Lettere

Cultura a Varese, urgente una sterzata

verattiLo slittamento del «Festival del paesaggio» varesino, previsto per maggio e rimandato a settembre, è un pessimo sintomo che denota un atteggiamento superficiale in corso da troppi anni sui progetti culturali pubblici.

Mi limito a ripetere, come ho sempre scritto e ripetuto (forse nauseando taluno), che si progetta non partendo dal tetto, ma dalle fondamenta. In quasi un anno da quando insediatasi, invece, sembrerebbe che l’attuale amministrazione non se ne renda conto, tra l’altro dando per scontato “a priori” troppe cose, come, ad esempio, il computo – considerato come certo – di fondi che sono, al momento, soltanto sulla carta (penso non solo ai 300 mila euro che il Sindaco ha affermato essere stati reperiti in più per la cultura, ma anche ai 18 milioni per le stazioni, al contributo della Regione per Piazza Repubblica, cui, per 1 milione, avrebbe dovuto contribuire anche la Provincia).

Credo che, purtroppo, se l’attuale giunta non effettuerà una sterzata sul modo di affrontare progetti e comunicazione ad essi relativa, potremmo assistere ad altri “incidenti di percorso” di tal fatta, anche perché mi sembra di capire che, in sostanza, ci sia un problema di reperimento dei fondi.

Forse una maggiore modestia e, di conseguenza, una minore prosopopea sarebbero d’ottimo aiuto per non lasciarsi prendere da un entusiasmo spesso obnubilante che fa credere di camminare con i piedi sollevati da terra.

Comprendo certamente l’entusiasmo, meno la facile facondia nel trasmetterlo, da parte di chi voglia «scuotere l’immobilismo» – come affermano il Sindaco, gli Assessori ed i Capi gruppo di maggioranza – e concordo sul fatto che si debbano definire progetti, ma è necessario che, laddove si voglia togliere o aggiungere, si rendano concrete idee ben chiare in merito all’alternativa che s’intenda realizzare sulla base delle effettive disponibilità. Magari progetti pensati meno “in grande”, ma concreti ed utili alla complessità sociale di una Varese che ha necessità di trasformarsi in modo graduale.

Non vedo, quindi, l’opportunità di far suonare fanfare e trombe dell’«Aida» ad ogni occasione, come ci ha abituati l’attuale «comunicazione di Palazzo»: piuttosto si attenda, invece, di farlo nel momento in cui si stia inaugurando quello che, da semplice progetto sulla carta, abbia attraversato la fase “di costruzione” e sia giunto finalmente in porto. Annunciare non è, di per sé, l’avere già creato.

Ritengo che esista un problema essenziale nell’ambito culturale, ambito che lo stesso Sindaco ha più volte rimarcato l’essere uno dei punti fondamentali «per il rilancio della città»: la mancanza, da parte dell’Amministrazione, di un’idea precisa in relazione ad un unico progetto che abbia differenti cascami ad esso correlati. Sicché si sta procedendo esattamente al contrario di come si dovrebbe fare: operare una scelta.

Semmai, solo in seguito ad un progetto ben delineato, la stessa amministrazione dovrebbe dialogare con quelle realtà che possano apportare un contributo in termini di qualità, non facendo precedere le proposte più disparate, come è avvenuto, invece, nelle assemblee tenute in Sala Montanari. Operare una sintesi soltanto in seguito ad un’indifferenziata raccolta d’ipotesi diventa, infatti, più complesso, quando non impossibile, tanto che, comunque, una rigorosa selezione va sempre fatta. Altrimenti, si perde di vista l’unitarietà di un eventuale progetto: oggi, in tal ambito, invece, sarebbe necessario applicare il principio del «Rasoio di Occam».

Tale riflessione non può che logicamente porre una considerazione pragmatica: il Sindaco ha conferito la delega alla cultura ad un’«eccellenza», ad un «valore aggiunto», come affermato da più parti. Bene. Di conseguenza, a quasi 11 mesi dall’inizio del mandato, ci saremmo aspettati di vedere già completato almeno un progetto: a titolo d’esempio, una mostra di portata nazionale.

Se, invece, così come è avvenuto, il risultato è «il rimandare» un progetto dato come scontato, palesando, tra l’altro, un’errata valutazione «ab origine» della portata e degli sforzi per realizzarlo, oppure, ancor più grave, «il non scegliere», mi chiedo se non sia necessario che il Sindaco inizi a ripensare seriamente l’attribuzione della delega alla cultura.

Bruno Belli

 

 

11 maggio 2017
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12 commenti a “Cultura a Varese, urgente una sterzata

  1. Emiliano il 11 maggio 2017, ore 13:11

    Forse a Varese c’è chi prende cultura per coltivazione… ed è ovvio che i tempi si allunghino a dismisura.

  2. Marco Massa il 11 maggio 2017, ore 16:58

    Completamente sottoscrivibile l’analisi di Belli, soprattutto a fronte del fatto che si continui a parlare di cultura e di turismo…mah!

  3. giuliomoroni il 11 maggio 2017, ore 18:39

    “Il Rasoio di Occam”! Caro Bruno sei unico, perché come al solito hai creato in me la curiosità di andare a leggere cosa diavolo fosse questo principio che ovviamente, da ignorante quale sono, non conoscevo e del quale da oggi ne ho appreso l’esistenza ed il significato: meglio tardi che mai!
    La “cultura” si fa anche così, con uomini colti che abbiano sempre il piacere e la capacità di trasmettere le cose che conoscono, così come di coinvolgere gli altri nei propri progetti, grandi o piccoli che siano, creando curiosità e desiderio di saperne di più.
    Serve “progettualità”, ma ancora di più abbiamo bisogno di bravi maestri.
    Un abbraccio.

  4. เบอร์มงคลแมนการิน il 12 maggio 2017, ore 00:19

    เบอร์มงคลแมนการิน

    Cultura a Varese, urgente una sterzata – Varese Report

  5. Bruno Belli il 12 maggio 2017, ore 13:24

    Caro Giulio, ti ringrazio per qull’ “unico”, ma credo che tu mi sopravvaluti. Sono uno dei tanti.
    Penso, però, che tu ed io siamo simili sul fatto che la curiosità – nella sua accezione positiva – ci spinga a ricercare, approfondire, andare avanti. Mai fermarsi alla superficie e ad un’impressione affrettata. Per me questo è la cultura.
    Se, poi, mi riesce di “trasferire” agli altri quello che ho appreso, sono soddisfatto, così come quando gli altri riescono a “trasferire” qualcosa a me.
    Purtroppo, oggi, l’arroganza e la presunzione sono, in effetti, causa dello stallo, quando non del peggioramento delle cose.
    Ricambio l’abbraccio.

  6. Paolo Vinci il 12 maggio 2017, ore 20:54

    In effetti, come scrive Bruno Belli non c’è un progetto delineato. L’attuale amministrazione sembra che sia capace soltanto di fare annunci. E, spesso, di lodarsi. La cultura non si sottrae a questo andazzo.

  7. infante michele il 13 maggio 2017, ore 11:51

    Si prof ha perfettamente ragione della mancanza di una qualsiasi idea culturale da parte di questa amministrazione, io mi permetto di andare un poco oltre al fatto culturale (importantissimo per il vivere civile di un paese), ma noto un’assenza anche in altri campi. Sono stati fatti dei lavori per la larga banda a via Piave e sono mesi che non si sistema il marciapiede. Io sventuratamente ogni mattina porto mia nipote di pochi mesi da casa sua a casa mia e Le dico che è difficile camminare con un passeggino. Altro che città giardino. Le chiedo scusa.

  8. Gianni Spertini il 14 maggio 2017, ore 11:23

    Bruno Belli, che da molti anni leggo sempre con massimo interesse, perché privo per due terzi della banalità di cui la stampa ci ha abituato, scrive della cose che tutte le persone intelligenti non possono che condividere.
    Il fatto grave è invece un altro: che i cosiddetti “intellettuali” ed organizzatori di cultura cittadini si guardano sempre bene dall’esprimere un’opinione pubblica, lamentandosi, però, sempre dietro le quinte, per evitare di raccogliere le briciole che l’assessorato può distribuire loro.

    E’ invece comprensibile che la politica taccia perché qui a Varese la cultura e pressocchè morta.
    Grazie Belli – mi auguro che non si stanchi di gettare il sasso nello stagno, come sta facendo da anni purtroppo, ahimè, di fronte a gente che fa finta di non sentire e di non vedere.

  9. Mariella il 15 maggio 2017, ore 00:29

    Poche parole per queste riflessioni:
    Bruno Belli, semplicemente un grande.

  10. domenico nitopi il 15 maggio 2017, ore 11:37

    E’ singolare, assai singolare, che nessuno degli attuali amministratori si sia degnato, finora, di intervenire in merito alla questione posta. Solo slogan, annunci e proclami, in perfetto stile renziano. Certo la scarsa sensibilità verso la questione ha carattere nazionale (penso allo sgretolamento senza fine di Pompei, alle cento chiese chiuse di Napoli, alle tremila opere nascoste negli scantinati degli Uffizi, etc…) e Varese (l’unica città, a che mi risulti, ad avere abbattuto un teatro, senza pensare di ricostruirne un altro) non fa eccezione, essendo anzi assai diffusa l’idea che il suo patrimonio culturale e paesaggistico (malgrado Palazzo e Giardini Estensi, Sacro Monte, per citarne alcuni) non sia tale da potere competere con altre realtà. Il sindaco aveva promesso, in campagna elettorale, che avrebbe condotto Varese tra le prime dieci turistiche d’Italia, anche attraverso una “alleanza culturale” con Firenze. Dopo un anno di annunci, non sappiamo neppure cosa intendano fare di Villa Mylius, della Caserma Garibaldi, come intendano valorizzare i monumenti cittadini (anche Varese ha le sue chiese chiuse che, però, ad esempio utilizzando gli studenti apprendisti ciceroni, potrebbero essere restituite alla collettività) e Palazzo Estense, in particolare, decisamente sprecato (considerati anche i diversi immobili comunali inutilizzati e improduttivi di reddito) come sede degli uffici comunali. Palazzo Estense dovrebbe essere destinato a sede espositiva permanente e, unitamente a Villa Mirabello e i Giardini, costituire un polo museale e culturale con pochi eguali dove raccogliere tutte le principali opere presenti in città e nei musei di paesi limitrofi (il Bodini, ad esempio, ma anche il Pogliaghi ed il Baroffio) scarsamente frequentati e poco attrattivi, isolatamante considerati), tenere concerti al chiaro di luna, e mostre, di livello però, sull’esempio di quelle organizzate da Villa Olmo a Como fino a qualche anno. E magari con personaggi legati al territorio (un Bernardino Luini, ad esempio, del quale ho appena ammirato quattro opere al Kunsthistoriches e sul quale Milano e Palazzo Reale avevano organizzato una mostra tre anni fa; ma penso anche a Guttuso). O magari, vista l’”alleanza culturale” con Firenze, esponendo una quarantina di opere degli scantinati degli Uffizi (“Tesori nascosti degli Uffizi”, potremmo chiamarla). O magari…. lasciamo perdere. Basterebbe, per il momento, che organizzassero un efficiente servizio di pulizia delle strade e di raccolta dei rifiuti: corso Matteotti, la sera, all’ora degli aperitivi, è impraticabile tra scatoloni e sacchi d’ogni genere e colore. Sarebbe un inizio per una città che vuol fare (si fa per dire) cultura e attrarre turisti

  11. Emiliano il 15 maggio 2017, ore 13:25

    Giuste le parole di Gianni Spertini sul fatto che «i cosiddetti “intellettuali” ed organizzatori di cultura cittadini si guardano sempre bene dall’esprimere un’opinione pubblica, lamentandosi, però, sempre dietro le quinte, per evitare di raccogliere le briciole che l’assessorato può distribuire loro.»
    Ma forse sono in attesa che qualche loro Lìder Maximo ammetta che Bruno Belli non è il diavolo, per potersi esprimere “liberamente”.

  12. Luca Finavera il 17 maggio 2017, ore 11:56

    Il signor Nitopi afferma che è singolare che nessuno degli amministratori pubblici sia intervenuto in merito alla questione posta da Belli.
    Evidentemente, non importa, nonostante i proclami, quello che i cittadini chiedono. E, meno ancora, se i cittadini che intervengono non siano proprio gli ultimi venuti.
    E’ l’indifferenza del potere, o l’arroganza di chi ha già le proprie risposte e on pensa nemmeno a metterle in discussione.
    Tutto molto renziano…

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