Lettere

Anniversario UE, una riflessione

bruxellesIl 9 maggio è l’anniversario dell’Unione Europea. In queste occasioni si rischia sempre il peggio della retorica, del sogno o, a seconda di chi scrive, dell’incubo. Io penso che nel 2017 e, soprattutto, dopo quello che abbiamo vissuto in questi anni occorra una buona dose di realismo.

La retorica ci porterebbe a sottolineare solo il sogno, a costruire con parole dolci un immaginario che purtroppo non c’è. Insomma un continente dove gli egoismi sono lontani e tutto va bene. Purtroppo sappiamo che non è così, altrimenti non si spiegherebbero i successi dei populisti. La Brexit, il vento in poppa per tutti quelli che, da destra o da sinistra, chiedono a gran voce l’abbandono dell’Europa, il ritorno dei nazionalismi premiati dai ceti meno abbienti in occasione del voto per i propri parlamenti.

L’Europa è in crisi ed è in crisi anche il sogno federale ed è bene riconoscerlo.

Oggi l’Europa è questa perché ha lasciato troppo spazio ai burocrati di Bruxelles, perché ha pensato che il rigore di bilancio fosse la sola ricetta per mettere in riga gli indisciplinati paese del sud Europa. Perché non ha saputo dare risposte concrete a chi ha perso il lavoro o non ha mai avuto la possibilità di averlo e perché non ha tenuto in conto che la paura è un sentimento pervasivo e che non lo si ferma con le buone intenzioni e coi discorsi razionali e perché c’è chi ci costruisce sopra il successo della propria piattaforma politica.

Incominciò così anche  ai tempi della Repubblica di Weimar, incominciò così in Italia dopo la crisi del sistema liberale e incominciò così in Europa dopo le risposte inconcludenti delle élite al potere.

Oggi nascondere il pericolo che corre la costruzione europea sarebbe altrettanto miope, sarebbe commettere lo stesso identico errore che fecero quei politici degli anni venti e che in parte hanno fatto le nostre classi dirigenti negli ultimi dieci anni. Pensare che i fantasmi del passato fossero stati sconfitti una volta per tutte mentre, invece, sono sempre in agguato.

Non esistono ricette salvifiche, così come non esistono politici dotati di doti taumaturgiche.

Da un dato bisogna partire però. Anzi da due. L’Europa deve cambiare e lo deve fare in fretta e la possono cambiare solo coloro che ci credono. Secondo, non c’è costruzione europea se non c’è una Europa sociale. Da qui occorre partire.

Se non si costruisce una Europa attenta al mondo del lavoro, attenta a chi non ha opportunità, a chi deve essere rimesso in piedi, a chi è più fragile l’Europa è destinata a ritornare un continente fortezza fatto di nazioni egoiste e preda di isterismi.

Questa è la vera sfida odierna da portare avanti. Sconfiggere la vuota retorica per costruire una nuova Europa sociale capace in ragione delle radici giudaico-cristiane, della nostra classicità, del nostro essere stato luogo del rinascimento e dei lumi, la terra che ha vissuto immense tragedie, ma che ha anche saputo ripudiare un passato che non deve più tornare.

Costruire un welfare europeo capace di dare risposte alla povera gente, capace di dare risposte ai ceti medi popolari e capace di sconfiggere la paura.

Questa è la sfida non di domani, ma di adesso. Una sfida da cogliere per tutti, giovani e vecchi perché il futuro appartiene a chi lo vuole, non a chi ci rinuncia.

Roberto Molinari

Direzione P. le PD Varese

8 maggio 2017
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