Varese

Varese, Nostalgico e suggestivo l’omaggio di Paolo Rossi all’amico Gianmaria Testa

Paolo Rossi al Teatro Openjob Metis

Paolo Rossi al Teatro Openjob Metis

Quando Paolo Rossi esce sul palco del Teatro Openjob Metis di Varese per il suo spettacolo “Rossintesta”, si guarda attorno, stralunato, vede il teatro non pienissimo e dice: “Ma cosa ho fatto a Varese? Non mi invitano mai e, quando mi invitano, non vengono a teatro…”. Tutti ridono, e così il comico milanese ha rotto il ghiaccio.

E poi continua: “Comunque, visto che ci siamo, quelli seduti nelle ultime file, possono scendere, così stiamo più vicini. E poi a metà teatro tiriamo su un muro”. Il pubblico varesino si diverte e applaude più volte canzoni e battute del comico, decretando il successo dello spettacolo.

Lo spettacolo che Paolo Rossi ha portato a Varese è un modo per ricordare il cantautore Gianmaria Testa, scomparso lo scorso anno. E’ stato amico e collaboratore di Rossi, scrivendo canzoni per i suoi spettacoli. Ma Rossi ora porta in giro, con questo spettacolo nostalgico e affascinante, la figura e l’opera del raffinato cantautore piemontese suo amico. Testa era entrato un po’ nel mito già da vivo: il suo tenere i piedi per terra continuando a fare il capostazione anche quando il successo inizia ad arridergli, gli esordi trionfali non in Italia ma in Francia (un po’ come Paolo Conte), la sua grande amicizia con un altro mito, lo scrittore marsigliese Jean-Claude Izzo, i bei dischi e gli spettacoli, il suo affascinante mondo piemontese-ligure ponentino-provenzano.

“Questo non è un omaggio o una commemorazione”, avverte subito Rossi. Eppure lo spirito di Testa si avverte in ogni momento dello spettacolo, grazie alle canzoni che Rossi ripropone arrangiate in modo nuovo, supportato live da Emanuele Dell’Aquila alla chitarra e dalla band I Virtuosi del Carso. Una vecchia lampada scende dall’alto, facendo molto vecchio cabaret, band alle spalle, un palco che si illumina e ricade nell’ombra all’improvviso. Oltre alle melodie di Gianmaria Testa, Paolo Rossi non dimentica di evocare un altro musicista amico, Enzo Jannacci, di cui Rossi canta l’intramontabile “Faceva il palo” e ripropone la bellissima “Vincenzina”. Ma a far da padrone le figure amate da Testa e da Rossi, le figure della Commedia dell’arte, Arlecchino, gli amori ironici e tumultuosi, l’impegno politico. Anche se, dice lapidario Rossi, “chi non sa scrivere canzoni d’amore, non può fare la rivoluzione”.

8 aprile 2017
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