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Varese, Con Malerba e Gregori i radicali aprono il carcere dei Miogni alla città

Un'immagine della delegazione

Un’immagine della delegazione

Stefano Malerba, Presidente del Consiglio Comunale di Varese, Mauro Gregori, consigliere comunale della lista “Lista Davide Galimberti” insieme a Gianni Rubagotti e Diego Mazzola, iscritti al Partito Radicale Nonviolento transpartito transnazionale, hanno visitato la Casa circondariale di Varese.

“Come radicali abbiamo abbiamo ringraziato chi, fra i 20.000 detenuti che hanno digiunato per la marcia per l’Amnistia del novembre scorso, è recluso qui anche in previsione della marcia di Pasqua” dichiara Rubagotti

“Il Partito Radicale, se non raggiungiamo 3000 iscritti entro quest’anno, chiude e queste iniziative non saranno più possibili. Spetta ai varesini e agli italiani decidere se impedirlo. Un pensiero particolare inoltre va agli agenti penitenziari di cui abbiamo visitato gli alloggi: manca anche solo una lavatrice, ce ne è una rotta, le divise e le scarpe sono vecchie e consumate. Lo stato dovrebbe rispettare di più i suoi servitori, anche quelli che fanno funzionare le carceri”.

Stefano Malerba, Presidente del Consiglio Comunale di Varese ha commentato “Quello che è il mio sentimento è domandarsi qual è il senso di un carcere. Serve per punire o serve per cercare di rieducare e per reinserire le persone nella vita civile? Io credo che sia il secondo per un paese civile. Questo è un carcere che oggi dà poche possibilità ai detenuti: ha poche aule studio, ha pochi corsi scolastici, non ha spazi ricreativi non ha spazi dove i carcerati possono lavorare. In quest’ottica credo che questo carcere ha ancora bisogno di tante ristrutturazioni e sistemazioni. Deve cambiare il concetto di cosa significhi oggi mettere una persona in carcere”.

Mauro Gregori, Consigliere Comunale della “Lista Davide Galimberti” ha dichiarato “Il carcere di Varese è in pieno centro, è un ex-convento di fine 800.

Sono partiti dei lavori di ristrutturazione, una cosa che mi sento di poter sollecitare al ministero è che si sta lavorando al piano terra e si sta facendo un lavoro per cui i detenuti potranno vivere in condizioni umane però questa cosa non è ancora programmata per i piani superiori. Sarebbe fondamentale che i lavori partissero in progressione sugli altri piani. In ogni caso devo dire che l’approccio che abbiamo avuto con le guardie carcerarie è di enorme disponibilità. Al di là delle condizioni attuali dove nelle camerate vedo che le condizioni sono migliori di quelle che mi aspettavo e si può fare ancora meglio.

C’è una cappella stupenda di fine 800 che non è agibile per un piccolo cedimento: oggi la messa viene celebrata in sala mensa. Lo dico al ministero e alla curia: che qualcuno intervenga o anche qualche associazione che possa raccogliere del denaro.”

Dopo l’assemblea nazionale degli iscritti del 25 marzo alla sede della UIL in via Campanini 5 a Milano i radicali continueranno le loro visite nelle carceri lombarde.

19 marzo 2017
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8 commenti a “Varese, Con Malerba e Gregori i radicali aprono il carcere dei Miogni alla città

  1. ombretta diaferia il 20 marzo 2017, ore 10:55

    ABBATTIAMO I MURI INVECE DI ERIGERLI!

  2. R. Gervasini il 20 marzo 2017, ore 19:15

    Bene bene. Con la presenza di Marco Cappato, Radicali italiani ricostituiscono a breve la storica associazione radicale di Varese: la XII Maggio che fu ben presente in città dal 1979 al 1993 e di cui Mauro Gregori era soggetto attivo ed importante. I temi per il 2017 rimangono chiari: fine vita e testamento biologico ; referendum contro la Bossi Fini e legalizzazione della cannabis. Saremo presenti in centro città nella tarda primavera.

  3. Emiliano il 21 marzo 2017, ore 13:19

    Una domanda: ma ai carcerati reclusi, giustamente o ingiustamente, in una struttura penitenziaria interessa davvero essere “rieducati” dallo stato? E in che modo? Rieducazione è una parola ben nota ai regimi totalitari comunisti, il che la rende un po’ “sinistra” (nel senso di “inquietante”). Le nostre strutture non sono, poi, minimamente paragonabili a quelle (a livello cinematografico!) visibili in una nota pellicola di Kubrick d’inizio anni ’70 e che tanto fece scalpore, proprio perchè un suo ospite un po’ troppo violento veniva “rieducato” in modo piuttosto insolito. Chissà che funzioni sul serio…
    I problemi sicuramente ci sono e pure evidenti, come evinto dal quartetto con fotografo al seguito … ma non è con la retorica e gli slogan sessantottini che possiamo risolverli.

  4. R. Gervasini il 21 marzo 2017, ore 19:21

    Emiliano dà la misura, col commento sopra, di quanto poco si conosca la situazione delle carceri e dei carcerati in Italia. Per quanto riguarda Varese molti sono coloro che lavorerebbero gratis pur di non rimanere con le mani in mano per mesi interi. Molti sono coloro che studiano e con profitto anche perchè rinchiusi peggio di animali in spazi assurdi ( 3 mq a testa, turca a un metro dal fornello per cucinare…condizioni igieniche da quarto mondo, cimici e topi vaganti), altrimenti impazzirebbero. A Varese nelle celle ed anche fuori non esiste acqua calda. I suicidi nelle carceri italiane sono decine e decine l’anno. A Varese molti volontari o insegnanti come Caielli e Bandi ci lavorano da anni. Altre ed altri, volontari, insegnano ed hanno istituito un premio letterario ed artistico annuale che vede la partecipazione di tutti con grandi risultati tecnici. A Varese ci sono, c’erano fino a poco tempo addietro, una settantina di detenuti con pene da scontare minime. La vera scuola, quella della criminalità organizzata esiste in altre ben piu’ importanti carceri dove apprendisti del crimine si laureano e specializzano a contatto coi maestri. Il carcere non è solo inutile ma dannoso per la società. La ” rieducazione” deve trovare nuove strade. Rita Bernardini ex deputata radicale da sempre impegnata sul tema ha visitato i Miogni pochi mesi addietro, non senza qualche difficoltà di accesso forse perchè i Miogni sono in condizioni veramente pietose.

  5. Emiliano il 22 marzo 2017, ore 13:22

    La descrizione data dello stato delle nostre carceri, appunto, conferma che a oltre quarant’anni da quella pellicola la situazione è ancora da “quarto mondo”. Ma non è eliminando il carcere che si cambierebbero le cose, basterebbe soltanto renderlo più umano e civile: ma ne siamo molto molto lontani.
    E, comunque, chi è lì dentro qualcosina “d’illecito” deve averlo pur fatto: e in qualche modo una pena è da scontare, specie se il loro “atto” può aver causato pene – magari impagabili – ad altri… Inutile, quando sì è stati sbattuti lì dentro, dirsi o fingersi “pentiti” o “volonterosi”: potevano pensarci prima di agire male. Troppo comodo chiedere sempre perdono o essere parac…
    D’accordo con l’umana pietà, ma non ribaltiamo i valori di convivenza civile: loro devono adattarsi agli altri, non viceversa.

  6. giovanni dotti il 22 marzo 2017, ore 16:30

    Invece che fare ospedali nuovi che nessuno richiede si facciano carceri nuove, moderne e ben attrezzate, fuori dai centri abitati piuttosto che buttar via tanti soldi pubblici per ‘rattoppare’ le vecchie. Che risulteranno sempre un ripiego malfatto e un debito nel tempo per l’erario. Oltretutto l’area attuale potrebbe esser venduta a privati per edilizia privata, con immediato guadagno che potrebbe in buona parte coprire i costi di un nuovo edificio carcerario.

  7. R.Gervasini il 23 marzo 2017, ore 09:45

    L’umana pietà o la misericordia divina e non, inutilmente dilagano dentro e fuori i social a pari passo con i compiaciuti sorrisi per le fucilate alla schiena, un omicidio, al primo sprovveduto che tenta una rapina. Non occorre ritirare in ballo Cesare Beccaria pero’ oggi il quaranta per cento dei detenuti è in attesa di giudizio di primo grado e quindi formalmente ancora non colpevole. Del rimanente sessanta quasi la metà è in carcere per piccoli reati, furto e spaccio. Entrano in carcere apprendisti , escono , a volte, laureati del crimine. In compenso l’Europa sanziona l ‘Italia per sovraffollamento e condizioni igieniche delle carceri italiane. La pena deve essere proporzionata al reato commesso, dalla metà del 1700, e quindi si puo’ pensare perché in Italia, nel Parlamento italiano resti in istallo una legge contro la tortura. Vivere in tre o quattro metri quadrati, non tutti calpestabili, con una turca, intesa come cesso, a due passi dai fornelli ricorda dei polli in batteria; è di fatto una tortura fisica e psicologica che in molte carceri italiane è usuale. Lo Stato italiano sarebbe colpevole. Sono poi d’accordo con Giovanni Dotti per quanto riguarda il carcere dei Miogni ed il suo trasferimento anche se il pericolo è che venga definitivamente chiuso o svuotato a breve se passasse un’amnistia perché a Varese i detenuti devono scontare pene inferiori ai tre anni.. Ma con questi ultimi governi in tema di diritti civili non ci sono grandi attese, basta leggere che su Testamento biologico e fine vita, dopo i noti suicidi assistiti, in Parlamento erano presenti 20 ( venti ) deputati su 360. Vanno agli arresti domicilari solo i ricchi ed i potenti, in villa con piscina e domestici. Magari per aver sottratto allo Stato non l’incasso di mezza giornata di un negozio di periferia, dove rischiano la fucilazione alla schiena, ma milioni di euro.

  8. giuliomoroni il 24 marzo 2017, ore 11:40

    Forse non tutti sanno che il Carcere di Varese “non esiste”, posto che l’attuale complesso è stato dichiarato dismesso con D. M. 30/01/2001 previa costruzione di un nuovo istituto. Risulta quindi ufficialmente “dismesso” dal gennaio 2001, data in cui fu dichiarato strutturalmente non idoneo alla funzione. Motivo per il quale non avrebbe la possibilità di ricevere “soldi” per le necessarie ed indispensabili opere di manutenzione sia ordinarie che straordinarie. Ma, come spesso accade in Italia, dal 2001 stiamo ancora aspettando che venga costruito quello nuovo; e qui nasce un problemino, ovvero il Comune dovrebbe mettere a disposizione un’area ed il Ministero i fondi per la costruzione del nuovo edificio.
    Ma da qui i problemini diventano due: ovvero il Comune non riesce a reperire un’area idonea ed il Ministero non ha i soldi per finanziare l’eventuale costruzione.
    Conclusione: penso che dovremo tenerci questo Carcere, che sopravvive in condizioni più o meno umane grazie allo spirito di iniziativa del suo Direttore e degli stessi detenuti che provvedono a fare qualche manutenzione urgente e fino a quando starà in piedi nessuno penserà mai di dismetterlo.

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