Lettere

Piano Sosta, parola a Fiab-Ciclocittà

autoApprendiamo che l’Università dell’Insubria ha istituito il proprio Mobility Manager, figura indispensabile per promuovere in enti pubblici e privati una cultura e una pratica più razionale negli spostamenti quotidiani casa-lavoro e casa-scuola.

Da qualche settimana a Varese tiene banco la discussione sul nuovo piano della sosta varato dall’Amministrazione Comunale. Sui media, naturalmente, sembrano prevalere lamentele e fiere opposizioni, come sempre accade quando si toccano abitudini consolidate, in particolare in fatto di mobilità automobilistica.

Alcune argomentazioni appaiono sicuramente strumentali e motivate prevalentemente dal posizionamento politico verso l’attuale governo della città, altre manifestano un’impostazione “corporativa”, riflettendo una presunto diritto di alcuni ad occupare, magari gratuitamente, una parte dello scarso spazio pubblico disponibile con la propria vettura privata.

Quello che è certo è che il provvedimento ha suscitato un disagio diffuso tra chi, per scelta o per necessità, si sposta abitualmente in città con l’automobile. Ma qui è il punto: la riduzione del traffico automobilistico è l’auspicabile conseguenza del piano sosta, nel breve e medio periodo. Il passaggio successivo e consequenziale deve essere quello di liberare il più possibile le strade e le piazze dalle auto in sosta (seppure a pagamento) per favorire chi si muove a piedi, in bicicletta, con il mezzo pubblico, per migliorare la qualità dell’ambiente, il benessere dei suoi cittadini, l’attrattività di Varese.

Il conseguimento di questo obiettivo, tuttavia, non è automatico ma deve accompagnarsi da un lato ad una politica dell’Amministrazione volta a favorire ed agevolare modalità di trasporto alternative (bus, bici, piedi), ma anche e da subito ad una evoluzione delle abitudini di spostamento delle persone adottando modalità di trasporto diverse, magari combinate tra loro. In realtà molto spesso l’auto è tutt’altro che indispensabile; è solo la soluzione che asseconda la nostra pigrizia fisica e mentale, mentre sarebbe possibile e più saggio scegliere e combinare modalità differenziate di spostamento in rapporto a criteri di maggior sostenibilità e spesso anche di maggior efficienza ed economicità.

Cogliendo l’occasione del maggior costo della sosta su strada sarebbe quindi un buon esercizio per ciascuno esaminare le possibili alternative nei nostri spostamenti quotidiani; come ci siamo abituati a differenziare i rifiuti perché non dovremmo essere attenti a differenziare anche i nostri mezzi di trasporto? Molti già lo fanno, ma ancora troppo pochi. Il piano della sosta sicuramente è perfettibile, dovrà essere rodato e aggiustato, ci auguriamo in modo più coerente con gli obiettivi sopra indicati (ad esempio, in via Como, disegnando una corsia ciclabile “in controsenso” al posto dei nuovi, aggiuntivi, stalli per la sosta).

Se intanto, però’, altri enti, a cominciare dal Comune stesso e dalle maggiori aziende della città, seguissero l’esempio di Uninsubria nell’istituzione del proprio Mobility Manager, l’intera città sarebbe stimolata a diventare più efficiente ed ospitale ed il sacrificio attuale di qualche disagio o qualche “balzello” in più, verrebbe ampiamente ricompensato.

Fiab-Ciclocittà Varese

23 settembre 2017
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Un commento a “Piano Sosta, parola a Fiab-Ciclocittà

  1. giovanni dotti il 6 ottobre 2017, ore 19:16

    Da vecchio ‘ciclista’ ammiro alcune città all’estero dove si son fatte delle vere “corsie ciclabili” separate dal traffico automobilistico con muretti in cemento alti 30-40 cm. in modo che non possano essere invase dalle auto (eccetto brevi tratti di attraversamento in corrispondenza di parcheggi). Ammetto che Varese mal si presta a soluzioni di questo tipo, cmq. un esperimento in tal senso si potrebbe tentare in alcune vie del centro città, per poi estenderlo ad altre zone nel caso si notasse un incremento significativo dell’uso della bicicletta da parte dei Varesini.

Rispondi