Varese

Varese, Colore sì, colore no, Morandini e Missoni al Caffè degli Alpini

Una foto con i protagonisti dell'incontro e con le Penne Nere

Una foto con i protagonisti dell’incontro e con le Penne Nere

Apertura in grande per la sesta edizione del Caffè degli Alpini che quest’anno ha per titolo “Incontri sul colore”. In una sede degli Alpini sold out è iniziato l’incontro, introdotto dal giornalista Matteo Inzaghi, direttore di Rete 55, che da anni dirige con intelligenza la bella rassegna culturale promossa dalle Penne Nere varesine.

Gli incontri edizione 2017-2018 sono stati aperti da un incontro sul colore con due veri protagonisti come l’imprenditrice Rosita Missoni e il designer e architetto Marcello Morandini. Presente il sindaco Davide Galimberti, mentre per gli Alpini hanno coordinato l’incontro Antonio Verdelli e Silvio Botter. Oltre che l’apino-designer Umberto Croci, autore di panchine in ceramica di grande fascino.

Nonostante qualche problema tecnico, l’incontro ha affrontato il tema del colore da sfaccettature diverse. I due personaggi, intervistati dalla giornalista Nicoletta Romano, direttrice di Living, hanno percorso il loro itinerario nel mondo del colore. “Oggi ne sentiremo di tutti i colori”, ha esordito la Romano, la quale ha elogiata la presenza in città della Fondazione Morandini, che presto inizierà i lavori per il futuro museo.

Un dialogo all’insegna della cultura e dell’ironia. Marcello Morandini si è rivolto alla Missoni evocando l’età di ognuno dei due: “Ho 77 anni, dieci meno di lei: è arrivata prima, mi ha rubato tutti i colori…”. Ma al di là della battuta, Morandini ha subito messo in chiaro il suo punto di vista: “Ogni cosa che vediamo è colore, è importante e rende bella la vita. Ma io mi occupo solo di un aspetto: la forma”. “Con la sua presenza – ha aggiunto il designer molto legato a Bizzozero – il colore finisce per dominare la forma”.

Su una sponda opposta si è mossa Rosita Missoni, fondatrice, insieme al marito Ottavio, di uno dei marchi più prestigiosi del made in Italy in tutto il mondo. Un marchio da sempre associato al colore, ai colori. E Rosita è stata capace, ancora una volta, di unire stile e vita, successo imprenditoriale e storia personale e famigliare.

Il segreto delle righe colorate di Missoni? “Era la nostra macchina che, all’inizio, poteva fare solo righe verticali…”. Tanti ricordi, spesso legati agli inizi. Come la volta dell’ordine della Rinascente di cinquecento vestiti, consegnati, però, per la prima volta, con l’etichetta Missoni. Grande innovazione e grande moda. Che però, a fine anni Cinquanta, destavano qualche perplessità. I manichini bendati, impegnati in un immaginario gioco di mosca cieca in vetrina, colpivano. Anche un operaio che, fermatosi davanti ai manichini, se n’era uscito: “Meno male che non vedono quei vestiti…”. Un pizzico di nostalgia per quella Milano lontana e nebbiosa, culla di un successo planetario legato ai colori e al genio con cui Rosita e Ottavio li hanno saputo usare.

 

 

 

 

 

 

26 novembre 2017
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