i problemi si stanno aggravando provocando sfiducia e insofferenza nei cittadini. Servono interventi rapidi di pronto soccorso elettrico, anche in chiave “sicurezza”, e pure una maggiore attenzione alla manutenzione di strade, marciapiedi e tombini. Era stato annunciato un vasto piano di interventi sulle strade in buona parte ancora disatteso. Sarebbe buona norma spiegare ai cittadini perché non si è riusciti a onorare le promesse nei tempi previsti e indicare quante probabilità ci siano di mantenerle almeno a medio termine.

  5. a.g. il 7 gennaio 2018, ore 20:33

    Non difendo nessuno ad oltranza, non sono un politico ma un giornalista. Detto questo puoi fare altri esempi ma io resto sul pezzo: chi mal giudica Nature Urbane lo fa prescindendo dal vuoto pneumatico, dal punto di vista degli eventi, precedente…I fatti sono fatti, anche per i politici…

  6. Bruno Belli il 7 gennaio 2018, ore 20:58

    Non ho mai giudicato male Nature Urbane, lo sempre scritto e detto, e ho sempre detto che va guardato con interesse, e che possa essere migliorato, o, quantomeno, modificato in alcuni aspetti, ma non possiamo far passare per panacea un semplice punto nelle maglie di una rete ben più vasta del tessuto culturale.
    Non mi sembra che tu sia mai stato una persona avventata nel giudicare i fatti, ma in questo caso ti trovo eccezionalmente positivista.
    Qui si continua a mettere il carro davanti ai buoi…ed a partire dal tetto e non dalle fondamenta, ma non ho la pretesa di essere capito.

  7. domenico nitopi il 7 gennaio 2018, ore 20:58

    Non ricorda bene, caro direttore. Ad esempio, nel settembre del 2004, mi pare, per quattro giorni, lo Studio Festi, una eccellenza nel settore, mise in scena ai Giardini Estensi un spettacolo (vero e proprio) denominato “Il Giardino segreto”. Altro che Nature Urbane: che l’ultima sera, allo spettacolo di Gioele Dix, c’erano, malgrado i suoi resoconti, trecento persone scarse (compresi amministratori e consueta claque), quasi tutte facce a me note. Raccontiamola giusta. L’ho già detto: non devo certo difendere io, proprio io, le amministrazioni leghiste, ma questa, finora, non è di certo migliore. Ricordo, per dovere di verità (che pure dovrebbe ispirarLa), tra l’altro, pure il restauro e la riapertura del Santuccio, la riattivazione della funicolare, la candidatura al patrimonio Unesco dell’isolino Virgina, la realizzazione di un auditorium (all’ex Rivoli) e di una sala concerti al liceo musicale, perfino un Caravaggio in mostra. Dai, raccontiamola giusta.

  8. a.g. il 7 gennaio 2018, ore 21:39

    No, ricordo benissimo, e su molti esempi fatti ci sarebbe molto da dire…magari davanti ad un caffè…

  9. Mariella il 8 gennaio 2018, ore 12:01

    Mi sembra, direttore, che, ultimamente, da quando Belli è stato delegato dal Consigliere Iannini, lei si mostri fastidiato di ogni sua opinione, ed ogni volta intervenga per contrastarne il pensiero, a favore solo delle scelte della maggioranza. O è soltanto un’impressione? A me sembra che Belli si comporti esattamente come faceva prima, con il consueto buon senso che molti di noi lettori abbiamo imparato ad apprezzare.

  10. Marco Massa il 8 gennaio 2018, ore 13:31

    Sono perfettamente d’accordo con quanto scrive Bruno Belli, come sempre pratico e concreto rispetto a chi continui a fare campagna elettorale. Belli è una persona chiara ed onesta, come lo hanno conosciuto quelli che, come me, frequentavano i venerdì e ne leggevano i pezzi sulla Prealpina e sull’indimenticabile “Thea”. Non si capisce perché dovrebbe essere diventato tutto in un momento una persona in malafede e di parte. Personalmente, ho più fiducia nella sua assennatezza che in tanti papaveri capaci solo di mettersi in mostra. Dà fastidio, forse, che qualcuno dei consiglieri comunali gli abbia dato fiducia per un settore da anni piuttosto trascurato e tuttora in alto mare? Perché?

  11. a.g. il 8 gennaio 2018, ore 17:49

    Si sbaglia. Pur tenendo conto che ora rappresenta una parte nel mondo variegato della città.

  12. LAlioli il 8 gennaio 2018, ore 21:47

    Può criticare il FESTIVAL NATURE URBANE solo chi non ha vissuto gli eventi di quei giorni. Ricordo la lettura del BARONE RAMPANTE fatta da attori ogni sera in una villa diversa sotto un albero diverso, accompagnati dal lume delle candele e alla luce del pittoresco lampadario appeso ai rami (indimenticabile la sera sotto il grande platano di VILLA MYLIUS col forte vento ed il valzer delle foglie).
    Di ville ne ho visitate sei. Decine di persone accolte sempre da guide preparate e pazienti.
    Ville straordinarie anche in centro Varese immerse in parchi e giardini unici. In mezzo al profumo dell’osmanto, tra castagne vere e matte, con ai piedi foglie di colori e forme diverse.
    Con lo sguardo perso in viste spaziose, armoniose, circondati da bellezze che appagavano cuore e mente.
    Spesso accolti dalla signorilità e accoglienza straordinaria di proprietari che sembravano quasi ringraziarci anzichè essere grati noi per quegli spettacoli offerti gratuitamente ad occhi curiosi e avidi di storia e di arte di quei luoghi.
    E le ville da me viste sono state solo una parte delle rarità aperte al pubblico.
    Per non parlare poi delle tante altre iniziative quali il concerto al GRAND HOTEL CAMPO DEI FIORI o le lezioni di maestri dell’arte a Villa Panza.
    Una settimana di incanto e di gioia offerta alla città e che sono certa le tantissime persone che hanno partecipato stanno aspettando per il prossimo anno.
    Grazie e buon anno.

  13. Emiliano il 9 gennaio 2018, ore 00:06

    Ma quelle ville, quei colori, quei profumi c’erano anche prima…
    Solo che prima non faceva “chic” andarci, erano così grigie e noiose…
    I baciapantofole vanno sempre di moda, invece…

  14. Luca Ferrari il 9 gennaio 2018, ore 20:14

    Domenico ti sei dovuto davvero superare. Per scovare qualcosa da “ricordare a futura memoria” realizzato dalle precedenti amministrazioni leghiste nel breve periodo di 23 anni, ripeto 23 anni, hai dovuto riscoprire la funicolare, che tanto è cara (in tutti i sensi) ai varesini e che prima del rilancio di quest’ultimi due anni era in calo costante e continuo di passeggeri, una proposta di candidatura (ma fa punteggio?), e il recupero di due (piccole) sale spettacolo trascurate o abbandonate. Si direbbe, è tutto qua? Si, idee e progetti faraonici, sempre rimasti sulla carta, e probabilmente poco altro da ricordare e nulla più. Ah si forse il festival Insubre, dei celti e della formagella/agricoltura, e questo dove? A varese, terra rurale e di campagne. Ora dopo questa estasiata profusione di idee e opere, si chiede ovviamente alla presente amministrazione di dare segno di continuità di cotanta intraprendenza e beltà, realizzando nel giro di un anno, anno mezzo, progetti a carattere universale, in grado poi di assicurare dei ritorni su larga scala (ma che per qualcuno significa anche Busto Arsizio). Ah l’antagonismo, un sentimento che rimane ben sempre vivo anche se gli anni non sono più quelli e le grida superano di gran lunga le gesta e l’ardire.
    Il festival n. 1 (o zero) di Nature Urbane, oltre a portare al consueto risentimento e alla denigrazione dei soliti astanti, ha invece avuto il merito di provare ad internazionalizzare una città, almeno dal punto di vista mediatico e degli ospiti, oltre che alla fruizione da parte di molti varesini/otti di veri gioielli architettonici, di una città ancor più chiusa dei suoi confini naturali. Si cercherà di fare di meglio e di più, ma al solito non basterà per quelli sopra. Stay tuned.

  15. berio dino il 9 gennaio 2018, ore 23:30

    Buonasera a tutti, vi comunico che l’anno sarà cominciato bene ma le promesse elettorali del nostro sindaco NO!!!,
    Il PGT revisionato entro un anno ha accumulato ormai sei mesi di ritardo!!!!
    Cio’ che è stato promesso deve essere MANTENUTO!!

  16. domenico nitopi il 10 gennaio 2018, ore 09:20

    Caro Luca, sai bene cosa penso delle amministrazioni precedenti. E di quella attuale. Però, c’è un dovere di verità che io, da uomo libero e non ammanicato con alcuna amministrazione, sento di dovere esercitare. D’altronde sei uno dei pochi, in tutta Italia, che ancora pensa che Renzi abbia fatto bene. Un abbraccio

  17. Bruno Belli il 10 gennaio 2018, ore 13:26

    Debbo ringraziare Luca Ferrari, che, rispondendo alle lecite opinioni espresse dall’avvocato Nitopi, senza volerlo, dà così ragione ai miei dubbi ed all’invito che ho più volte inoltrato di ridimensionare la portata della prima manifestazione di «Nature urbane», festival verso il quale non va la mia critica – non lo è mai andata – ma piuttosto una lecita osservazione in funzione di un eventuale miglioramento e di un’auspicata crescita per le prossime edizioni (“prossime” Ferrari, bada bene, quindi più di una seconda…).
    Mi dà ragione, soprattutto, il buon Ferrari, quando afferma «Il festival n. 1 (o zero) di Nature Urbane…ha invece avuto il merito di provare ad internazionalizzare una città, almeno dal punto di vista mediatico e degli ospiti, oltre che alla fruizione da parte di molti varesini/otti di veri gioielli architettonici, di una città ancor più chiusa dei suoi confini naturali.».
    Per la prima volta, leggo, infatti, finalmente, con un certo buon senso, l’ammissione che si sia trattata di una prova, di un buon esperimento per «internazionalizzare» la città, sebbene il punto di vista mediatico sia stato miserello, altrimenti i risultati sarebbero dovuti essere ben maggiori di quanto ammesso, sebbene a denti stretti, anche dall’esimio assessore. Poi, sull’internazionalizzare ci andrei cauto, perché qui mancano le fondamenta da presentare all’eventuale finnico che decidesse di girellare per la città…
    «Si cercherà di fare di meglio e di più, ma al solito non basterà per quelli sopra» afferma ancora Ferrari: mi permetto di assicurarlo, invece, che a me, uno di “quelli” di cui sopra, il cercare di far meglio basterebbe assai, come sarebbe senza dubbio apprezzabile che non si suonassero le fanfare e l’intera gamma degli ottoni a piè sospinto ogni qual volta si presenti alla città qualcosa di autenticamente nuovo o di rinnovato.
    Autocritica, maggiore comprensione della «ragione degli altri» (mi è lecito ancora citare Pirandello, o mi si darà del “fascista” citandolo, in questa attuale confusione e nel bailamme che si sta facendo, ultimamente, su di un certo periodo storico e sulla repubblica democratica attuale?), come il caro Ferrari sembra questa volta lasciar trapelare, sarebbe indice di realismo (dato che non essitono i “superuomini” e tanto meno i “superpolitici”) e cancellerebbe quel senso di superiorità e di spocchia da parte di cotanti personaggi politici cittadini che sta allontanando molta gente dall’attuale amministrazione.
    Infine, un “suggerimento” molto sommesso, perché, quando si suonano le fanfare e gli ottoni, bisogna essere bravissimi a calibrare il fiato: un semplice errore “di chiave” di uno degli strumenti…e l’effetto trionfale diverrebbe subito cacofonico, simile, molto dappresso, al suono di una sonora pernacchia.
    Abbraccio anch’io Ferrari, sempre che non si tiri indietro infastidito…

  18. Luca Ferrari il 11 gennaio 2018, ore 11:14

    Che dire, cari amici, pare evidente che quanto ci si appella alla “verità” ogni cosa appare più chiara e scompaiono le tenebre. A parte gli scherzi, le opinioni, pur con l’alta stima che nutriamo verso di noi, tali rimangono, mentre fatti e opere lasciano il tempo alla storia. E questa si, segnala una cruda verità: poco o nulla si è fatto in precedenza per dare luce alla città, adagiando la stessa su un declivio (pericoloso) di impotenza e ordinarietà.
    Si gioca facile è vero, ma questo è, e questo rimane. Si riuscirà a far meglio o altrimenti? Difficile dirlo, ma è innegabile che vale di più una vita vissuta nel tentativo di migliorarsi, che accettare un’esistenza indifferente come quella provata finora.
    Quanto poi ai continui tentativi di “downsizing” del Festival Nature Urbane, basta, come sopra, confrontare con il miserimmo precedente.
    Un caro saluto.

  19. domenico nitopi il 11 gennaio 2018, ore 12:25

    Mi pare che nulla ci sia da aggiungere a quanto scritto, con la consueta classe, da Bruno Belli. Anzi no; che, visti anche i brillanti risultati finora raggiunti dall’amministrazione comunale, sono oramai francamente insopportabili quei cori e quei corifei – tanto più laddove organici a partiti e pseudomovimenti della maggioranza, se non anche beneficiati di qualche strapuntino in qualche consiglio di amministrazione – che, sulle varie testate, tentano di spacciare per prodigi personaggi e fatti di scarso profilo e rilievo. Non c’è stata, finora, alcuna svolta rispetto al passato. Punto. E il passato, mi duole, ma devo dirlo, non è tutto da buttare. Due punti.

  20. Luca Ferrari il 11 gennaio 2018, ore 13:51

    miserrimo, sorry.

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