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Cinema, “Noi, i Neri” di Fantoni Minnella, i volti e le storie di un esodo in atto

Una sequenza del film

Una sequenza del film

Non è facile davvero affrontare il tema delle migrazioni, con tutta la complessità e le motivazioni che si porta dietro. Ma dove la mentalità raziocinante stenta e si blocca, l’arte e le immagini riescono ad entrare negli argomenti con sim-patia e verità. E’ il caso del film-documentario “Noi, i Neri” realizzato dal filmaker varesino Maurizio Fantoni Minnella, che ha costruito una pellicola senza retorica e senza volontà didascalica di volere spiegare tutto a tutti i costi.

Il film di Fantoni Minnella si articola in tre parti. Si parte dal dolore radicale dell’isola di Gorèe, in Senegal, la porta dell’inferno da cui passarono gli schiavi e furono deportati in Occidente. L’obiettivo del regista si sofferma su alcuni dettagli: la “porta del non ritorno”, una ferita aperta nel buio del carcere, le celle dedicate ai bambini e quelle che servivano per i recalcitranti. Un giusto inizio del film, che non sceglie scorciatoie o tattiche elusive, ma inchioda la questione da questa prima, antesignana violenza.

Poi le immagini ci conducono qui, tra noi, a Varese, dove vediamo i tanti giovani neri scappati dalle guerre, dalla miseria, dal non futuro. Ragazzi e ragazze che con fatica imparano l’italiano, scrivono in francese, si interrogano sulle culture d’origine, sui suoni e sui ritmi. Un percorso lentissimo e difficile verso l’integrazione e l’intelligenza dei problemi. Il regista apre una finestra efficace sulla cultura europea, che deve fare i conti con questi nuovi cittadini, con corpi e menti capaci di aprirsi alle parole di chi, nelle cooperative, li aiuta a vivere in un mondo radicalmente diverso da quello da cui provengono.

Ma la pellicola non si ferma qui, magari con un messaggio rassicurante circa la volontà di integrarsi e di essere aiutati. No: con un andamento circolare, le immagini ci riconducono in Africa, nel Senegal, ci dicono che, al di là di tutto, la memoria permane, la memoria di una grande Madre Africa che non scompare nel nulla: il cammino non è una freccia senza ritorno, non è un salto nel vuoto. Il film ci mostra, con piani sequenza tipici del regista varesino, spiagge infinite, piccole case, colori sgargianti, rottami d’Occidente affastellati ai bordi delle strade in terra battuta. E qui incontriamo un africano che parla benissimo italiano tornato in Africa, ma anche un giovane di colore che pensa ad emigrare per migliorare la sua vita.

Certamente le immagini di Fantoni Minnella ci aiutano a intuire l’esistenza di un mondo molto sfaccettato, che ha dentro una storia profonda, una cultura sconfitta, un sogno di futuro dai contorni non chiari. Una complessità che il film “Noi, i Neri” ci porta più vicino, pur senza semplificarlo e renderlo ad una sola dimensione. Una parola che caratterizza i volti e le storie proposte? La nostalgia, un sentimento fatto di musica, poesia, sguardi e corpi che danzano ritmi lontani. Un sentimento che apre e non chiude, inafferrabile, che possiamo intuire più che dominare. Forse un sentimento che riassume bene il senso di questa raffinata pellicola.

Prossime proiezioni:

- 4 giugno Germignaga Cinema Italia

- 8 giugno Legnano Cinema Ratti

- 19 giugno Genova Club Amici Cinema

- 29 giugno Savona Officine Solimano

 

 

4 giugno 2017
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