Lettere

Via Sacco chiusa e dintorni

via Sacco chiusaA proposito delle manifestazioni che prevedono la chiusura di Via Sacco mi sono permesso di esprimere a voce che dovrebbe essere il rapporto tra la “qualità” (o l’importanza, se si preferisce) delle proposte e le effettive ricadute in termini di “beneficio ” cittadino a contare. Ben vengano questi appuntamenti di svago popolare , ma mi lascia perplesso il persistere sulla scelta del luogo: queste manifestazioni , infatti, potrebbero essere tenute comunqu e in centro.

Se per i commercianti che collaborano è un fatto positivo avere la gente per le strade , non lo sarebbe ancora di più, se gli svaghi si svolgessero in una delle vie già chiuse al traffico con più negozi come, ad esempio, Corso Matteotti, Corso Roma (modificando solo così il percorso dei bus per un tratto)?

Oppure se si organizzassero nella stessa Piazza Repubblica, il vero “busillis” dell’«Amministrazione Galimberti » ? Via Sacco, ancora in modo maggiore da quando fu ideata la linea , poi soppressa , del ” tra mbus”, ha assunto un ruolo di semplice “passaggio” a scorrimento (con conseguente perdita di negozi nel tempo e di “clientela”) che difficilmente si potrà cambiare, salvo che non si modifichi l’intera viabilità a ridosso del centro cittadino .

Mi è stato obiettato che queste manifestazioni sono state richieste, organizzate e pagate dal Comitato di via Sacco, residenti, proprietari e commercianti sostenuti dalla loro associazione di categoria. «Quindi» si è concluso « perché il Comune a loro dovrebbe negare il permesso , per poi sentire anziché le proteste degli automobilisti che passano in via Veratti , quelle di Ascom, commercianti, eccetera…»

Bene: allora cerchiamo di restare pragmatici, seri ed accorti quando si trattano argomenti di tale d elicata portata pubblica . All’ obiezione sollevata mi permetto di rispondere movendo da questo interrogativo : se io attivassi , domani mattina , un comitato di Via Dante coinvolgendo il « Liceo Classico Cairoli» , perché m’ immagino di creare dei “giardini filosofici” tra Via Dante e Via Bertolone, con tanto di passeggiata come attorno al Pecile ateniese, il Comune mi concederebbe apertamente il “placet” per chiudere il sabato sera la strada , almeno fino all’altezza di Via De Vincenti?

Non mi sembra che in Via Sacco ci sia una tale concentrazione di negozi cui recarsi la sera (fatta eccezione per un paio di bar ed uno di calzature) per giungere a chiudere una via fondamentale (che piaccia o no) per il traffico urbano, semplicemente perché i residenti ( per lo più studi ed uffici) ed i commercianti sognano una via pedonale, magari rivestiva di un verde praticello e di cipressi ornamentali (gli alberi più “pratici” in città, perché sviluppano le radici a fuso nella terra, invece che allargarle in orizzontale, affinché qualche marciapiede non si sollevi… ) .

Si potrebbe, semmai, concentrare il tutto lungo via Robbioni, all’angolo di Via Sacco. E, poi, fatto tra i più ragguardevoli per soppesare i “pro ed i contro”: quanto aumenta, in termini di percentuale, l’introito degli esercizi durante le ore serali del venerdì , purché la musica taccia alle ore ventiquattro , si badi bene, e di rimando quanto soccorra all’ addizionale Irpef comunale ?

Il gioco vale la candela? «L e spese non sono a carico dell’ammini strazione! Perché negare la concessione degli spazi?» mi è stato ricordato . Certo che non si nega, tanto più se le casse pubbliche non sono toccate.

Inoltre la classe politica di ogni paese (e questa giunta , diciamo le cose come stanno all’atto pratico , è squisitamente politica ) ragiona in termini di voti da conservare , o aumentare , per la successiva tornata elettorale , e non precipuamente s ulla base delle effettive esigenze della cittadinanza.

Quindi, da un’ eternità, si finisce per incappare nell’incapacità di indirizzare seri progetti nel tempo che pretendono scelte ben precise e determinate, che non permettono deroghe, pasticcetti all’Italiana, ecc.ecc. Si preferisce, invece, non scontentare chi rappresenta i “poteri forti” del commercio, dell’industria (per quel che ne rimane…), dell ’ informazione… anche se è la maggior parte dei cittadini a subire tutto il peso delle scelte.

In questo, l’amministrazione presente e la precedente non sono affatto differenti tra loro e non lo sarà nemmeno la successiva, se a governare la città sarà sempre la « politica » e non il « civismo» , un civismo reale, non certo questo di oggi , chiamato in causa solo come parvenza, ma, di fatto, non coinvolto direttamente, se penso ai mugugni vecchi e nuovi di certi consiglieri eletti nella lista di Galimberti , fuoriusciti o no , o ad altri movimenti “civici” che predicarono l’essere le «sentinelle» della veglia , ma, avendo rappresentanti in giunta, preferiscono per lo più soprassedere o tacere.

Bruno Belli

24 luglio 2017
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5 commenti a “Via Sacco chiusa e dintorni

  1. Lucillo Dolcetto il 24 luglio 2017, ore 09:48

    Qualsiasi iniziativa, mai è stata condivisa da tutti. Chi accontentare?

  2. Emiliano il 24 luglio 2017, ore 13:12

    La scelta di Via Sacco come luogo deputato per la danza è un evidente atto pensato per i posteri, i quali potranno leggere che si stava talmente bene sotto la Giunta Galimbert (“quelli sì che erano bei tempi!” diranno i giulivi danzatori odierni…) che la gente andava “spontanamente” a ballare per la felicità sotto il suo balcone.
    É ironia la mia… ma son certo che qualcuno sarà pronto a usarla per i propri scopi: meditiamoci sopra… in attesa dell’orchestra Casadei.

  3. Mariella il 24 luglio 2017, ore 13:29

    Finalmente po’ di saggezza che cerca di far capire come mettere le varie cose al loro posto… Grazie ancora una volta a Bruno Belli.

  4. Marco Massa il 25 luglio 2017, ore 13:22

    Credo che l’idea di Belli di attivare queste proposte serali nelle vie con i negozi, se si vuole soddsfare la richiesta dei commericanti di vedere più gente che possa magari anche fare qualche acquisto sia da prendere in seria considerazione.
    Certo che, ad esempio, dopo i suoi “Venerdì”, nei giorni della settimana, in centro a Varese, non c’è più stato nulla di continuo di carattere culturale.
    Lì, almeno, ogni settimama si poteva ascoltare qualcosa di diverso ed anche intervenire con i relatori, sempre ben scelti. Poteva essere una particolarità varesina da valorizzare tra le caratteristiche della città, invece, si è preferito creare una sorta di deserto.
    Ora si cerca di correre al riparo acchiappando ogni proposta, tanto per fare vedere che si fa qualcosa. Mah!

  5. Paolo Vinci il 27 luglio 2017, ore 13:20

    Come sempre, pure di fronte ad argomentazioni civili e ben proposte, i politici, nonostante che dicano di “ascoltare i cittadini”, non si sono degnati di intervenire in nessun modo, con una certa supponenza che non fa ben sperare.
    Speriamo che alle prossime elezioni, sia una forza civica realmente civica (non come quelle che si sono presentate lo scorso anno) a giungere al governo di Varese.

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