Cultura

Cultura, “Geografie erranti” di Fantoni Minnella, guardare al mondo con empatia

Maurizio Fantoni Minnella

Maurizio Fantoni Minnella

E’ uno dei grandi riti collettivi, oggi, quello di viaggiare in Paesi lontanissimi e sconosciuti. Un rito che arricchisce certamente tour operator e agenzie, ma che spesso non porta ad approssimarsi  minimamente alle terre visitate. Un turismo di massa mordi e fuggi che ignora culture e uomini.

Un panorama contemporaneo lungi dal cuore che batte nel volume di Maurizio Fantoni MinnellaGeografie erranti, taccuini e pensieri di un viaggiatore” (Giuliano Landolfi editore). Un volume che raccoglie i numerosi reportages e riflessioni di viaggio pubblicati su autorevoli testate nazionali, da Liberazione ad Avvenire per citare due media lontani tra loro.

L’autore è davvero un viaggiatore: non corre ansioso alla meta, non vuole raggiungere al più presto e senza fatica il risultato del viaggio per poi tornare a casa. Non è libro di un turista per caso: Fantoni Minnella si reca nei Paesi europei, ma anche fuori dall’Europa, laddove spesso si avvertono tuoni di guerra, dove la miseria è un secolare dato di fatto. Ogni volta lo fa con un atteggiamento attento e rispettoso nei confronti di luoghi e persone, consapevole della storia e delle vicende politiche, ma anche aperto alla bellezza improvvisa di un luogo, alla realtà inedita di una città, con un occhio attento all’altro da sè.

Un atteggiamento, come traspare dalle pagine del volume, che si spoglia di qualsiasi supremazia ideologica e culturale nei confronti delle terre che l’autore percorre, dal Senegal alla Siria, dal Libano al Maghreb.

Non mancano nel volume belle pagine dedicate, con grande empatia, all’amatissima Genova, quasi un luogo dello spirito per Fantoni Minnella, in cui da anni dirige “Poevisioni”, rassegna legata al Festival Internazionale di Poesia.

Ma ciò che colpisce in questo libro di viaggio e di viaggi è la parte finale. Se i reportages offrono una visione cconsapevole dei luoghi del mondo, la parte finale richiama un orizzonte che va oltre. Non a caso la sezione finale ha per titolo “Utopie”. Qui trionfa un modello “altro” di abitare lo spazio e il tempo. Fantoni Minnella fa riferimento ai villaggi operai come Crespi d’Adda, alle grandi esperienze educative come il Villaggio-scuola Cagnola di Varese. Ma anche a modalità marginali e spiazzanti come il rave. Condizioni esemplari e alternative a cui approda il viaggiatore che, abitando il mondo, non esaurisce la sua passione nel presente, ma affonda radici nel passato migliore e interroga un futuro che, almeno per ora, resta un’incognita.

 

 

 

 

 

11 dicembre 2017
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