Cultura

Cultura, Nuovo giallo di Emiliano Bezzon, un delitto commesso all’ombra di Siddharta

L'autore Emiliano Bezzon nello stupendo Museo Hesse a Montagnola (Canton Ticino)

L’autore Emiliano Bezzon nello stupendo Museo Hesse a Montagnola (Canton Ticino)

Della psicologa-investigatrice Giorgia del Rio e della capitana dell’Arma Doriana Messina sentiremo ancora parlare a lungo. E’ la coppia tutta al femminile uscita dalla fantasia di Emiliano Bezzon, una coppia protagonista del romanzo “Il manoscritto scomparso di Siddharta“, giallo ambientato in Valsolda (e non solo) appena pubblicato dalla casa editrice Robin.

Penna felice, svelta, che racconta storie dal ritmo veloce, personaggio brillante che comanda la Polizia locale della nostra città, Bezzon ci racconta in queste pagine un delitto ambientato nel paesaggio della Valsolda, territorio che dalle rive del lago di Lugano si estende sulle pendici della montagna. Un delitto di cui si occupano le due donne e di cui, al termine del racconto, riescono a svelare dinamica e protagonisti.

No, cari lettori, non vi racconteremo la trama del romanzo, ci mancherebbe. Ma ci piace segnalare alcune importanti caratteristiche del volume.

A partire dalla ricchezza del racconto. Certo, ci sono descrizioni del territorio della Valsolda, ma anche della nostra bella Varese, una sorta di buen retiro tra la caotica metropoli e le delittuose bellezze delle valli comasche. Ma la ricchezza di questo giallo sta nel fatto che Bezzon racconta le indagini intrecciandole con la figura e l’opera di un mito-mistero della letteratura, Hermann Hesse, che a Montagnola visse e lasciò alcune memorabilia da gustare. Il riferimento di Hesse, autore cult per ormai diverse generazioni, serve all’autore del giallo per dare benzina alla vicenda, ma anche arricchire le sue pagine con sontuose atmosfere legate allo scrittore tedesco e al suo capolavoro, Siddharta, romanzo che affaccia sul nostro stanco Occidente la millenaria saggezza orientale.

C’è poi la coppia inventata da Bezzon, alle prese con la sua prima indagine (rivedremo questa coppia, a quanto si capisce dalla collana in cui il libro è inserito). Anche qui non vogliamo rovinare la sorpresa ai lettori, ma dobbiamo sottolineare il fascino e l’intelligenza delle due protagoniste, sia pure di età diverse, sia pure con professioni diverse. Colpisce la capacità dell’autore di dare ossigeno alla psicologia e alla sensibilità delle due donne, che affrontano le indagini dando vita ad un’amicizia non banale e scontata, ma piena di reticenze, balzi d’umore, complicità gastronomiche.

Si legge tutto d’un fiato questo ultimo Bezzon, che fa parte di una generazione di giallisti che abita questo territorio. Almeno altri due nomi potremmo fare, ma in una recensione dedicata ad un bel libro e ad un bravo autore si citano soltanto questi. Una generazione di bravi giallisti che, insieme ad altri fatti di questi giorni (come la riapertura di una libreria come l’ex del Corso) ci inducono a nutrire un po’ di speranza in più per il futuro della città. In attesa delle nuove prodezze della coppia Del Rio-Messina.

 

 

 

 

12 giugno 2017
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