Varese

Varese, Museo Morandini in Consiglio, tra Binelli e Civati è scontro duro

La villa in cui sorgerà il Museo

La villa in cui sorgerà il Museo

Futuro Museo dedicato a Marcello Morandini, il progetto è arrivato in Consiglio. Un progetto interessante, per il quale facciamo il tifo – un tifo utile, indispensabile considerati quanti progetti a destinazione culturale come questo si sono arenati nel tempo a Varese (a proposito, che fine ha fatto Villa Mylius?).

Ma ieri sera sul progetto del futuro Museo Morandini è scoppiata in aula una polemica dura, che ha coinvolto il capogruppo leghista Fabio Binelli e l’assessore Pd Andrea Civati.

Civati ha ripercorso rapidamente il profilo del progetto, con l’ex Villa Zanotti, tra via Staurenghi e via Del Cairo, che sarà adibita non solo a sede museale, ma anche ad atelier a disposizione dei giovani artisti.

Una foto del progetto su cui interviene subito il capogruppo leghista Binelli, unico ad essersi astenuto in Commissione Urbanistica, adducendo la ragione che in tal modo il provvedimento poteva essere esaminato dall’Aula. Un intervento, quello dell’ex assessore all’Urbanistica, che accusa il progetto presentato da Civati di essere “in totale violazione del Pgt” (quello vigente, dato che il nuovo, annunciato, ancora non si vede, ndr.). Un progetto che, specifica, “avremmo votato volentieri, ma non a queste condizioni”.

“La delibera è pienamente legittima”, dice Civati, che si alza e accusa il consigliere leghista di “nascondere dietro questioni tecniche delle ragioni tutte politiche”. A questo punto Binelli chiede di intervenire “per fatto personale”. Ma alla richiesta il presidente Malerba risponde negativamente. Un no che scatena le proteste della Lega, con Binelli e Pinti che alzano la voce in aula.

Al contrario sul progetto arrivano giudizi positivi, con il Pd Luca Paris (“un attivo contributo alla cultura della città”), con Tommaso Piatti (Lista Galimberti) e con lo stesso Paolo Orrigoni. Il capogruppo dichiara: “sono convintamente favorevole”. E poi Orrigoni aggiunge: “un po’ di coraggio non ci fa male”. Così si arriva al voto favorevole del Consiglio con il no dei tre consiglieri leghisti.

 

 

15 novembre 2017
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7 commenti a “Varese, Museo Morandini in Consiglio, tra Binelli e Civati è scontro duro

  1. Bruno Belli il 15 novembre 2017, ore 13:26

    Fa sorridere vedere come taluni agitino le braccia come aquile per dimostrare di avvantaggiare la città da un punto di vista culturale, come, ad esempio, sembra fare il consigliere Luca Paris, «un attivo contributo alla cultura della città», oppure altri, come Paolo Orrigoni, «un po’ di coraggio non ci fa male» il quale, per altro, come ex candidato sindaco del centro destra dovrebbe conoscere la vicenda, e sembra non domandarsi perché sia caduta l’ipotesi dell’ex Ufficio di Igiene che, in precedenza, era stato indicato come il luogo ideale.

    Infatti, Marcello Morandini, prima di ricorrere all’acquisto della Villa, aveva proposto l’utilizzo dell’ex Ufficio di Igiene che la precedente giunta aveva fatto intendere di volere sostenere come tipo di progetto. Morandini aveva anche offerto, a tale proposito, una sua scultura che si sarebbe potuta erigere o in Piazza Monte Grappa oppure in Piazza Repubblica, quale pendant al Museo, scultura il cui modellino fu visto in anteprima anche dai membri del Comitato per il Bicentenario.

    Lo ricordo bene perché erano i mesi precedenti alla campagna elettorale, la primavera scorsa, quando sedevo in tale comitato. Seguirono le elezioni e dello stabile dell’Ufficio di Igiene non si parlò più. Morandini, quindi, grazie alla contribuzione di coloro – privati, si badi bene – che anche oggi, con avvedutezza, contribuiscono al suo progetto ed alla realizzazione dello stesso, lo scorso dicembre acquisì l’immobile.
    Questi i fatti che mi piace ricordare solo per amore della verità e per mettere al loro posto le cose come stanno: non è, come sembra si voglia far credere, un progetto del quale l’Amministrazione pubblica sia partecipe, bensì una lodevole iniziativa del Privato.

    L’amministrazione concede soltanto – e ne siamo completamente favorevoli in questo caso data l’importanza del personaggio che offre a Varese le proprie arti ed esperienze – alcune deroghe ai vincoli che la zona possiede.

    Perché, per la cultura, a Varese, per vedere muovere qualcosa di sostanzioso, si deve sempre attenere o il Privato o qualche Fondo che risolva i problemi che questo benedetto assessorato alla cultura pare non voglia mai eviscerare: prima come oggi.

  2. a.g. il 15 novembre 2017, ore 17:53

    Nonostante il chiaro racconto, di questa o di altra opera, dei loro iter, spesso poi non se ne era vista la compiuta realizzazione…progetti sospesi, aleggianti, incerti…che oggi vengono ripresi e (speriamo) condotti in porto…Un tassello mancante, ma piuttosto rilevante anche nell’amata vasta prateria Kulturale…

  3. ombretta diaferia il 15 novembre 2017, ore 18:06

    ho idea di essermi persa qualcosa: chi ha detto che è un progetto pubblico?

    pensavo che il consiglio si fosse espresso sulla delibera di “risanamento conservativo di immobile” e suo relativo “cambio d’uso” presentata dall’Assessorato all’Urbanistica.

    qualcuno ha parlato di approvazione di un progetto culturale?
    (che il consiglio sia ostaggio della campagna elettorale in corso lo tralascio, in tal sede…!)

  4. a.g. il 15 novembre 2017, ore 18:22

    In Commissione e Consiglio si è parlato di Progetto Unitario, in quanto – credo giustamente – questo è un caso in cui contenuto e forma quasi coincidono…anche le destinazioni degli spazi (tra cui quella dedicata ai giovani artisti) è molto di più che un progetto puramente edilizio-urbanistico…

  5. A Lavit il 15 novembre 2017, ore 21:14

    Tra i due litiganti mi auguro che il terzo, la città di Varese, possa godere di questo atteso museo. Mi auguro anche che la penosa via del Cairo possa rinascere a nuova vita. Ad un passo dal centro conta innumerevoli immobili sfitti e abbandonati. Forza Marcello.

  6. Emiliano il 16 novembre 2017, ore 13:14

    Mi pare storicamente provato che la politica per l’arte e la cultura non abbia mai fatto nulla: tutti i grandi artisti della storia si sono avvalsi delle proprie facoltà – quando non di genio vero e proprio – e dell’appoggio di “privati” (magnati, aristocratici, editori, galleristi…) o addirittura – apriti cielo – della Chiesa.
    La politica, fuorchè una fabbrica instancabile di parole, semplicemente non è in grado di farlo degnamente, fuorchè in rarissimi casi: rassegnamoci.

  7. Angelo Brunetti il 17 novembre 2017, ore 09:56

    La politica, qui intesa come amministrazione comunale, se avesse oggi speso anche solamente 500 mila euro per il Museo Morandini, avrebbe ricevuto una valanga di attacchi dalle opposizioni. Non tutte le opposizioni, per fortuna, perchè la Lista Orrigoni, che è una lista civica davvero, pur criticando, suggerisce e si comporta pensando soprattutto alla Città-

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