Lettere

Cattolici e grillini

francescoQualche settimana fa il quotidiano cattolico “Avvenire” ha pubblicato una intervista al leader del “Movimento 5 stelle”, Beppe Grillo, suscitando un certo numero di reazioni e di commenti diversi. A distanza di qualche tempo e in pieno dibattito sulla legge che impropriamente viene definita “Ius soli” e che, secondo il “leader maximo” del movimento non va approvata,   vorrei provare a fare qualche riflessione e qualche sottolineatura sulla natura di una forza politica che raccoglie quasi un terzo dei consensi degli elettori italiani e questo al di là del recente insuccesso elettorale avuto alle elezioni amministrative.

Non solo. Vorrei provare a svolgere anche qualche pensiero dedicato all’approccio alla politica da parte del mondo cattolico. Proverei anzi, proprio a partire da qui. Indubbiamente l’ascesa al soglio pontificio di un Papa come Bergoglio ha prodotto un cambiamento e una vera e propria scossa nel placido e anche un po’ statico mondo cattolico italiano.

La Chiesa italiana, dopo la fine della D.C. e dell’unità dei cattolici, egemonizzata da Ruini per molti anni ai vertici della Cei, ha scelto di porsi come Istituzione capace di parlare e di trattare direttamente e senza intermediazione di un qualche partito con un’altra Istituzione, il Governo italiano e questo per garantirsi uno spazio o più “nobilmente” il sostegno ad una serie di valori che, a secondo delle volte, divenivano “non negoziabili” e minacciati da questa o quell’altra iniziativa se al governo c’erano le forze del centrosinistra e non, invece, Silvio Berlusconi.

Di fatto, in anni passati, Ruini prima e Bertone poi ( segretario di Stato Vaticano ), hanno scelto di relegare la laicità della politica ed il ruolo dei cattolici italiani in un angolo, per porsi come unici e diretti interlocutori del Governo italiano, per sostenere iniziative  e porre un freno ai processi di laicizzazione che anche la società italiana subisce, a dire il vero da molti anni e ben prima della fine della DC e che, secondo una visione un po’ pessimistica rischiano di allineare il Paese al peggio dell’Europa e del mondo occidentale facendogli perdere le sue peculiarità, i suoi valori oltre che la sua storia tradizionale.

Per evitare tutto questo e spinta da una palese sfiducia verso i cattolici impegnati in politica, la Chiesa di Ruini ha scelto  negli ultimi venti anni come interlocutore privilegiato Berlusconi ed il centrodestra ( Lega compresa ) ricevendone sicuramente “attenzione” e sostegno, ma forse anche qualche effetto negativo, soprattutto a fronte di una certa disinvoltura proprio dei leader  nei confronti di quei valori che si volevano “non negoziabili” e importanti, ma forse solo per gli “altri” e non per tutti.

E così si sono umiliati i cattolici impegnati, ma anche prodotto un certo disamore e una sorta di disimpegno verso la politica da parte di un mondo che tanto aveva fatto a favore del Paese negli ultimi cinquant’anni e aveva saputo produrre figure di livello oltre che di spessore politico e di esempio cristiano.

Certo non tutto il mondo cattolico si è adeguato a questa visione molto “gentiloniana” (ricordate il patto Gentiloni dell’inizio del novecento con cui la Chiesa andava a sostenere i candidati liberali di Giolitti in cambio di appoggi concreti alle proprie politiche ? ); in diversi, anche tra le gerarchie, hanno ritenuto scelte si fatte come antistoriche e contro producenti se non pericolose proprio nei confronti del vasto laicato e per il Paese, ma queste voci sono state ben presto emarginate e ridotte ai minimi termini anche per effetto di un certo conformismo che si è via via diffuso ed anche per un certo pressapochismo dimostrato da alcuni che, da cattolici, avevano scelto il centrosinistra come luogo di impegno.

Il pensionamento di Ruini e di Bertone prima e l’ascesa di papa Bergoglio hanno determinato in un certo senso un cambio di passo rispetto al passato, un cambio di passo che deve ancora produrre certamente i suoi effetti più ampi, ma che lascia intravvedere una serie di novità sicuramente non scontate e tutte da valutare alla luce di una proposizione che può sembrare banale, ma che da sempre, nei rapporti tra Chiesa e mondo, la fa da padrona. Le categorie della politica hanno ben poco a che fare con chi ha duemila anni di storia e mal di applicano a chi ha lo sguardo lungo e non rivolto al contingente.

Dunque il momento attuale che sembra vivere il mondo cattolico è quello di una Chiesa Universale che poco ha a che fare con le piccolezze e le banalità della politica italiana e che certamente non ha interesse, ma neanche la volontà, di entrare a gamba tesa con le diverse opzioni politiche, salvo che queste non riguardino i valori civili che il magistero si sente di denunciare come minacciati dall’indifferenza, dal qualunquismo o dall’incapacità della politica a trovare soluzioni. E come tali intendo il dovere di combattere la mancanza di lavoro, il dovere dell’accoglienza, il valore sacro della vita e così via.

A mio parere questo è il quadro che ha visto l’intervista di Grillo apparire sul quotidiano cattolico italiano “Avvenire” e che ha suscitato una serie di reazioni anche di segno diverso.

Così abbiamo letto interventi di qualche professore della Cattolica estremamente compiacenti di fronte al leader pentastellato e altri molto arrabbiati ( vedi ad esempio Famiglia Cristiana ) se non palesemente contrariati a fronte di quella che sembrava non solo una apertura, ma anche una sorta di legittimazione nei confronti di un movimento ancora tutto da scoprire e da capire anche per quanto riguarda il suo tasso di democraticità oltre che di affidabilità.

Il movimento di Grillo è un soggetto politico che punta tutto sulla democrazia diretta. E’ palesemente il nemico giurato della democrazia rappresentativa vero cardine degli ultimi duecento anni delle istituzioni occidentali e soprattutto mostra ad ogni passo una fortissima carica antisistema che, il più delle volte, si concretizza anche nella scarsa trasparenza decisionale interna delegando tutto a sistemi privi di controllo ( il web ) e alle decisioni inappellabili del leader Grillo e di chi ha accompagnato la nascita del movimento stesso la “Casaleggio associati”, vero nume tutelare di tutti i processi politici a cui i parlamentari “grillini” devono sottostare pena la loro emarginazione o espulsione dal gruppo.

Il caso della c.d. legge “Ius Soli” ne è la palese ultima riprova. Nel momento in cui scrivo Grillo ha rifiutato una qualunque assemblea del gruppo parlamentare per decidere il da farsi e ha dettato la linea. “No” alla legge.

Ovviamente le ragioni di questa ferrea linea appaiono abbastanza chiare. Impedire qualsiasi distinguo politico all’interno di un variegato gruppo che si sa non è propriamente fatto da fini pensatori ed intellettuali ( si pensi a quelli che sostengono i danni delle scie chimiche e il no ai vaccini ) e, molto cinicamente, strizzare l’occhio agli elettori leghisti e, magari, anche buttare lì una idea di possibile collaborazione con Salvini e la Lega stessa in ragione di una comune visione antieuropea e anti euro.

Ho anche un altro aspetto che mi inquieta in maniera particolare e che mi fa pensare a come possa essere distante questo movimento dal mondo cattolico anche se ancora risente in parte  dell’epoca “ruiniana”.

L’intera storia della cattolicità italiana, soprattutto di quello sociale,  è caratterizzata dai tentativi ( a volte riusciti a volte meno ) di chi ha provato in tutti i modi ad introdurre le masse popolari  nello Stato e a costruire meccanismi di coesione sociale capaci di restringere la forbice delle diseguaglianze, ma facendolo con il metodo della moderazione e mai del conflitto o della “violenza”, verbale e non, e soprattutto attraverso la concretezza delle soluzioni rispetto ai problemi portati avanti.

Questi non sembrano essere metodi e contenuti tipici dei “grillini” anche se ora secondo il loro leader sono “francescani” e veri interpreti dell’insegnamento del fraticello di Assisi e quindi in una posizione di dialogo costruttivo con mondo cattolico.

A me, francamente, la verità appare altra. Io penso che il movimento di Grillo segua l’onda di quelli che sono i sondaggi. Che sottolinei le problematiche non perché ci crede, ma perché questo gli dicono gli statistici della “Casaleggio”. Perché gli si indicano i temi più popolari ( ma anche le soluzioni più populiste ) che possono portare più consenso ad un movimento che ha l’obiettivo di governare il Paese  e di  governarlo da solo e senza freni.

Ma il movimento di Grillo è inquietante anche per altri motivi che non vanno sottaciuti. Innanzitutto il modo in cui viene trattato il dissenso interno. Quella dei grillini è una pseudo democrazia dove chi non si adegua è emarginato ed espulso. Il capo è il capo, anzi il leader carismatico è il “supremo” di cui nessuno può mettere in dubbio l’autorità, ma anche la correttezza delle scelte. Guai a mettere in dubbio la decisione o chiedere che le cose funzionino come devono funzionare in un partito. Si discute, si vota la decisione. No. Quello che conta è l’opinione di Grillo e della “Casaleggio” e poi c’è il web con funzione  taumaturgica, ma di cui non esistono forme di controllo o verifica pubblici.

C’è un adagio che da sempre fa scuola nella politologia italiana e anche in altre. I meccanismi di governo di un partito o di un movimento sono importanti non solo come forma, ma anche come sostanza perché il tasso di democrazia di un partito e dei suoi leader determina poi come questi trasferiranno questa esperienza nelle Istituzioni e quindi nel governo del Paese.

E francamente di deficit democratico, al di là delle sparate sulla democrazia diretta, nel movimento di Grillo c’è n’è veramente tanta.

Insomma pensare ad un liberi tutti nel mondo cattolico di per sé è già un problema se disarticolato e distante da una storia sociale collettiva, ma vedere che ci sia anche chi scherza col fuoco pensando che aprire un dialogo con i grillini sia un modo per interpretare una nuova realtà a me fa solo pensare a quei cattolici che si illudevano di controllare il “fascismo” e di saperlo indirizzare, dopo la fase rivoluzionaria e violenta, su una base istituzionale. Sappiamo tutti come è andata a finire e che grande illusione è stata quella.

Roberto Molinari

Direzione P.le Pd Varese

 

24 giugno 2017
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