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Cultura, Dino Azzalin: riqualificare la città con la stella fissa della bellezza

Dino Azzalin

Dino Azzalin

Il quotidiano on line Varese Report guarda da sempre alla cultura come una stella fissa. Cultura dal punto di vista della nostra città, del nostro territorio. Abbiamo dunque pensato a realizzare un giro di opinioni sulla cultura a Varese. Dopo l’intervento di Bruno Belli (“Cultura a Varese citando Montale”), la nostra testata ospita le considerazioni di Dino Azzalin, poeta, scrittore, editore. Altri interventi seguiranno e, magari, perchè no, anche una riflessione pubblica…

 

Oggi viviamo un’ epoca di profonde trasformazioni sociali dove cultura e costume si confondono spesso con “mezziventi” e “spaventose cime”. Oggi vale più la notizia mediatica di un Black Friday che un convegno multidisciplinare per la conoscenza del pittore Bernardino Luini o conoscere l’opera di Jack Vettriano. E chiedete a uno dei vostri (nostri) figli se conoscono Piero Chiara o Guido Morselli o se hanno mai letto un loro libro o una poesia di Vittorio Sereni (mezziventi), autori che hanno fatto la storia culturale, poetica e letteraria del nostro territorio prealpino. Non parliamo di Liala, di Dante Isella, di Mura, o della Fausta Cialente e Gianni Rodari o quante volte hanno comprato un giornale cartaceo o un libro in libreria (spaventose cime).

Vi rispondo io: a meno che non siano degli addetti ai lavori, o dei cultori della parola, vi assicuro che sono davvero una sparuta minoranza. Allora viene da chiedersi cos’è “cultura”? E’ una continua ossessiva autocelebrazione referenziale? O leggere un libro sui format web, sui kindle, o su dove volete voi? oppure una consapevolezza che ciascuno di noi ha (o dovrebbe avere) per conoscere il ruolo che gli compete nella società in cui vive?

Secondo me, ma io sono una pulce, e conta niente quello che dico, per cultura con la “C” maiuscola si deve intendere qualcosa di più totale che contribuisce alla formula vincente della vita. Non la spocchia borghese di un mondo elitario e snob, non l’ossessione di affermare solo le proprie idee o le proprie miserie umane, ma l’uomo socratico che sa di non sapere, che è il modello di uomo culturale che amo di più.

Il complesso delle manifestazioni della vita materiale, sociale e spirituale di un popolo o di un gruppo etnico in relazione alle varie fasi di un processo evolutivo o ai diversi periodi storici o alle condizioni ambientali, questo si deve definire cultura. Sapere cos’è un neutrino o un Black Friday o un’App. è sicuramente importante, e cioè vuol dire saper far fronte ai cambiamenti in atto nel pianeta, ma la sete di conoscenza è il vero imperativo di chi ha a cuore la propria esistenza umana e la sorte del pianeta.

Una delle varie definizioni per “cultura” dovrebbe intendere, in senso antropologico, tutto quel che ci sta intorno, ma soprattutto la conoscenza dell’ambiente in cui si vive. Insomma una nuova ecologia della mente e non chi gioca a ping pong a suon di test nucleari o di mercificare la parola fino a renderla mero consumo; l’unica applicazione nucleare dovrebbe essere quella della medicina e della salute umana.

Ecco allora “Nature Urbane”, la bella manifestazione voluta dall’ Amministrazione comunale che prende il suo palcoscenico di adesioni “sold out” per entrare a conoscere gli equilibri (e gli squilibri) tra paesaggio e uomo ai confini della nostra provincia geografica. Comprendere il paesaggio è anche seguire la sua evoluzione e il carico antropico che definisce lo “status” della qualità della vita che è inversamente proporzionale alle colate di cemento e ci deve riportare ai dialoghi socratici appunto con la Natura, ma anche alla Res Publica, di una sorta di galleria democratica che Platone indaga con sapienziale vigore sulla filosofia del sapere, “se mi vedi son visto” appunto, il paesaggio interiore e il destino di ogni uomo con la propria luce e gli abissi che dimorano in esso. E fino ad Aristotele del V secolo a.c. per cultura (paideia) si intendeva il c omplesso delle istituzioni sociali, politiche ed economiche, delle attività artistiche e scientifiche, delle manifestazioni spirituali e religiose che caratterizzano la vita di una determinata società in un dato momento storico. In Aristotele e, ancor più nettamente, nel pensiero ellenistico, questa dimensione etico- politica della “ paideia” passa in secondo piano in seguito al primato attribuito alla vita contemplativa rispetto alla vita attiva, e quindi al prevalere della figura del sapiente che osserva distaccato le vicende del mondo su quella del filosofo impegnato nella costruzione della città.

Quindi non solo le opere che gratificano il nostro narcisismo, e per intenderci non solo la copertura di un orrore come Piazza Repubblica con un “murale buono” fatto dal Liceo Artistico, ma la soluzione del problema cioè che la Caserma Garibaldi davvero diventi “qualcosa”, un prato, un giardino, un parcheggio a cielo aperto, ma anche un palazzo di venti piani, che diventi importante che ne qualifichi la nostra città, un tempo tra i primi posti come qualità della vita, e si vada a vedere Belluno balzata al primo posto come qualità della vita, semplicemente per il rispetto dell’ambiente, la cultura e il tempo libero che vanno di pari passo con la sicurezza e l’ordine pubblico.

Non c’è urbanistica o la parola edilizia privata che hanno saccheggiato ahimè anche la città giardino; Varese non ha bisogno di costruire case superflue, consumare suolo prezioso per parchi e giardini mentre una sinistra enorme popolazione di aree dismesse, negozi, capannoni (compresa la Caserma Garibaldi) giacciono a monito di quel che rappresenta il passato, una cultura speculativa che la recente crisi economica ha rasato al suolo in un triste primato di aree diventate case o cimiteri per disperati.

Ecco, io credo sia difficile rispondere cosa sia cultura e cosa non lo sia per un uomo che ha speso buona parte della propria esistenza ad apprendere una tecnica (poieo- poeisis-poiein) scientifica (il medico) per vivere e quella dei viaggi e della conoscenza della parola, dell’amore, e della consapevolzza dei limiti umani e della morte. E non diversa una conoscenza specifica e un’altra creativa attraverso intelligenza, intuito, ragione.

Dino Azzalin

1 dicembre 2017
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