Varese

Varese, Festa Resistenza, Anpi provinciale ribadisce l’attualità dell’antifascismo

Il presidente De Tomasi in un momento della conferenza stampa

Il presidente De Tomasi in un momento della conferenza stampa

Presentata a Varese, presso la sede di viale Belforte, la Festa provinciale della Resistenza, in programma dall’1 al 3 settembre alla Schiranna. Il Comitato Provinciale A.N.P.I. di Varese, con il presidente Ester Maria De Tomasi, il vicepresidente Alberto Tognola e il vicepresidente l’avvocato Stefano Tosi, ha voluto illustrare i principali appuntamenti della festa.

Come ha rimarcato il presidente De Tomasi “la festa della Resistenza 2017 affronta tre temi importanti: l’attivazione della Costituzione, l’antifascismo e la legalità. La Costituzione e l’antifascismo – ha continuato il presidente – sono temi ricorrenti per Anpi provinciale, e quindi daremo più enfasi ad un valore che riconosciamo tra i nostri che è “la legalità” poiché ricorre quest’anno il venticinquesimo della strage di Capaci”.

Venerdì 1 settembre si inaugura la festa della Resistenza con la mostra dedicata a Giuseppe Impastato “Peppino Impastato”, nato a Cinisi in una famiglia mafiosa, giornalista e attivista contro la mafia, a causa di questi grandi valori, venne assassinato a trent’anni il 9 maggio 1978 a Cinisi.

Rompe presto i rapporti con la famiglia, il padre lo caccia di casa, ma lui non si arrende, dando vita un’attività politico-culturale contro la mafia. Conduce le lotte dei contadini a cui hanno espropriato le terre per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo in territorio di Cinisi, le lotte degli edili e dei disoccupati. Il suo impegno ha un valore molto più importante perché intorno a lui, parenti amici vivono in odore di mafia invece Peppino differenzia sin da ragazzo scegliendo da che parte stare. Venne ucciso e cercarono d’infangarne pure la morte. Di lui resta a memoria a Palermo il centro siciliano di documentazione. Un grande esempio per tutti noi.

Sabato 2 settembre presentazione di due nuovi volumi. Uno dedicato a Salvino (Sciesopoli in memoria di centinaia di bambini innocenti scampati dai campi di concentramento), l’altro un’attesa pubblicazione a cui Claudio Macchi ha dedicato dieci anni della sua vita, dove si racconta la storia di più di 1500 tra partigiani e patrioti della provincia di Varese.

Domenica 3 settembre importante tavola rotonda-dibattito sull’attuazione della Costituzione, legalità e antifascismo. Intervengono lo storico Enzo Laforgia, lo storico del fascismo e della Repubblica Franco Giannantoni, ma anche il segretario generale della Cgil di Varese, Umberto Colombo con Stefano Landini, Segretario generale dello SPI della Lombardia. Moderatore il giornalista Andrea Giacometti, direttore di Varese Report.

Nel pomeriggio si ricordano le figure di Falcone e Borsellino, nel XXV anniversario delle stragi di mafia, magistrati, uomini che hanno dedicato una parte della loro vita alla lotta alla mafia. Il 23 maggio 1992 viene ucciso il Giudice Falcone con la moglie e la sua scorta.

Sono passati 25 anni dall’attentato ricordato con il nome di “Strage di Capaci”, in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Trascorsero solo 57 giorni dall’uccisione di Giovanni Falcone, quando l’Italia tutta venne scossa dall’attentato in cui morì Paolo Borsellino. (19 luglio 1992).

Come visse quei 57 giorni Paolo Borsellino? Quando diceva che “chi non ha paura muore una volta sola” ne era fermamente convinto. Aveva perso l’amico di sempre e visse quei giorni con un grandissimo lutto nel cuore, insieme avevano combattuto grandi battaglie. Sapeva che la morte si avvicinava, sapeva che la mafia non si sarebbe fermata, ma non si è fermato neanche lui. Ha combattuto sino alla fine sapendo che se si fosse arreso, la sua arresa avrebbe rappresentato la resa dello Stato.

Ha dichiarato il presidente De Tomasi: “Il sacrificio suo, di Falcone e degli uomini della scorta hanno determinato un grande risveglio delle coscienze, in Italia e soprattutto in Sicilia. Le stragi del 1992 fanno parte della nostra storia, di cui va coltivata la memoria, per nutrire i sentimenti di onestà e di legalità di cui Falcone e Borsellino sono un grande esempio”.

Nel corso della conferenza stampa, il presidente De Tomasi ha rivolto un invito ai rappresentanti delle testate locali: “Dato che la primaria attività di Anpi è l’antifascismo, colgo l’occasione per rivolgervi una preghiera: quando per dovere di cronaca pubblicate notizie e altro riguardo alle formazioni fasciste e neonaziste, a mio avviso sarebbe il caso ribadire che cosa hanno provocato il fascismo e il nazismo”. Ha continuato la De Tomasi: “Voi siete una grande potenza di comunicazione e articoli sui fascisti/neonazisti possono essere letti da giovani che per l’età, per formazione, non hanno ancora potuto dotarsi di una cultura dell’antifascismo. Bisogna assolutamente sottolineare che chi si dichiara fascista, neonazista, razzista, camerata, è il degno erede di chi ha causato milioni di morti innocenti durante la seconda guerra mondiale e nei campi di concentramento, quali ebrei, bambini, politici, rom, omosessuali”.

La conferenza stampa si è conclusa con un forte ringraziamento ai volontari: Anpi provinciale ha ringraziato tutti i volontari per il grande lavoro ed il tempo che dedicano all’associazione. La buona riuscita della festa e di tutte le nostre attività è merito loro.

26 agosto 2017
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