Cultura

Cultura, Il ballo delle zucche vuote, com’è dada la bella favola di Martignoni

La copertina del volume di Giorgio Martignoni

La copertina del volume di Giorgio Martignoni

Una fiaba? Un apologo? Un vecchio scritto uscito da un cassetto di un Cabaret di Zurigo? Impossibile “incasellare” questo aureo libretto, dal titolo “Il ballo delle zucche vuote” di Giorgio Martignoni, e pubblicato dalla varesina abrigliasciolta.

Una storia con una morale della storia, certamente, una vicenda di uomini e animali che, alla fine, evoca una contea “aperta a tutti i popoli di tutti i colori, giovane, ricca di cultura e proiettata nel futuro”.

Nella storia che ci racconta Martignoni ci sono Uomini Verdi, “costruttori di recinti”, che danno vita alla “danza delle tenebre”, e Uomini Rossi, guidati da una visione della vita aperta al futuro. E poi c’è il popolo delle Lepri, che si schiera con gli Uomini Rossi nella “gara di balli propiziatori”.

Si svolge un ballo sul ghiaccio, vinto dagli Uomini Verdi, per l’insindacabile verdetto della giuria. Ma Uomini Rossi e Lepri non si scoraggiano: annusano e già vedono la Primavera (una “rossa Primavera”, pensa lo scafato lettore)…

Fin qui un gradevolissimo il libro, ironico e saggio. Ma è solo una parte. Il testo scorre veloce, con parole e immagini che pare un omaggio alle Avanguardie storiche, al Dada in particolare, ma con una leggerezza degna di una mitica testate anni 77 e dintorni: Alter Alter.

E, tanto per chiudere in bellezza, il testo è arrcchito anche da due interventi, uno della Dama della Poesia, Chiara Daino, e uno di Giuseppe Ciarallo…scusate se è poco…

 

 

24 dicembre 2017
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