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Cultura, Omaggio al maestro Toscanini nel 150° anniversario della sua nascita

Il maestro Toscanini

Il maestro Toscanini

Centocinquant’anni fa, il 25 marzo 1867, nasceva a Parma uno dei più grandi geni che l’Italia abbia partorito, Arturo Toscanini, intransigente tanto nell’arte, quanto nella vita pubblica e privata.

Un esempio che, soprattutto di questi tempi, merita il ricordo e l’adeguato riconoscimento che si deve tributare a coloro che interpretano la «vita come missione», secondo il pensiero di Mazzini, figura amatissima dal Maestro.

Al presidente Luigi Einaudi, rifiutando la carica di «Senatore a vita», scelta perfettamente in linea con la sua libertà personale, scrisse: «E’ un vecchio artista italiano, turbatissimo dal suo inaspettato telegramma che si rivolge a lei e la prega di comprendere come questa annunciata nomina a senatore a vita sia in profondo contrasto con il suo sentire e come egli sia costretto con grande rammarico a rifiutare questo onore.

Schivo da ogni accaparramento di onorificenze, titoli accademici e decorazioni, desidererei finire la mia esistenza nella stessa semplicità in cui l’ho sempre percorsa. Grato e lieto della riconoscenza espressami a nome del mio Paese, pronto a servirlo ancora qualunque sia l’evenienza, la prego di non voler interpretare questo mio desiderio come atto scortese o superbo, ma bensì nello spirito di semplicità e modestia che lo ispira…»

In occasione del 150° compleanno, mi sento di tributare un piccolo “omaggio” alla personalità del Maestro.

Arturo Toscanini, gigante del podio orchestrale italiano, tra i massimi direttori d’orchestra che il Novecento annoveri, stimato dal mondo musicale per la profonda passione per la musica che traduceva in certosino studio, in perfezionismo, tanto da giungere ad interpretazioni che, anche quando controverse, formano, a tutt’oggi, un termine di paragone per qualunque professionista della musica, nacque esattamente centocinquant’anni, a Parma, il 25 marzo 1867).

Non morì in Italia, dalla quale si era allontanato nel 1931, tornando solo dopo la guerra, nel 1946, ma a New York, il 16 gennaio 1957, testimone di una carriera che lo aveva reso popolare nel mondo, grazie anche alle sue interpretazioni americane prima per la Radio, poi per la Televisione, oltre che per l’intransigenza delle sue idee artistiche, umane e politiche.

D’idee squisitamente socialiste, dopo un’iniziale condivisione del programma fascista (nel novembre 1919 si era candidato alle elezioni politiche nel collegio di Milano nella lista dei fasci di combattimento con Mussolini e Marinetti, senza però essere eletto), se ne allontanò, non appena comprese che Mussolini si stava affrancando dai principi “liberali”.

Fu voce critica e “fuori de coro” nella cultura che si era omologata al regime, riuscendo a mantenere l’Orchestra della Scala autonoma dall’ingerenza del Fascismo nel periodo tra il 1921 ed il 1929, grazie al prestigio internazionale che aveva conquistato fin dagli anni antecedenti alla Prima guerra mondiale. Di quest’autonomia è testimonianza il fatto che egli aveva comunicato che si sarebbe rifiutato di dirigere la prima mondiale di «Turandot» (1924) dell’amico Puccini, se Mussolini fosse stato presente alla Scala.

Il 14 maggio 1931, però, i rapporti precipitarono e si ruppero in modo definitivo: al Teatro Comunale di Bologna si rifiutò di eseguire «Giovinezza» (allora l’Inno fascista che aveva soppiantato persino la «Marcia Reale») al cospetto di Costanzo Ciano e Leandro Arpinati, venendo perciò aggredito, schiaffeggiato e spinto a terra dalla camicia nera Guglielmo Montani nei pressi di un ingresso laterale del teatro. Per questi atteggiamenti di aperta opposizione al regime subì una campagna di stampa ostile sul piano sia artistico sia personale, mentre le autorità disposero provvedimenti quali lo spionaggio delle telefonate e della corrispondenza e il ritiro del passaporto. Questi episodi decretarono la rinuncia a dirigere le orchestre in Italia fin quando il Fascismo fosse stato al potere, e la scelta di trasferirsi negli Stati Uniti. Fu lo stesso Mussolini, che, ad onor del vero, subì sempre la personalità toscaniniana fin dagli anni nei quali erano ancora “amici”, a permettere che il passaporto gli fosse restituito per imbarcarsi a Genova alla volta dell’America.

Nel 1933 ruppe anche i rapporti con la Germania nazista, abbandonando il «Festival wagneriano» di Bayreuth (ricordiamo che Toscanini fu il primo direttore Italiano che diresse opere di Wagner nel “tempio” che il compositore si era elevato). Nel 1938, dopo l’annessione dell’Austria da parte della Germania, abbandonò anche il «Festival di Salisburgo», inaugurando, per contro, il «Festival di Lucerna» nella neutrale e libera Svizzera.

Negli Stati Uniti fu creata per lui la «NBC Symphony Orchestra», formata dai più virtuosi musicisti americani, compagine che diresse dal 1937 al 1954 su radio e televisioni nazionali, divenendo il primo direttore che utilizzò i mezzi di trasmissione video per la «musica classica», tanto da apparire per ben tre volte sulla copertina della rivista «TIME», un avvenimento impensabile per un direttore d’orchestra e mai accaduto ad altro artista italiano.

Considerato uno dei più grandi direttori di ogni epoca per l’omogeneità e per la brillante intensità del suono, per la precisione degli attacchi e delle dinamiche, per la cura dei dettagli, per l’instancabile perfezionismo e fin anche per la memoria visiva musicale prodigiosa, Toscanini ha lasciato, con le sue incisioni americane, il più vasto testamento artistico che si possa immaginare, fonte dalla quale trarre utile studio e crescita, anche per coloro che non approvano il suo approccio e le sue interpretazioni musicali.

Bruno Belli

 

25 marzo 2017
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7 commenti a “Cultura, Omaggio al maestro Toscanini nel 150° anniversario della sua nascita

  1. Marco Massa il 26 marzo 2017, ore 10:54

    Ho trovato interessante il ricordo di Toscanini tramite la sua personalità non solo musicale, ma civile. Un bell’omaggio di Bruno Belli, un bel racconto per un artista geniale ed inimitabile quale fu Toscanini.
    Desidero ringraziare il direttore di Varesereport che, accanto alla cronaca ed alla politica, dà ampio spazio alla cultura sotto le sue diverse sfaccettature.

  2. a.g. il 26 marzo 2017, ore 14:02

    Cosa vuoi che ti dica? La cultura può migliorare un poco la nostra vita…

  3. Lucillo Dolcetto il 27 marzo 2017, ore 09:55

    Ho voluto anch’ io ricordare la ricorrenza con una poesia inviata a “La Prealpina”. Se mi è permesso, ne trasmetto il testo il testo. ARTURO TOSCANINI – Fu “bacchetta magica”, di piccola statura, ma di grande bravura. Parma non è famosa solo per il formaggio, ma pur perchè vi è nato un “tale” personaggio. Mai ci fu prima, e mai ci sarà poi, Direttore talentuoso al par di Lui. All’orchestra seppe dare l’impronta originale, che noti all’ascoltare ogni Sua esecuzione. A diciannove anni, mancando ‘l direttore, accettò, Lui, la sfida e, senza usar spartito dirigerà l’Aida. Convinto antifascista, non “piegò la testa” a quella richiesta, partita da Bologna, di eseguir l’Inno fascista. La Scala fu ‘l Suo “amore”, dove ebbe a tornare cessato che fu il conflitto. Lucillo Dolcetto

  4. Emiliano il 27 marzo 2017, ore 13:17

    Senza dubbio uno delle maggiori bacchette di sempre, forse a volte un po’ discutibile sotto l’aspetto umano e personale – come tutti gli artisti del resto – ma un autentico genio dell’interpretazione musicale. Chapeau.

  5. Mariella il 27 marzo 2017, ore 18:46

    Grazie Belli e Varesereport per questo bell’approfondimento.

  6. R. G. il 27 marzo 2017, ore 20:28

    Se la cultura può migliorare la nostra vita, è pur vero che la fermezza e l’etica del maestro sono una bella ed utile lezione per la gran parte degli italiani che ” tengono famiglia”.
    Grazie e Bruno Belli per l’incisivo ricordo del Toscanini ” civile”.

  7. Bruno Belli il 28 marzo 2017, ore 10:15

    Sono molto contento, caro R.G, che Lei abbia utilizzato parole come “fermezza”, “etica” e “utile lezione”, cogliendo, così, pienamente lo spirito del mio omaggio a Toscanini, di là del semplice “artista”, perchè la cultura non è qualcosa di avulso dalla società, nè un semplice “spettacolo”, come spesso si confonde…

    Era quanto mi ero prefissato, in rapporto ai tristissimi tempi in cui viviamo.
    Grazie a Lei.

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