Varese

Varese, Giuliano Volpe e Roberto Cecchi: una rivoluzione culturale s’avanza

Da sinistra Volpe e Cecchi

Da sinistra Volpe e Cecchi

Ampia e articolata la fotografia dei beni culturali del Bel Paese scattata da Giuliano Volpe, Presidente del Consiglio Superiore Beni Culturali e Paesaggistici del MiBACT, autore di un interessante volume dal titolo  “Un patrimonio italiano. Beni culturali, paesaggio e cittadini“, pubblicato da Utet, e presentato ieri sera presso lo Spazio Lavit di Varese. A presentare l’incontro Alberto Lavit e Leonardo Mendolicchio (Associazione Culturale Parentesi), e a confrontarsi con l’autore l’assessore alla Cultura di Varese, Roberto Cecchi.

Un incontro che ha offerto dati, numeri, esperienze che, considerate complessivamente, stanno alla base della “grande bellezza” italiana che, ahinoi, è costretta a fare i conti con una serie infinita, a detta di Volpe, di ostacoli, ritardi, instabilità politica. Come ha ricordato, ci sono stati 25 ministri della cultura negli ultimi 40 anni. Un dato che non consente di delineare una politica culturale coerente.

Non solo: in Italia continua spesso ad avere corso una mentalità conservatrice che guarda alla tutela dei beni come un’azione quasi esclusiva, isolata, elitaria. “E’ necessaria una visione più dinamica del patrimonio culturale – ha detto Volpe -, in cui la tutela possa essere più legata a promozione e ricerca”. Così come “è stato un passaggio positivo abbinare turismo e beni culturali”.

Una situazione bloccata, in salita, in cui, tuttavia, si registrano alcuni cambiamenti, che Volpe ritiene positivi, per quanto osteggiati e criticati da addetti ai lavori e giornalisti nemici del cambiamento: Volpe ha fatto riferimento all’Art Bonus, che ha visto 5mila mecenati fare donazioni, ma anche alla riorganizzazione delle Sovrintendenze, che da settoriali sono diventate uniche. Ma soprattutto il cambiamento investe i musei che, come ha rimarcato Volpe, “stanno smettendo di essere chiese sacralizzate, e vedono il cittadino al centro”. Cambiamenti interessanti si registrano sul fronte della gestione, dove il privato inizia ad entrare a gestire e rilanciare beni che rischiano la chiusura, da singoli imprenditori fino a cooperative formate da giovani. Non manca infine un nuovo modo di comunicare la presenza dei beni culturali sul territorio, rivolgendosi ad un pubblico diversificato, fatto di non addetti ai lavori e di visitatori di tutte le età.

Ha poi preso la parola l’assessore Roberto Cecchi, di cui Volpe ha menzionato la lunga carriera ai vertici delle istituzioni culturali nazionali. “Dalla legge del 1908 a quella del 2004, si può notare una continuità quasi assoluta”, ha detto l’assessore, il quale ha parlato, per quanto riguarda le posizioni di Volpe e del ministro Franceschini, di “una rivoluzione contro il pensiero unico”, intendendo quest’ultimo come la ampie sacche di resistenza al cambiamento. Per Cecchi resta invece fondamentale la necessità di “adeguare il patrimonio museale alle norme internazionali”.

L’assessore non ha mancato di offrire brevi cenni sulla situazione varesina: in questo senso, ha rivelato come il sistema di Varese Musei, di cui si era persa traccia, ha recentemente inglobato anche Villa Panza del Fai, una delle realtà di maggiore eccellenza – come dimostra la mostra di Bob Wilson in corso nel bene del Fai – che in partenza era stata esclusa. Necessario, poi, a detta di Cecchi, “un ripensamento complessivo del sistema museale varesino, un compito che ancora non abbiamo iniziato”. Ripensamento finalizzato anche a comprendere se e quanto il “sistema” esista davvero. Cecchi ha infine nuovamente elogiato il settore archeologico di Villa Mirabello, un importante realtà da valorizzare ulteriormente in una logica di promozione.

Tra gli interventi più interessanti al dibattito con i relatori quelli di Ambrogina Zanzi, critica sull’attuale gestione del Museo Baroffio, di Anna Bernardini, direttore di Villa Panza, e dell’artista Silvio Monti, che ha introdotto il tema dell’eccessiva burocratizzazione dei beni culturali. Ai relatori sono state donate bellissime stampe realizzate dallo stesso Silvio Monti.

16 maggio 2017
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