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Varese, Premio Furia a Mancuso. Il professore: le piante salveranno la democrazia

La premiazione di Mancuso

La premiazione di Mancuso

Ieri è stata una giornata dedicata alla rinascita del Premio Ecologia e a Salvatore Furia, a cui ora il premio è stato intitolato, grande professore che in città ha formato intere generazioni al rispetto e all’amore per la natura. Una giornata partita con un “rito laico” guidato dal vicesindaco Daniele Zanzi, a cui va dato il merito di avere riscoperto e rilanciato il riconoscimento varesino. Uno dei tanti eventi previsti dal cartellone Nature Urbane, il festival del Paesaggio che sta viaggiando a gonfie vele.

Ai Giardini Estensi è stata messa a dimora un esemplare di quercus castaneifolia in memoria di Salvatore Furia e, quest’anno, dono al primo vincitore del rinato riconoscimento: il professor Stefano Mancuso, che ha ringraziato per il gradito e inedito dono. Ogni anno si ripeterà questo “rito”, dedicato al vincitore del premio che è tornato dopo 24 anni di oblio, un vincitore scelto da una giuria composta dai rappresentanti della società Schiaparelli, dell’università dell’Insubria, dell’Arpa, del Centro di Ispra.

La serata ha visto un Salone Estense sold out per la seconda parte della cerimonia. Un Salone che è stato riempito da autorità, famigliari e amici di Salvatore Furia, che è stato presente grazie ad un video che ha proposto spezzoni di interviste, immagini delle tante iniziative del professore, momenti di solidarietà tra i terremotati, la coraggiosa nascita della Cittadella delle Scienze voluta fortemente da Furia.  Un momento che è stato impreziosito dalle melodie alpine del Coro Campo dei Fiori e si è dipanato lungo una serie di interventi, dal sindaco Galimberti al vicesindaco Zanzi, dal rettore dell’Insubria Coen Porisini al direttore dell’Osservatorio Schiaparelli Vanni Belli.

Imperdibile il momento della “lectio magistralis” del premiato. Mancuso è un grande personaggio, famoso in tutto il mondo, Professore ordinario presso l’Università di Firenze e accademico ordinario dell’Accademia dei Georgofili, direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale, con sedi a Firenze, Kitakyushu, Bonn e Parigi, e molte altre cose.

Chi pensasse che uno scienziato di questa fame corrisponda ad un personaggio colto e noioso, ad un accademico tradizionale, sbaglierebbe parecchio, almeno nel caso di Stefano Mancuso. Al contrario, lo scienziato è apparso simpatico e capace di divulgare i temi scientifici con grande bravura e un linguaggio accessibile,. Quest’ultima caratteristica, come ha spiegato il vicesindaco Daniele Zanzi, è una delle principali ragioni per cui gli è stato assegnato il premio intitolato a Furia, a sua volta divulgatore scientifico inarrivabile.

La lectio magistralis di Mancuso ha letteralmente incantato i presenti in Salone Estense. Fondatore della neurobiologia vegetale, il professore ha spiegato come le piante siano creature complesse e in grado di insegnarci parecchie cose utili. Mancuso ha parlato delle piante come “esseri cognitivi”, con una loro memoria e in grado di comunicare tra loro. Non solo: Mancuso ha sostenuto che le piante hanno “relazioni sociali” e possono mostrarci la capacità anche di avere “cure parentali” per 30-40 anni, come l’uomo.

Certo, tutte notizie interessanti, ma forse un po’ lontane da noi. Ma Mancuso non ha deluso davvero, soprattutto quando ha sostenuto come la stessa struttura “diffusa” delle piante possa essere una salvezza per noi umani e per quel concetto che chiamiamo democrazia. Mentre l’uomo ha una struttura gerarchica, in cui la testa è a capo del corpo, e ha costruito tutto in modo gerarchico, al contrario le piante distribuiscono su tutto il corpo i loro organi. Dunque una struttura aperta, come direbbe Popper, democratica e libertaria, potremmo dire. Gli uomini, ha concluso Mancuso, hanno un compito: cercare nelle piante, conoscendole di più e rispettandole maggiormente, i modi per sopravvivere e per superare i guai del potere. Scusate se è poco…

 

 

 

3 ottobre 2017
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