Lettere

Il referendum lombardo e la sinistra

parlamentoDal passato recente (Referendum costituzionale, 4 dicembre 2016) e dal presente (consultazione, non referendum, autonomistica lombardo-veneto di domenica prossima) può scaturire una riflessione d’interesse per la frammentata Sinistra. Il Referendum che ha bocciato lo stravolgimento della Costituzione e la consultazione del 22 p.v. hanno visto e vedono tutto il variegato campo della sinistra, partiti e movimenti (tranne chi ancora crede nel centrosinistra), schierarsi contro.
Netto e unanime il NO il 4.12 scorso, possibili diverse posizioni domenica: votare naturalmente NO, scheda bianca (comunque espressione di voto per chi non volesse rinunciare al diritto), boicottare le urne, sapendo in ogni caso che non c’è il quorum.
Contesti diversi ma con una comune contrarietà della Sinistra vera a quanto proposto. Premesso l’essere sempre a favore del diritto d’espressione dei cittadini-elettori, sono possibili valutazioni diverse rispetto a casi e situazioni dissimili.
Il voto in Catalogna, ad es., non è uguale a quella che in Lombardia e in Veneto è solo una consultazione, informale e, soprattutto senza effetti pratici. Comunque considerata, la richiesta di eventuali maggiori competenze è materia di trattativa del governo regionale con quello centrale, secondo i dettami della Costituzione. Anzichè intreprendere questa strada, si spendono soldi pubblici, 62 milioni di euro che, invece, sarebbe stato doveroso destinare a ben altre cause: nella sanità, sempre più inaccessibile per le persone indigenti, nella tutela del territorio e nella sicurezza delle strade, ecc.
Del tutto evidente, quindi, che la motivazione è l’inizio della campagna elettorale della Lega, pagata con soldi di tutti: un inganno e un furto da denunciare, che indigna e che merita una risposta precisa.
Tutte le forze a sinistra del PD, partiti e movimenti, oltre al M5S, hanno condiviso il NO al Referendum costituzionale e hanno posizioni di contrarietà alla consultazione di domenica: viene da chiedersi se, a partire da queste condivisioni fondamentali (e da posizioni valoriali e programmatiche comuni su tanti temi quali lavoro, scuola pubblica, ecc.) non possa essere raggiungibile l’obiettivo della fatidica unità a/della sinistra.
Crediamo che per questo bisogna lavorare: non per orticelli, ma per i Beni comuni, per il Bene comune, di tutte e di tutti.

Giuseppe Musolino – Un’Altra Storia

17 ottobre 2017
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi