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Varese, Nature Urbane, Quale futuro? Dibattito bipartisan moderato da Giorgetti

I partecipanti al confronto

I partecipanti al confronto

A Nature Urbane anche un interessante esperimento “bipartisan”. Ieri mattina presso il Museo del Risorgimento di Villa Mirabello a Varese si è svolta una tavola rotonda sul futuro di Varese, su un suo possibile rilancio nel futuro. “Direzione (Per) Varese” il titolo e a coordinarla è stato chiamato il deputato leghista Giancarlo Giorgetti, che è stato accompagnato a Villa Mirabello da un gruppo di sostenitori, tra cui Marco Pinti e Matteo Bianchi, che tuttavia non hanno partecipato all’iniziativa, confermando la scelta delle forze di minoranze di non partecipare al festival, pur con qualche eccezione (l’ex assessore alla Cultura, Simone Longhini).

Il sindaco Galimberti ha deciso di lasciare al deputato leghista la possibilità di decidere temi e relatori, così abbiamo potuto seguire un confronto con relatori quali l’economista Antonio Colafati (Università Svizzera Italiana), l’economista Geminello Alvi, economista e saggista di fama, il rettore dell’Università del’Insubria Alberto Coen Porisini e il direttore del quotidiano La Prealpina, Maurizio Lucchi. Presente il console della Finlandia, Alessi.

Un confronto che ha affrontato l’oceano delle prospettive future di Varese, tema quanto mai generale e sfuggente, come sempre quando si parla di futuro. Giorgetti ha parlato di una “città giardino, con il giardino sfiorito, una bella addormentata nel giardino”.

L’economista Colafati è partito dal grado zero: “in Italia non c’è una cultura di governo della città”. Anzi, ha aggiunto Colafati, “qualche volta si sentono racconti urcbani un po’ comici”. E “ti prendono per comunista se fai i conti con la questione urbana”. Un vuoto singolare, dato che “proprio nelle città il reddito si trasforma in benessere”.  Un vuoto sulle prospettive future che riguarda diverse città prese in considerazione da Colafati, a partire da Bergamo (città guidata dal sindaco Pd Gori, ndr.), per andare a Torino e Milano.

Geminello Alvi si è appellato al “genio loci” che, interrogato, può darci indicazioni importanti di futuro per un luogo, contro “ogni illusione che giuridicità e leggi uguali per tutti possano aiutarci”. Tra le prospettive guardate con attenzione dall’economista quella di “ritornare ad un modello che sposa l’antica tradizione della villeggiatura alla capacità di assistere la vasta popolazione anziana”. Davvero importante stoppare la strada alla “infezione smart city, inventata dalla coppia malefica dei Clinton”.

Il rettore Coen Porisini ha proposto la dimensione ridotta della città e l’ampio contesto naturalistico rispetto alla metropoli come chance positive da sfruttare per un rilancio futuro. In particolare, per il rettore dell’Insubria è sensato lanciare una sfida sulla qualità della vita, capaci di “attirare qui nuovi cittadini e nuove realtà perchè qui si vive meglio, qui è più bello vivere”.

Chiusura di Maurizio Lucchi, lunga carriera da cronista e ora direttore de La Prealpina, che ha richiamato l’attenzione sul punto di partenza: “Avere un marchio di bellezza è già un buon punto di partenza”. Tuttavia, quanto al futuro, Lucchi si è mostrato assai cauto: una grande tradizione imprenditoriale si è persa e, dunque, “la classe amministrativa si trova ad affrontare l’imoresa eroica di recuperare terreno attraverso la bellezza”. Un’impresa di cui è difficile indovinare l’esito. Resta l’interrogativo: “Varese sarà capace di restare autonoma rispetto all’area metropolitana milanese? Sarà capace di rappresentare un polo di attrazione per il sud provincia, sottraendolo all’abbraccio mortale di Milano?”.

Ai posteri l’ardua sentenza.

 

 

 

6 ottobre 2017
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