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Gazzada, Rachele, la moglie, il teatro sacro torna a Villa Cagnola

Un momento dello spettacolo

Un momento dello spettacolo

Torna il teatro sacro nella splendida cornice di Villa Cagnola a Gazzada: all’interno della rassegna Spettacoli in Villa, giunta al suo terzo anno, Compagnia Exire presenta venerdì 23 giugno, alle ore 21, Rachele, la moglie, su drammaturgia originale di Sergio Di Benedetto, per la regia di Fabio Sarti, con Sandra Zoccolan, Angelo Zilio, Matteo Bonanni, Federica Ombrato, Fabio Sarti.

Lo spettacolo tratta una novità assoluta, mettendo in scena, per la prima volta nella storia del teatro, la moglie di Pietro la sera del Sabato Santo. Con un cast d’eccezione, è offerto al pubblico (con ingresso libero) uno spettacolo che interroga a fondo il pubblico: che cosa vuol dire amare? Chi era Gesù di Nazareth?

Rachele, la moglie

Il sabato santo è il tempo del silenzio di Dio.

L’uomo che pretendeva di essere suo Figlio giace morto in una tomba, ucciso nel modo più infamante. Il cielo appare muto. Sabato Santo, tempo di bilanci umani. Chi ha lasciato tutto e si è messo alla sequela dell’uomo di Nazareth si trova di fronte alla sconfitta. Sabato Santo, tempo di amara constatazione della realtà. Speranze che si rivelano illusioni, giudizi diventati errore; smarrimento, confusione, paura, angoscia: questi erano i sentimenti che abitavano i cuori dei Dodici. E come biasimarli? L’avventura umana del Maestro aveva conosciuto la più dolorosa delle disfatte.

È il mistero del Sabato Santo al centro di Rachele. La moglie, un mistero vissuto dai discepoli più vicini al Nazareno: Pietro, Andrea, Giovanni e poi lei, la donna salvata, Maria di Magdala. Quattro modi diversi di stare accanto al Maestro, quattro modi diversi di sopportare la fine della storia.

Ma c’è anche un altro punto di vista, perché sulla scena irrompe Rachele, la moglie di Pietro, vera protagonista della vicenda. Storicamente di lei non si sa nulla; nel Vangelo è citata la suocera di Pietro, per cui si deduce che egli fosse sposato. Un altro breve e oscuro cenno si trova nella prima epistola paolina ai Corinzi. Nulla di più. Sono in seguito fiorite della leggende, a edificazione del popolo e a colmare la curiosità dei fedeli, leggende comunque poco attendibili.

L’arte, finora, stranamente, non se n’è occupata.

Nel nostro testo immaginiamo la donna, a cui è stato sottratto il marito, che torna a riprenderlo proprio nel momento in cui il suo scetticismo, divenuto ostilità, ha la vittoria in mano. Il profeta di Nazareth era, nelle migliore delle ipotesi, un illuso, e Pietro è caduto in errore.

È un altro punto di vista: quello di chi usa il metro del buon senso per leggere la storia del Maestro: punto di vista solido, ieri come oggi.

Ma quello di Rachele non è solo un tentativo di riappropriazione, perché in scena si scontrano anche due modi differenti di vivere e amare, dove le protagoniste sono le donne e gli uomini compaiono come gregari. Due concezioni di cosa sia versare amore nel cuore di un uomo: Rachele e Maddalena, amore che trattiene e amore che libera.

Sullo sfondo un matrimonio, quello tra il pescatore di Cafarnao e la sua donna, che subisce la crisi dell’irrompere del Nazareno e impone delle scelte. Ieri, come oggi, come sempre.

Non abbiamo voluto terminare risolvendo Rachele: troppo umana, troppo istintiva per sciogliersi in una notte. Rimane il Mistero finale, per il pubblico che è chiamato a interpretare e a chiedersi, ancora una volta: “chi dite che io sia?”.

E resta, come epigrafe sottintesa, la sintesi paolina: “Se Cristo non è risuscitato dai morti, vana è la nostra fede”.

Ma questo, appunto, è terreno di fede.

 

Rachele, la moglie

drammaturgia di Sergio Di Benedetto

regia, scene e costumi di Fabio Sarti

con: Matteo Bonanni, Federica Ombrato, Fabio Sarti, Sandra Zoccolan, Angelo Zilio

 

 

21 giugno 2017
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