Varese

Varese, Avanzi, il Poli immagina come riqualificare tre edifici vintage

Da sinistra Civati e Crespi. Alle spalle gli studenti milanesi

Da sinistra Civati e Crespi. Alle spalle gli studenti milanesi

Il “Laboratorio di Sintesi Finale” del terzo anno del Corso di studi di Design degli Interni, del Politecnico di Milano e l’Assessorato alla Pianificazione territoriale, programmazione e realizzazione opere pubbliche, del Comune di Varese, avviano una collaborazione finalizzata a promuovere attività di ricerca e di progettazione relative a spazi pubblici, localizzati nel Comune di Varese, attualmente non utilizzati e rientranti nella tipologia definita “Avanzi”.

A presentare il progetto questa mattina insieme ai professori del Politecnico e agli studenti coinvolti c’era l’assessore del Comune di Varese, Andrea Civati.

Il corso si svolgerà nel primo semestre dell’anno accademico 2017/18 e coinvolgerà cinquantaquattro studenti ai quali sarà affidato il compito di proporre delle possibili nuove modalità d’uso di tali spazi e di elaborare soluzioni progettuali coerenti e caratterizzate da un approccio progettuale di tipo allestitivo, reversibile, a basso costo.

I luoghi scelti per questo tipo di sperimentazione progettuale saranno: l’ex stazione dei tram ”Bettole”, di viale Aguggiari, di proprietà dell’Agenzia del Demanio, l’ex ufficio d’igiene, di via Staurenghi, di proprietà del Comune di Varese e l’ex deposito merci della stazione FS, di proprietà di FS.

Ogni luogo sarà studiato da tre gruppi di lavoro, formati da 18 studenti, che proporranno tre possibili varianti progettuali. Il termine del lavoro degli studenti è previsto per fine di dicembre, i risultati di questa prima fase saranno poi rielaborati da ciascun studente e portati come elaborati per la Laurea triennale prevista nel mese di luglio 2018. Gli elaborati consisteranno in tavole, book di studio, presentazioni video, brevi filmati, modelli di studio. Gli esiti del lavoro saranno restituiti attraverso una mostra e altre forme di comunicazione ritenute necessarie alla loro divulgazione.

“Con questo progetto abbiamo l’opportunità di lavorare sugli edifici dismessi, non solo le grandi aree ma anche i piccoli edifici che hanno un valore storico come i tre su cui lavoreranno gli studenti – ha detto l’assessore Civati – Ritengo molto importante questa collaborazione dell’amministrazione comunale con un’università prestigiosa come il Politecnico di Milano perchè potremo sviluppare progetti innovativi in coordinamento con i nostri uffici tecnici”.

“Possiamo definire avanzi i luoghi che hanno smesso di svolgere la funzione per la quale erano stati realizzati e che ora si trovano, privi di cittadinanza, in una sorta di zona grigia: troppo poco attraenti sotto l’aspetto economico, a differenza delle grandi aree industriali dismesse, per essere presi in considerazione dagli operatori immobiliari – ha spiegato il professore Luciano Crespi – Non di così straordinario valore storico e artistico per poter ottenere le risorse necessarie per interventi di restauro. Ma neppure tali da essere considerati scarti ai quali riservare un inesorabile destino di morte. Dunque avanzi. Gli avanzi presenti sul territorio possono rappresentare una risorsa straordinaria, non solo in quanto luoghi disponibili a svolgere una nuova funzione, senza produrre ulteriore consumo di suolo, ma anche in quanto custodi di memorie e storie umane che andrebbero altrimenti disperse. Attraverso il loro riuso è possibile far riaffiorare dal tempo una città invisibile, quella che ciascuno sogna, ricorda, immagina, ma che sfugge all’attenzione conscia. Perciò l’idea di riportare in vita questi luoghi può costituire una risposta di grande significato simbolico, anche se parziale dal punto di vista quantitativo, al tema delle politiche di recupero degli spazi dismessi nelle società postindustriali”.

La sfida è quella di sperimentare interventi in grado di assegnare agli spazi nuove possibilità d’uso, facendo ricorso a dispositivi allestitivi, anche provvisori e reversibili, purché coerenti con la natura e l’anima del luogo, per favorirne il reinserimento nel tessuto vivo sociale e la valorizzazione del suo contenuto simbolico. Adottando un approccio transdisciplinare, si tratta di accogliere nel progetto come un “dono” gli elementi di degrado presenti nell’opera esistente. Meglio ancora si potrebbe parlare di un “estetica dell’avanzo”, o di “design del non-finito”, come prospettiva per attribuire ai luoghi un carattere rappresentativo delle condizioni di provvisorietà, precarietà, transculturalità proprie della contemporaneità, oltre che espressivo delle qualità specifiche che uno spazio, quale che sia la sua funzione, deve possedere.

 

 

31 ottobre 2017
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