Varese

Varese, Tra Sacro e Sacromonte, chiude Giacomo Poretti con una storia alla Guareschi

Giacomo Poretti (Foto esclusiva per Varese Report)

Giacomo Poretti (Foto esclusiva per Varese Report)

Un Giacomo Poretti (del trio Aldo, Giovanni e Giacomo), leggero ed ironico, ha chiuso ieri sera il festival Tra Sacro e Sacromonte. Interprete molto amato dal pubblico, tanti, al momento degli applausi, lo chiamavano “Giacomino”, come spesso accade nei film o negli spettacoli teatrali del trio. Fin dal primo pomeriggio, sono stati tanti i varesini che, a piedi, con i mezzi pubblici regolari, con le navette e la funicolare (il Comune dice che in 800 hanno utilizzato questi mezzi), in auto, in pullman, hanno raggiunto la Terrazza del Mosè per assistere alla performance del comico milanese.

Quasi duemila spettatori hanno assistito allo spettacolo “Come nasce un’anima“, introdotto da alcune parole del regista e organizzatore del festival Andrea Chiodi: tanti i varesini che si sono presentati due-tre ore prima dell’inizio, al punto che gli organizzatori hanno collegato in audio anche la piazza del santuario, che si è riempita a sua volta. Un grandissimo successo, un sold out annunciato per l’ultima data del festival. Molti hanno seguito lo spettacolo seduti per terra, ad un metro dall’attore, come ad esempio il presidente Raffaele Cattaneo e la moglie. Tutti mescolati, politici e gente qualunque, sacerdoti e laici, ragazzi (tantissimi) e signori con i capelli bianchi (forse esiste il popolo?).

Tra le autorità presenti anche il vicario episcopale Agnesi, l’assessore alla Cultura Cecchi, il presidente camerale Albertini.

Ma il vero protagonista è stato lui, Giacomo Poretti, che ha raccontato una storia bella e accattivante, un po’ nello stile di Guareschi, naturalmente dei giorni d’oggi: quella di due genitori alle prese con la necessità di “fare l’anima” del proprio figlio. Con ironia, con una punta di nostalgia per i tempi in cui la Rete non dominava tutto, con uno sguardo attento alle radici profonde popolari dei proverbi e delle espressioni dialettali, Giacomo scopre che esiste l’anima: non si vede, non si tocca, sfida il nostro materialismo sospettoso e un po’ nichilista. Un colloquio con il pubblico varesino fatto di battute e di pensieri, di speranza e di timore per il futuro.

Con una figura di prete, padre Bruno (in realtà lo spettacolo è dedicato a padre Eugenio Bruno e alla moglie dell’attore), personaggio che ricorda Chesterton, che dialoga con gentilezza con Giacomo e lo sollecita a fare qualche passo in più nel cammino della vita.

Bellissimo spettacolo, che chiude degnamente il festival, che sempre di più si candida come vero contenitore, non inventato dal nulla e non improvvisato, dell’Estate varesina.

 

 

28 luglio 2017
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