Varese

Varese, Lettera alla Città, i cattolici guardano al cambiamento senza ricette pronte in tasca

Un momento del confronto di ieri sera

Un momento del confronto di ieri sera

Un incontro a più voci, quello che si è svolto ieri sera nell’Aula Magna dell’Università dell’Insubria, per approfondire la Lettera alla Città che 17 sigle del mondo cattolico, parrocchie, movimenti e associazioni, hanno rivolto alla città di Varese. Una serata che è stata introdotta dal giornalista Marco Dal Fior, e che ha visto una buona presenza di pubblico. In sala, il decano don Barlassina, il prevosto monsignor Panighetti, due assessori (Molinari e Dimaggio), il sindaco Davide Galimberti.

Gli interventi dei relatori si sono sviluppati con accenti molto diversi tra loro. Punto di partenza la volontà di “dialogare senza avere ricette in tasca precostituite”, come ha ribadito Dal Fior. Interessante l’analisi del varesino monsignor Luca Bressan, Vicario episcopale per la cultura, che ha rimarcato come la condizione odierna sia nuova e di essa i cattolici debbano essere profondamente consapevoli: “Non rappresentiamo più la totalità, ma uno degli attori chiamati a giocarsi per il bene di tutti”. Bressan ha parlato di un “disagio” che traspare dalla lettera, “come a Milano prima di Expo”. Nel suo secondo intervento, Bressan ha rimarcato l’importanza del gioco di squadra e del forte collegamento tra soggetti diversi.

L’intervento del professor Fabio Minazzi, filosofo e docente all’Insubria, che ha sostenuto come la vera sfida sia l’integrazione: “Un obiettivo che si può raggiungere con il dialogo e con il confronto tra le differenze”. Una sfida in cui fondamentale è il ruolo dell’università, a cui Minazzi ha riconosciuto un “ruolo strategico”. Esemplare, nelle parole di Minazzi, la bella esperienza dei Giovani Pensatori, che ha coinvolto in questi anni migliaia di studenti, palestra in grado di orientare alla riflessione critica. “Pensare e capire sono un diritto di cittadinanza”, ha dichiarato il filosofo varesino.

L’avvocato Patrizia Esposito, presidente della Camera penale di Varese, oltre che esponente dell’associazione Vharese con l’H, ha sottolineato l’importanza del volontariato. L’avvocato Esposito ha poi toccato il tema della giustizia, soprattutto in termini educativi: negli incontri organizzati nelle scuole, è difficile persuadere i ragazzi della necessità di una pena giusta per chi ha sbagliato.

Al politico Giuseppe Zamberletti, già ministro della Protezione civile, il compito di chiudere il primo giro di interventi, con un cenno ai cambiamenti in atto. Tra questi, Zamberletti si è soffermato sulla prossima apertura dell’Arcisate-Stabio, infrastruttura che avrà il compito di “sfondare l’isolamento varesino”. Per l’ex ministro, che ha elogiato l’iniziativa della Lettera, resta fondamentale comprendere la forte connessione tra le tre sfide segnalate dall’iniziativa: educativa, del lavoro, dell’accoglienza. Zamberletti ha ricordato la figura di monsignor Pigionatti, a cui il 27 maggio sarà dedicato Largo Brunella (ora intitolato all’Unicef).

Alcuni interventi sono seguiti alle relazioni. Al termine della serata, appuntamento a prossimi incontri di approfondimento della Lettera alla Città.

20 maggio 2017
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