Varese

Varese, Il Vescovo indiano Raja Rao ringrazia i varesini per le 250 adozioni a distanza

Da sinistra Mattaini, il vescovo indiano, il prevosto e il sacerdote don Bosco

Da sinistra Mattaini, il vescovo indiano, il prevosto e il sacerdote don Bosco

Visita ieri a Varese di un Vescovo indiano per salutare e ringraziare i varesini che, in questi anni, grazie al Gruppo adozioni a distanza della parrocchia San Michele di Bosto, hanno sostenuto adozioni che hanno riguardato finora 250 bambine e bambini indiani.

Il Vescovo Joseph Raja Rao, della diocesi indiana di Vijayawâda, è giunto a Varese per conoscere più da vicino gli amici varesini che da tempo sostengono le iniziative in favore dei bambini indiani. Dopo un passaggio a Radio Maria, si è presentato negli uffici del prevosto di Varese, monsignor Luigi Panighetti, e poi è arrivato alla parrocchia di Bosto, dove era presente anche il sindaco della città, Davide Galimberti, anche lui sostenitore di un’adozione a distanza.

Il Vescovo è stato accompagnato da un giovane sacerdote indiano, battezzato con il nome di Don Bosco, che la prossima estate potrebbe lavorare nell’ambito degli oratori feriali, e da Lucio Mattaini, uno dei responsabili del gruppo per le adozioni a distanza di Varese e organizzatore della visita del vescovo nella città giardino.

“Sono qui a Varese – ha detto il Vescovo – per conoscere e ringraziare gli amici di Varese, che hanno consentito a tanti bambini di conoscere un futuro migliore”. “Trovo Varese – ha detto ancora – una città generosa e gentile, con un bel clima non solo naturale, ma anche spirituale, aperto, sensibile. Appena arrivato in città mi sono subito sentito a casa mia”.

Per quanto riguarda i bambini adottati dai varesini, il vescovo ha ricordato che “grazie alle adozioni hanno la possibilità di studiare e avere un’educazione inglese, che consente anche ai bambini della campagna di conoscere un futuro migliore. Noi abbiamo due collegi con 500 bambini, da 7 a 17 anni, molte più femmine che maschi, che riusciamo a mantenere gratuitamente”. Una condizione che consente di impadronirsi di una cultura che potrà aprire anche le porte dell’università e così avere una vita più sostenibile, nonostante in India esistano ancora le caste.

Un impegno duro, un impegno che porta il vescovo a vedere i suoi bambini diventare in futuro medici, ingegneri, avvocati. Il vescovo ne parla con orgoglio. Così come parla con passione di Papa Francesco: “Ci fa capire chi sono i poveri e ci indica la strada da percorrere. Un grande Papa”.

 

 

20 maggio 2017
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