Cultura

Cultura, Con il Requiem di Luchesi si approfondisce la figura del musicista

La copertina del cd

La copertina del cd

Iniziato con una registrazione delle «Sonate» e dei «Rondò» per tastiera nel 2012 interpretate da Roberto Plano, il «Progetto Luchesi», curato dalla casa discografica milanese «Concerto Classics», procede annualmente con un tassello aggiuntivo, grazie all’apporto di musicisti professionisti di vaglia come la «Nuova Orchestra Busoni» di Trieste guidata da Massimo Belli, che i Varesini ben conoscono, essendo stata ospitata più volte nella Stagione dell’università dell’Insubria (quest’anno l’ha addirittura inaugurata), il «Coro della Cappella civica di Trieste» e, per la parte storica, da Bruno Belli che sta inquadrando la figura del compositore, liberandolo da forzature indotte in un recente passato spesso senza adeguato criterio.

Tali note storiche che, da quest’anno, dato l’interesse dimostrato in area tedesca verso il progetto in corso per un compositore che guidò la Cappella musicale del principe elettore di Bonn dal 1771 fino all’avvento delle truppe napoleoniche, sono tradotte anche in Tedesco, oltre che in Inglese, muovono proprio dagli studi di due musicologi d’area germanica, mai tradotti nella nostra lingua, Theodor Anton Henseler e Claudia Valder-Knechtges, che Belli sta confrontando con le fonti.

«Ancora mi recherò a Bonn, nella prossima primavera, per visionare alcuni fondi della Biblioteca di Stato dove ci sono documenti da valutare e da porre in rapporto a quelli degli altri archivi veneziani e del Fondo della Biblioteca Estense di Modena – afferma Belli – Importante, ora, è il riconoscere a Luchesi l’essere un compositore non semplicemente artigianale, come lo definì lo Zanetti nella sua importantissima opera sul Settecento musicale Italiano, ma capace creare punte di assoluta perfezione formale ed intuitiva, come, per esempio, avviene nella bellissima “Passione” su testo del Metastasio».

Per Bruno Belli, inoltre, «la cosa più importante è ascoltare direttamente la musica del compositore. Grazie alla Concerto è in atto un approfondimento interessantissimo per l’elevata qualità delle interpretazioni di Massimo Belli (nessuna parentela tra i due di là dell’omonimia del cognome. N.d.r.) che rende piena giustizia al livello delle composizioni registrate».

Andrea Luchesi, insomma, di là delle ipotesi su quanto possa avere influito, insieme a Neefe, sul giovane Beethoven, essendo maestro di Cappella in carica quando il giovinetto “Genio di Bonn” apprendeva la musica, fa parte dei numerosi Italiani che diffusero nel XVIII secolo la nostra cultura all’estero, talora apportando importanti semi per la fioritura di «scuole».

Non è un caso, tra l’altro, come hanno dimostrato nel 2013 Roberto Plano e lo stesso Bruno Belli, che il giovane Mozart, ricevuto in dono da Luchesi il Secondo concerto per fortepiano a Venezia, durante il soggiorno Italiano del 1771, lo avesse più volte eseguito, scrivendone persino una propria «cadenza» che Plano riconobbe nel nutrito gruppo mozartiano catalogato come KV. 626a e, quindi, eseguì nella registrazione della Concerto (era ancora indicata come «cadenza per concerto sconosciuto»).

Con il presente «Requiem», gli artisti impegnati ci offrono una luminosa ed attenta lettura di una pagina che alterna, per l’appunto, momenti d’alto artigianato ad altri d’assoluta perfezione e di bellezza quasi mozartiana, come riconosce anche Bruno Belli, a proposito dell’«Oro supplex» per contralto: «…pare respirare la stessa aria da cui traggono vita alcune delle più eteree e impalpabili melodie mozartiane.

Qui, veramente, vi è una trasfigurazione della morte entro un puro trionfo di beatitudine e di luce, cantato da un uomo comune del XVIII secolo che innalza le lodi a Dio per ringraziarlo del talento che gli ha concesso nel suo distaccato ed incomprensibile disegno della vita e della morte». E non è poco.

26 dicembre 2017
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5 commenti a “Cultura, Con il Requiem di Luchesi si approfondisce la figura del musicista

  1. Bruno Belli il 26 dicembre 2017, ore 11:49

    Il «Progetto Luchesi» della «Concerto Classics di Milano», progetto cui collaboro per la parte storico musicale, procede dal 2012: per questo nuovo numero, oltre alla traduzione inglese, come di consueto, si è aggiunta quella in tedesco, in seguito dell’interesse mostrato anche laddove Luchesi operò, Bonn, come maestro di Cappella. La distribuzione dei cd, a livello mondiale, in tutte i negozi di musica e sui principali portali Internet, permette a questo lavoro di circolare con facilità.
    Nell’articolo di «Varesereport» – e ringrazio il direttore per la sensibilità dimostrata – sono raccontati i principali aspetti di questo successo.

  2. Davide il 26 dicembre 2017, ore 17:28

    Ho ascoltato molti CD di Luchesi dopo aver letto l’ora della verità di Taboga e Mozart la caduta degli dei di Bianchini e Trombetta appena uscito che m’hanno incuriosito e spinto a aumentare l’ascolto anche di musicisti italiani ancora poco conosciuti e a acquistare questo e altri CD. Effettivamente è musica bella e è importante e fate bene a curarla dal punto di vista musicale, divulgarla, diffonderla agli appassionati come me. Io ci ascolto qualcosa di Beethoven mi piacerebbe farmi un’idea più precisa dell’influenza che Luchesi ebbe sui musicisti della Wiener Klassik

  3. Massimiliano Terzaghi il 27 dicembre 2017, ore 13:23

    Seguo queste pubblicazioni da quando Roberto Plano fu ospite di Bruno Belli per il primo cd ai Venerdì da Zamberletti di Corso Matteotti.
    Non posso che complimentarmi per il successo che queste pubblicazioni stanno ottenendo e, in particolare, oltre agli artisti coinvolti, in primo luogo con lo stesso Belli che preferisce fare le cose in modo concreto senza troppi clamori e proclami, ma ottenendo risultati sicuri.
    Dovrebbe essere un vanto per Varese avere cittadini di tale vaglia. Complimenti ancora a tutti.

  4. Emiliano il 28 dicembre 2017, ore 13:39

    Di sicuro è solo studiandone e analizzandone la produzione musicale che la figura di questo dimenticato compositore potrà essere più comprensibile. “Uno dei tanti”, sì, perchè di compositori caduti nell’oblio ve ne sono di ogni periodo e nazionalità… ma che da quando lo conosco non ha quasi mai tradito le attese, forse spasmodiche, create dalla nota “querelle” del sopraccitato Giorgio Taboga, il quale resta – volenti o nolenti – colui che ha riportato quasi trent’anni fa’, pur con le sue “intemperanze”, interesse vivo su Luchesi. Senza di lui oggi non saremmo qui a parlarne, ne da varesini ne da semplici appassionati… E’ probabilmente giusto rigettare le sue ipotesi, ma non certo la sua memoria.

    Parola alla Musica.

  5. Marco Massa il 29 dicembre 2017, ore 13:08

    Grande Bruno Belli, come sempre. E, come sempre, molto più apprezzato al di fuori si questa grigia città, nella quale mi sembra che in molti lo liscino quando serve e, per il resto, lo prendano anche per i fondelli…

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