Lettere

Cultura a Varese citando Montale

bellibrunoooo-300x257Varese è considerata strategica sul piano nazionale: così, in più occasioni, ha affermato il sindaco Galimberti. Ne prendiamo atto. Tempo addietro «The Indipendent» scrisse, riferendosi all’Italia: «pochi paesi hanno una maggiore ricchezza di meraviglie culturali ed archeologiche…ma gli esperti avvertono che poche nazioni sono altrettanto noncuranti e incoscienti». Il «China Daily» eviscerò il problema: «…manca la visione e l’organizzazione gestionale».

Di fatto, si tratta di un problema anche varesino. Ci sono stati tagli da parte del Governo verso i comuni, è vero, ma l’equivoco, come ho avuto modo di esprimere più volte, già da quando ero direttore della testata culturale «Thea» (erano gli anni 2006-2008: si noti quanto sia mummificato qui da noi l’errore di veduta), consiste nel ritenere sufficiente il dispensare alcuni «grandi eventi» sciolti da un progetto reale e razionale («Nature Urbane», di per sé interessante, soffre di questa mancanza).

Sarebbe auspicabile, invece, mettere in campo le forze qualitative del territorio, vera ricchezza per far conoscere Varese al di fuori delle proprie mura, tramite originali peculiarità. Purtroppo, invece, si preferisce imitare altre città, dimenticando che una medesima regola non è applicabile senza distinzioni nelle varie realtà geografiche come ebbe già a dimostrare Carlo Cattaneo.

Così, eventi tra loro slegati, in mancanza di un progetto unitario che permetta di prevedere una gestione oculata ed efficace dei singoli passi di un’unica strada, mi ricordano il discorrere che Eugenio Montale definì, con esemplare, caustica sintesi «il blabla / dell’alta società».

Che cosa sappiamo, infatti, realmente in relazione ad una programmazione continua definita da alcuni punti fermi che, quale scheletro unico da cui si partano singole branche, diventino le fondamenta per un progetto che guardi realmente verso il futuro i nostri amministratori? C’è? Quali caratteristiche essa manifesta?

Quale dimensione, o meglio, quale identità ipotizzano essi per la Varese del futuro? Cosa s’intende fare riguardo al sistema dei Musei ora che, eliminati gli ultimi anziani con un’improvvisa comunicazione telefonica lo scorso 10 ottobre, si chiede, per le mostre in Sala Veratti (pieno centro) che gli espositori badino a procurarsi loro personale per tenere aperta la sala durante le mostre stesse? Si è considerata l’ipotesi di un’eventuale escavazione di parti non esplorate dell’isolino Virginia, mentre i comuni di Bodio Lomnago e di Cazzago Brabbia, vinto un bando regionale, stanno lavorando in tale direzione sui loro litorali? Come s’intende operare per la rivalutazione della storia moderna cittadina nell’ambito delle vicende risorgimentali della città che fu il viatico della Seconda guerra d’Indipendenza? Quale tipo di rapporto s’intende favorire con l’Università per la ricerca storica? S’intende, e come, lavorare per valorizzare il Liceo Musicale? Nessun punto è stato affrontato ancora dall’attuale amministrazione, ad un anno e mezzo dall’insediamento e non soccorre certo l’ampio documento dell’assessore, scritto con esemplare cura, ma, per altro, poco efficace da un punto di vista “pratico”.

Ma la gestione della «cultura» a livello amministrativo è sempre stata pressocchè peregrina. Al momento, è cambiato poco o nulla, rispetto agli anni precedenti.

Tra l’altro, pensando ai giovani che possano esprimere doti artistiche, è bene ricordare che, il 31 ottobre, ha chiuso lo spazio «Substrato» di Via Robbioni, sul quale sembrava che l’Amministrazione, con il consueto eloquio autoreferenziale, tenesse a puntare. Questi risultati sono la conseguenza che chi ci amministra non conosce a fondo il tessuto storico, sociale e culturale di Varese. Mancano, inoltre, di esperienza sul campo. Sono queste le «magnifiche sorti e progressive» della cultura a Varese nell’«Era Galimberti»?

Se ritenessimo noi Varesini che questi fatti non siano reali contraddizioni, allora avvalleremmo progetti non sempre realizzabili, sovente “di comodo”, non debitamente ponderati. E sarebbe un errore esiziale per il futuro varesino. «Mala tempora currunt», altro che propaganda e foglie di fico in stile «natural urbano» per coprire le nudità…

Partiamo, invece che immaginando voli pindarici, con il gettare le fondamenta: così arriveremo al tetto.

P.S. Ho già anticipata, nelle scorse settimane, al presidente della Commissione cultura, Enzo Laforgia, il quale si è mostrato attento e disponibile, fatte salve le esigenze di calendario, la mia richiesta di potere discutere in seguito alcuni argomenti che ho frattanto esposto in questo intervento ed ho consegnato a Gaetano Iannini il testo per una dettagliata interrogazione che presenterà «brevi mano» a proposito di «Nature urbane», per vedere dove si potrebbero operare integrazioni e miglioramenti.

Bruno Belli.

delegato alla cultura per «Alternativa Costruttiva» – Varese

13 novembre 2017
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16 commenti a “Cultura a Varese citando Montale

  1. Mariella il 14 novembre 2017, ore 12:38

    Chiara analisi. Puntuale e condivisibile.
    Penso che i politici NON ne terranno conto, purtroppo…

  2. Marco Massa il 14 novembre 2017, ore 18:38

    Ne dice di cose sensate Belli. Eppure…non so se sia più come Giobbe o come Giovanni Battista…

  3. a.g. il 14 novembre 2017, ore 19:16

    Ho sempre obiettato una cosa a Belli: essere troppo fiducioso nei confronti dei politici…

  4. Bruno Belli il 14 novembre 2017, ore 19:34

    E’ vero.
    Il direttore ha ragione, me lo ha ricordato più volte.
    In fondo, sono rimasto sempre un animo semplice.
    Credo sempre che tutti si possa migliorare…ma forse per i politici non vi è proprio speranza…

  5. Mirella il 15 novembre 2017, ore 18:35

    Certamente mi ha lasciata perplessa la chiusura dello spazio di Via Robbioni, una strada che la Giunta comunale ha più volte indicato come modello per il recupero degli spazi urbani. Però, alla fine, se guardiamo come è stato male ricomposto il giardinetto dedicato a Liala che si trova in fondo alla via, credo che le perplessità di Bruno Belli riguardo al vero interesse che questa amministrazione possa avere verso la cultura, il turismo ed il decoro urbano, non sia tra le priorità. E’ vero che il giardino è stato rifatto dal privato, ma non è possibile che il Comune possa anche chiedere di mettervi mano fino a che non torni come prima di fare i lavori?

  6. a.g. il 15 novembre 2017, ore 19:18

    Sul giardinetto di Liala, applausi all’attenta lettrice…

  7. Mirella il 16 novembre 2017, ore 11:09

    Grazie per gli applausi, ma l’ho scritto perchè ricordo benissimo che i giornali riportavano le dichiarazioni dell’assessore Civati, quando iniziarono i lavori per il palazzo dove sono e poste, che garantiva che avrebbe personalmente verificato che il giardinetto fosse allestito esattamente come prima e che sarebbe ritornato nuovo.
    Quindi, direttore lei ha ragione ad obiettare a Belli di essere troppo fiducioso nei politici, ma io personalmente apprezzo da tempo le sue battaglie civili e culturali. Magari, si prenderà anche a cuore il giardinetto dedicato a Liala.

  8. a.g. il 16 novembre 2017, ore 20:40

    Non si dimentichi tuttavia che ora Belli rappresenta un gruppp politico…E’ diventato un politico? Sì, per quanto anomalo. Conosce infatti bene i temi dei quali si occupa…cosa che non sempre accade nel nostro amato Bel Paese…

  9. Enzo il 17 novembre 2017, ore 09:21

    Non siamo in campagna elettorale e quindi è giusto dare voce e ascolto a chi sul territorio opera costruttivamente per il bene comune, perchè solo unendo le forze si possono ottenere quei risultati che la Città Giardino merita. Purtroppo spesso è la politica che erge steccati a dividere e a disperdere le buone intenzioni che attenti cittadini come il Belli mettono in campo.

  10. Mirella il 17 novembre 2017, ore 12:04

    Probabilmente Belli ora è un politico. però lo ritengo comunque una persona onesta, intellettualmente e non solo. C’è da augurarsi che possa aiutare realmente in qualcosa.

  11. Bruno Belli il 17 novembre 2017, ore 13:19

    Direttore, probabilmente, partecipando di un incarico offertomi da un Consigliere Comunale, Gaetano Iannini, sono un politico, anche se non mi sento tale. Credo che ci sia una sottile differenza tra una «carica» ed un «incarico». Ad ogni modo, va benissimo anche si mi si consideri “politico” e, soprattutto, ti ringrazio per quello che mi hai voluto riconoscere coll’aggettivazione “anomalo”.

    Il mondo culturale ha bisogno che ci si occupi di lui realmente anche a livello politico. Purtroppo, invece, la cultura seguita a lamentarsi per il trattamento da “Cenerentola” che le viene inflitto, ma, difficilmente, trova poi chi, provenendo direttamente dal suo variegato e pittoresco mondo, accetti di «sporcarsi le mani» entrando, per la porta o per la finestra, laddove si possa “combattere” per avere qualche serio esito. Ricorrendo ad un celebre paradosso usato da Churchill, in tale modo, è come colui che stando in piedi in un secchio, prende dolo per il manico, pretenda di sollevarlo.

    Mazzini affermava che «la vita è missione». Ognuno di noi deve interrogarsi su quale sia la propria possibile missione e decidere il da farsi.
    Ma anche Mazzini era un politico “anomalo”, credo, altrimenti gli Italiani, anche dopo il 1861, non avrebbero fatto di tutto per tenerlo lontano dalla Penisola, coprendolo anche con l’ingrata onta del “sobillatore”…

  12. Emiliano il 17 novembre 2017, ore 13:26

    Vale, per Belli, il discorso valido per Roberto Plano…
    Quando ci si accorge di avere a che fare con gente di spessore in Italia si fanno due cose: la si isola o la si fa scappare.

  13. Roberto Gervasini il 18 novembre 2017, ore 17:20

    Tra battitori liberi , solitari combattenti, ci si intende. Bruno Belli è alla fine un combattente prestato da breve tempo alla politica cittadina, come esperto. Qualcuno qui dentro ha ricordato che la prima Giunta Fontana non prevedeva nell’organico della Giunta un Assessore alla Cultura. Era il tempo in cui si ripeteva uno degli aforismi del dotto Tremonti. ” Con la Cultura non si mangia”. Nella seconda Giunta, Matteo Longhini ha avuto briciole e ha fatto miracoli. Ha allestito un Museo del Risorgimento, a Varese, con un Sindaco leghista. Caso unico in Italia e in terra padana. Ora, con la nuova Giunta Galimberti vengono stornati ulteriori 300 mila euro all’Assessorato alla Cultura. Del progetto di Nature Urbane, dell’idea, conosco bene la matrice che è di Varese 2.0 e di Daniele Zanzi, attuale vicesindaco. Un progetto serio con un obiettivo impegnativo: fare di Varese , Citta’ nel Giardino, cio’ che Mantova, in 20 anni, è diventata per la Letteratura e Parma per il Gusto. Ci sono le potenzialità e gli uomini giusti per andare avanti con le inevitabili correzioni. L’ex sindaco di Varese avv. Giuseppe Gibilisco ricordava che la Fiera di Varese era stata avviata molti e molti anni addietro con una ventina di bancarelle in Piazza Monte Grappa. Non è tempo del ” Tutto e Subito”. ” Substrato” che ha chiuso lo spazio di via Robbioni, troverà nuovi spazi ma sapeva fin dall’inizio dell attività che il Comodato d’uso dei locali, avuti da un privato, aveva un termine ed il termine è scaduto il 31 ottobre, venti giorni fa. Troveranno presto un’altra sede, ma il gruppo è associazione privata come altre decine che operano in Varese senza alcun contributo di Enti pubblici, e da lustri. Bruno Belli domanda e si domanda “Come s’intende operare per la rivalutazione della storia moderna cittadina nell ambito delle vicende risorgimentali della città che fu il viatico della Seconda guerra d’Indipendenza? “. Garibaldi nelle sue memorie ricorda la straordinaria accoglienza di tutti i varesini la notte del 23 maggio 1859 e si chiedeva quanti varesini fossero rimasti in casa quella notte tormentata anche da un diluvio. Tutti erano in strada ad accogliere il nizzardo e le sue truppe: operai, artigiani, borghesi, nobili e perfino il clero che in piena notte fece suonare le campane di san Vittore e delle castellanze, come ricorda nelle memorie ristampate da ANPI Varese nel 2011, il sacerdote Giuseppe Della Valle, testimone diretto e protagonista degli eventi . Le due scuole piu’ vecchie di Varese portano il nome di due giovani eroi del nostro, nostro varesino, Risorgimento: Ernesto Cairoli e Francesco Daverio. Grazie Bruno Belli, soprattutto per la citazione di Mazzini, sfortunato protagonista delle lotte per l’Indipendenza e l’Unità del nostro Paese.

  14. Paolo Vinci il 20 novembre 2017, ore 12:50

    Caro Belli, penso che Emiliano abbia ragione ed abbia centrato perfettamente i termini della questione: in Italia non si premiano le qualità, ma le appartenenze. Del resto, come dice il vecchio proverbio “Chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti non ha il pane”…
    Penso che lei dovrebbe fondare a Varese una libera scuola dove si svolgano le materie che sollecitino i ragazzi a pensare e a crearsi da soli le capacità per un lavoro onesto e retto in questa società ammalata, oltre che cittadini realmente civici per il futuro. Lei avrebbe tutte le capacità per farlo. Perché non tentare?

  15. a.g. il 20 novembre 2017, ore 14:56

    Credo però che un’iniziativa del genere possa essere promossa da chi non si schiera con partiti o movimenti politici…Modello? I clerici vagantes che, tradotto in termini post-900, si potrebbe dire I SITUAZIONISTI….

  16. ombretta diaferia il 21 novembre 2017, ore 08:44

    Senza scordar DADA! (ma è sempre il pensiero anarchico il motore dei movimenti, che per loro natura, ne generano e rinominano all’infinito altrettanti). Peccato manchi l’azione, fondamentale elemento di confronto, non il vuoto antagonismo, mero strumento politico.
    In terra prealpina la cultura diffusa dell’elemosinare danari disperde risorse da azioni e pensieri, progetti e visioni, mentre gli amministrazione devono SOLO fornirci strumenti (alias politiche) che agevolino l’azione. Personalmente ho scelto di fondare un’impresa culturale e di dirigerla proprio perché operiamo in una “scienza” ormai navigata.
    L’assenza dal 2009 di una manifestazione UNITARIA che ponga l’accento sull’industria di editori e tipografi prealpini, scientemente polverizzata con la chiusura di quell’Amor di libro, dopo il quale non esistono più librerie indipendenti e gli editori chiudono e aprono a seconda della campagna elettorale in corso (come i politici pubblicano libri solo in apertura di propaganda. A proposito, signor Enzo, siamo in campagna elettorale da ottobre!

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