Varese

Varese, “Germinazione” di Penna al Lavit, l’arte assembla il passato e genera il futuro

Da sinistra Andi, Penna e Lavit

Da sinistra , Kacziba, Penna e Lavit

Grande partecipazione, ieri, allo Spazio Lavit di Varese per l’inaugurazione della mostra “Germinazione” dell’artista Raffaele Penna. Opere di grandi dimensioni, di colori tenui, risultato dell’insieme di pezzi più piccoli, geometrie della memoria, che evocano il passato grazie a frammenti di quotidiani ingialliti.

Un autore davvero interessante, il foggiano Penna, da molti anni a Varese, che ha proposto questa mostra fino al 22 luglio (dal martedì al sabato dalle 17 alle 19.30), con un gemellaggio con il quotidiano locale La Prealpina. A presentarlo, ieri allo Spazio Lavit di Varese, oltre allo stesso Alberto Lavit, il critico d’arte e artista lei stessa Andi Kacziba.

Una trentina di opere che documentano un percorso originale. E possibile, ad un primo sguardo, pensare che l’assemblaggio possa mantenere caratteri di casualità e della scommessa. Ma non è così: “Nessuna casualità, ma una logica ferma, un obiettivo coerente”, come dice lo stesso Penna, intervenendo alla presentazione. Pezzi assemblati in opere realizzate oggi, ma che “riciclano” vecchie opere, che nelle nuove dimensioni assumono un significato diverso.

Arte povera, che Penna ha plasmato lungo un percorso dove la memoria continua ad essere decisiva. Un grande nido, appeso al muro, evoca l’origine, le radici? E la grande installazione di colore grigio, con taglietti a croce, non ricordano forse, come l’artista stesso rimarca, i cieli azzurri di Puglia solcati da popoli di rondini chiassose e veloci?

Ma come Penna tiene a precisare, rispetto alle sue opere al centro di una ricca disanima da parte di Andi Kacziba, e studiate da un contributo raffinato di Gaetano Cristino affidato al pieghevole della mostra, alla fine non c’è un risultato rigido e chiuso alle interpretazioni. Ecco il titolo “germinazione”: l’assemblaggio dei materiali, la cornice che stringe gli atomi di realtà, non nascondono feritoie, non chiudono spazi, da cui può sempre germinare qualcosa di nuovo. Il futuro, forse?

 

 

 

11 giugno 2017
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