Varese

Varese, Bob Wilson consacra Villa Panza come cuore dell’arte e della cultura

Bob Wilson a Villa Panza

Bob Wilson a Villa Panza

Con il suo fare eccentrico e imprevedibile Bob Wilson, grande regista e video-artista,  spiega la sua nuova installazione a Villa Panza a Varese dal titolo “A Winter Fable“. Un lungo silenzio, lo sguardo perso nel vuoto, un leggio davanti con qualche appunto. All’improvviso si risveglia e inizia il suo intervento in inglese. Davanti a lui una sala strapiena, tanti giunti anche da Milano. In prima fila, ad ascoltarlo, l’assessore comunale alla Cultura, Roberto Cecchi, Cristina Riva, consigliere provinciale con delega alla Cultura, e Marco Magnifico, vicepresidente esecutivo e portavoce del Fai, da una parte, mentre dall’altra siede la famiglia Panza.

A interloquire con Wilson i due curatori della mostra “Tales” di Wilson, Anna Bernardini e Noah Khoshbin, ma prima delle parole di Wilson, interviene Domenico Scarpa, grande esperto di Italo Calvino.

Perché Calvino? Perché la nuova installazione di Bob Wilson prende spunto da una delle Fiabe italiane, uno dei capolavori di Calvino (“Comare Volpe e Compare Lupo”) particolarmente apprezzato nel mondo anglosassone. Lo studioso Domenico Scarpa, che fa parte del Centro internazionale Primo Levi di Torino, ripercorre la lunga strada percorsa dall’artista statunitense: Wilson ha scelto Calvino, che a sua volta aveva scelto la fiaba pubblicata, nella versione napoletana, addirittura da Benedetto Croce.

Attraverso questi passaggi arriviamo a Bob Wilson, che pare essersi letteralmente innamorato di Villa Panza, bene del Fai: a Villa Panza ha già lasciato un’enigmaticissima House for Giuseppe Panza, mentre ora è la volta dell’installazione fiabesca, che entra a far parte della collezione permanente. Wilson dice “c’è tanto spazio qui”, e aggiunge: “tra cinquecento anni torneremo ancora qui, in questa ambientazione classica, in questo luogo ricco di tempo”. Spazio e tempo come punti di riferimento di un campo aperto alla creatività, all’arte, alla grande classicità – tanto più reinterpretata ed attuale, quanto più classica.

E Wilson reinterpreta da par suo la fiaba che vede protagonisti un lupo, una volpe e un agnello: si entra nella sala buia dell’installazione e subito si è avvolti da suoni, luci, immagini, rumori. I tre animali si muovono nelle loro “teche”, guardano lo spettatore. Il lupo è insanguinato, si odono colpi di fucile, fischia il vento, cade la neve. Una storia “fermata” in un istante, forse dopo che sia già accaduta la storia, forse prima. Un enigma, che da oggi si potrà ammirare nella villa di Biumo Superiore a Varese.

Bob Wilson ha scelto Villa Panza come luogo dell’arte e della cultura per eccellenza. Verrebbe da dire tempio della cultura, se ciò non facesse a pugni con il surrealismo latente di Wilson. Ma non ci sono dubbi, come confermano gli artisti statunitensi che qui arrivano e qui lasciano una parte di sé. Il tutto volando altissimo, e pur restando con i piedi piantati a Varese. Sì, proprio a Varese.

 

 

 

 

 

15 maggio 2017
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