Lettere

La Villa Mylius che ho sognato

villa myliusCorreva l’anno 2007 quando Achille e Roberto Babini donarono Villa Mylius al Comune di Varese. Un dono prezioso, ma altrettanto impegnativo, perché villa e parco necessitano di manutenzioni onerose da parte del Comune ed anche perché i Donanti posero il vincolo della destinazione “culturale” sull’immobile.

Correva l’anno 2008 quando il parco venne aperto ai Cittadini che da quel momento cominciarono a frequentarlo numerosi, facendone meta delle loro passeggiate quotidiane. Io stesso ci vado di frequente ed ogni volta che ci entro, l’occhio mi cade sulla grande bellezza di quella costruzione che attende da 10 anni di conoscere il suo futuro.

La villa, da grande Signora quale è, non grida e non mette fretta a nessuno, sebbene cominci a mostrare qualche segno di stanchezza; le persiane un po’ cotte dal sole che perdono colore, qualche gronda che si stacca, alcune aiuole dove l’erba sovrasta i fiori, i bellissimi rosai che rischiano di staccarsi dai muri dove sono ancorati, insomma, le prime avvisaglie di un decadimento che nessuno può permettersi diventi degrado.

Corre l’anno 2017 e nulla è successo. Leggo oggi che siamo al punto di partenza, o poco più; che si discute ancora sulla destinazione proposta dalla Fondazione Marchesi, o sull’Accademia del Paesaggio proposta da Zanzi, mentre non mi pare che vi siano al momento altre alternative conosciute.

Sinceramente, per come la vedo io, sia la prima che la seconda appaiono soluzioni di ripiego, posto che sia il progetto Accademia del Gusto, che quella del Paesaggio, mi sembrano piuttosto limitanti quanto alla possibilità di condivisione di quel luogo affascinante con i cittadini di Varese e per i (pochi ancora) turisti “culturali” che approdano in città richiamati da Villa Panza.

Avrei preferito sentir parlare di sede prestigiosa per grandi mostre, di una location speciale che potesse entrare a far parte di un “giro” internazionale, di un luogo degno di affiancare Villa Panza, già capace da sola di attirare Varesini e turisti alla ricerca di cose belle.

Perché la gente si muove per andare a vedere le cose belle; perché l’arte, fatta in un certo modo, è anche capace di rendere e di creare indotto; perchè, forse, con la cultura non si mangia, ma si possono almeno sentire dei buoni profumi. Perché Villa Mylius è un luogo speciale che merita molto di più che fumo di arrosti.

Ho sognato di andare a vedere una mostra in una Villa Mylius splendente, il cui titolo era “Tutto quello che non avete mai visto a Firenze”; una raccolta di dipinti nascosti nelle cantine e nei sottotetti degli Uffizi, quelli che non sono esposti, ma non per questo di minor interesse. La Villa era piena di gente, le persone parlavano idiomi differenti, ma la cosa che li accumunava era la gioia di essere lì in quel posto in quel momento.

Riusciremo mai a coinvolgere tanta gente con le Accademie del Gusto e del Paesaggio? Riuscirebbero questi due progetti a coinvolgere altrettante persone che entrerebbo nella Villa per vedere una mostra?

Forse non lo sapremo mai. Peccato.

Giulio Moroni

 

16 giugno 2017
© RIPRODUZIONE RISERVATA

5 commenti a “La Villa Mylius che ho sognato

  1. Bruno Belli il 17 giugno 2017, ore 12:12

    Interessante, e, come sempre, intelligente riflessione / provocazione dell’amico Giulio, che, come tutte le teste che pensano e, di conseguenza, agiscono in modo libero, è stato troppo poco ascoltato quando sedeva in consiglio comunale. Ma tant’è.
    Proprio ieri, senza sapere di questa lettera, forse non ancora giunta in redazione mentre eravamo a colloquio tra noi, per una pura e reale coincidenza (le coincidenze si verificano davvero…) con il direttore Andrea Giacometti stavamo proprio riflettendo di come Giulio Moroni sarebbe stato l’ideale assessore alla cultura durante la scorsa amministrazione.

    Purtroppo, però, la politica ha le proprie esigenze che quasi mai coincidono con quelle dei semplici cittadini e sarebbe stucchevole ragionare con i “se” e con i “ma”, almeno su di una testata giornalistica, libera, propositiva e concreta come è da sempre VARESEREPORT.

    Certo è che il governo cittadino che si è proposto come faro di “discontinuità” con le amministrazioni precedenti, per quanto riguarda la gestione della “cosa pubblica” nell’ambito della “cultura”, per il momento, mi pare che non stia dimostrando di essersi spostato un “ette” nella mancanza di un chiaro, organico e preciso piano attorno al quale fare confluire soltanto quello che necessiti per realizzarlo in modo compiuto.
    B.B.

  2. a.g. il 17 giugno 2017, ore 14:19

    Caro Bruno, vedremo un giorno al governo della città i migliori, senza badare a tessere, maggioranze, minoranze, destra o sinistra? Come un politico mi diceva in questi giorni, Giacometti tu ci chiedi di suicidarci…No, tranquilli, è solo un sogno, come direbbe il bravo Moroni…

  3. alberto lavit il 17 giugno 2017, ore 23:03

    Apprezzo il sogno del bravo amico Giulio ma prima di Villa Mylius perché non fare belle mostre nei luoghi che già abbiamo.
    Approfitto anche per fare una domanda : come mai Morandini ha dovuto comprare una villa privata per il suo museo. Siamo sicuri che l’amministrazione voglia spingere sull’arte e la cultura?

  4. domenico nitopi il 18 giugno 2017, ore 18:55

    Sogna, Giulio, sogna. Anch’io sogno, da tempo, che Palazzo Estense diventi una sede museale. Non vedo una soluzione e destinazione migliore a Varese, nella cornice dei Giardini e con Villa Mirabello. Un autentico tripudio di arte e natura. E, quando si dice il caso, anch’io ho scritto qualche tempo fa dei tesori degli Uffizi, e la mostra l’avevo chiamata “Tesori nascosti degli Uffizi”. Questi non sanno neppure che fare di Villa Mylius, da accademia del gusto ad accademia del paesaggio; perchè no una base aerospaziale? Sogna, Giulio, sogna.

  5. Emiliano il 19 giugno 2017, ore 13:14

    Il giusto quesito posto dal Direttore a Bruno Belli si potrebbe tranquillamente estendere all’intero stivale… e il bello – anzi il brutto – è che non è una domanda affatto nuova ed ha anzi molti “padri”, ovviamente inascoltati, da Bolzano a Canicattì.
    “Complimenti” alla politica…

Rispondi