Lettere

Marketing e Cultura, una lunga storia

giardini estensiBisogna ammettere che l’attuale amministrazione comunale varesina è maestra nel sorprendere tutti e nel superarsi. Dopo l’acquisizione del “Grande comunicatore”, ecco l’”Esperto di marketing”, nuova figura bella e pronta partorita dall’efficiente Giunta. «Ci mancava proprio», mi son detto. Riflettendo, ho compreso che è il logico completamento della prima: due figure create “ad hoc” per «incrementare l’efficienza del Comune» (Così è, se vi pare – almeno secondo i nostri amministratori).

Quello che mi lascia perplesso è l’assoluta somiglianza delle cose che fanno le cosiddette “sinistre” e “destre”, una volta al potere, indipendentemente dal colore politico.

Ricordo che i sostenitori dell’attuale giunta salutarono con un’ovazione l’avere mandato in soffitta l’”assessorato al marketing territoriale”, considerato da questi stessi, evidentemente, una mera espressione per coprire il vuoto pneumatico d’idee efficaci. Ora, però, il “marketing” torna fuori, posto nell’ambito della “Cultura e turismo”.

Quindi, mi chiedo, sto benedetto “marketing” (mi raccomando, utilizziamo sempre l’Inglese per dimostrare di essere “aperti”, quando invece si denota soltanto il profondo provincialismo di chi vede “il meglio” sempre “al di là” delle Alpi), questo “marketing”, dicevo, serve o non serve? E’ vuoto pneumatico, o è scienza profonda, applicabile alla realtà varesina allo stato attuale?

Una realtà territoriale di cui la Giunta non ha ancora affrontato, o risolto, o neppure messo sul tavolo (almeno a quanto ci risulta), ad esempio, la ristrutturazione completa dei Musei, con l’aggiunta di spazi espositivi per quanto si trova nei depositi (tra l’altro non sempre tutto catalogato), il rapporto tra la ricerca, lo studio ed il turismo da considerarsi per l’Isolino Virginia, un progetto chiaro per il Sacro Monte, la riqualificazione del Lago, un’adeguata segnaletica stradale per accogliere i turisti che dovrebbero arrivare a frotte…

Invece, si convocano le associazioni, affinché propongano, discutano, creino, in rapporto ad una relazione dell’assessore Cecchi di ben 160 pagine, quando l’efficacia, la chiarezza e il pragmatismo ne avrebbero richieste non più di 16.

Senza, però, una precisa direttiva comunale, ovviamente, ogni associazione cercherà di soddisfare le proprie ambizioni legate a ciascuna peculiarità: è il normale «corso delle cose», quindi, non merita rampogna.

Ricordo, nel 2005, l’allora assessore Enrico Ottolini che in parte si era inventato la stessa cosa, chiamandola «Osservatorio della cultura»: tempo un anno, ne perdemmo le tracce.

Qualcun altro, in precedenza, aveva creato «Varese europea». Forse è salita al cielo sul carro di Elia.

Insomma, a Varese, se si vuole proporre il territorio all’ipotetico turista, esso va prima tirato a lucido, coordinato, accompagnato da un’efficace qualificazione. Come dicono in molti, oggi il centro cittadino è talmente sporco che sembra di trovarsi nella propaggine di un porto merci e le persone non si sentono sicure. E’ questo, in realtà, non fingiamo di “non vedere”, che “passa” verso le lande confinanti, e da queste si sparge alle propaggini.

«Fama volat», infatti. E quali notizie volano? Ad esempio, che il lago non è balneabile, che al Sacro Monte non si trovano chioschi o bar che effettuino servizio neppure quando si svolge il ragguardevole festival «Tra Sacro e Sacro Monte»; che i Musei Cittadini non hanno, in alcuni luoghi, le adeguate strutture per i disabili (e, pertanto, ci sono spazi non “sfruttati”), che il materiale del Risorgimento (la parte esposta, si badi) è sito in un «cul de sac». Questo nella città dove si aprì la «Seconda guerra di Indipendenza», ma il cui percorso risorgimentale non è nemmeno segnalato nella topografia.

Senza contare che, per un serio piano turistico, si dovrebbe fornire la continuità delle proposte (pur diverse tra loro), perché il «grande evento» da solo non basta e si esaurisce con se stesso.

Ed allora, c’è sì un’ottima Stagione musicale, ma si svolge tra ottobre ed aprile, mentre non esiste un contraltare estivo; nel mese di agosto, oltre il consueto appuntamento con il cinema presso i Giardini estensi, il resto è deserto (una città che si rivolge ai turisti non può andare in ferie “in toto” nel mese cruciale per eccellenza).

Ci sono molte scuole di teatro, ma non si riesce a creare una «Compagnia stabile» che produca uno spettacolo di livello completamente autoctono da potere presentare ed “esportare” (uno dei possibili modi per “farsi conoscere”): e non si ha, perché, togliamo il velo d’ipocrisia della varesinità, le stesse associazioni che si occupano delle medesime materie si fanno guerra tra loro.

Sono le stesse cose che avrei detto alla riunione indetta dall’Assessore Cecchi, ma non ero presente per due motivi.

Il primo è che non mi è pervenuto alcun invito e non ci si presenta in alcun luogo senza riceverlo, come farebbe un tanghero qualunque; il secondo è che sarei stato l’unica rarità a sollevare il problema del «patrimonio comunale», quello che esiste facendo capo unicamente all’«amministrazione pubblica»: nell’osanna generale (comprensibile da parte chi debba ricevere i “finanziamenti” per operare nel proprio campo), tali argomenti avrebbero stonato come in orchestra un corno od un oboe «fuori di chiave» (il paragone “musicale” mi fa pensare anche all’altro grande problema che giace irrisolto da anni sul «Civico Liceo musicale»).

Mi scuso per la lungaggine di questo mio intervento (ci sarebbero altre cose che evito per non appesantire il lettore), ma credo che servissero degli esempi concreti da “mettere sul tavolo”, perché qui si continua a volere erigere la casa, partendo dal tetto e non dalle fondamenta…

Bruno Belli

14 marzo 2017
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20 commenti a “Marketing e Cultura, una lunga storia

  1. ombretta diaferia il 15 marzo 2017, ore 11:39

    Bruno, una sola domanda: ti è mai capitato di subentrare in una nuova casa?
    E se la risposta è sì, quali azioni hai pianificato per renderla abitabile?
    Il procedimento insito nell’azione del “riattare” è proprio questo, proprio come quando inventi un nuovo prodotto e devi farlo conoscere al pubblico destinatario o crearne il bisogno nei potenziali utilizzatori.
    Marketing&comunicazione lavorano sì in sinergia, ma son azioni ben diverse, volte ad ottenere risultati diversi. (per inciso marketing significa vendita/commercializzazione – è un ramo dell’economia – e la comunicazione serve per far conoscere ed adottare l’oggetto della commercializzazione).
    Non farti bloccare dalla paura: partecipazione è libertà!

  2. Paolo Vinci il 15 marzo 2017, ore 12:58

    Ciliegina sulla torta che ritengo debba essere posta sull’analisi puntualissima del sempre ottimo Belli: la Biblioteca civica.
    Questa mattina, assieme ad altri utenti, tutti abbiamo dovuto aspettare fino quasi alle 11 fuori delle porte, perchè la Biblioteca era chiusa per un “assemblea sindacale”.
    Non è la prima volta negli ultimi mesi che si verificano questi disservizi, forse dovuti all’inutile apertura domenicale.
    Il grave è che è il cittadino che deve pazientemente aspettare, perchè non opportunamente avvisato in precedenza.

  3. Marco Massa il 15 marzo 2017, ore 13:16

    Analisi puntale e precisa della situazione varesina, scritta senza peli sulla lingua e troppi giri di parole, ma indicando il vero nocciolo della questione, come nel consueto stile di Bruno Belli, che va al di là di qualunque schieramento.
    Se veramente si vuole “sprovincializzare” Varese, bisogna cominciare a pensare diversamente, magari considerando che i “grandi eventi” debbono essere una propaggine che ruoti attorno ad una base chiara certa, sicura e che identifichi Varese come se stessa e non una “imitazione di..” e che le opinioni di tutti sono valide, ma che si debba anche sapere quali possano essere le più “utili” e pragmatiche.

  4. a.g. il 15 marzo 2017, ore 13:38

    Sottoscrivo….

  5. Nikis il 15 marzo 2017, ore 13:55

    Forza Bruno! Ormai si vende solo fumo, magari di sigari Avana, ma comunque fumo o meglio “fumm de padelott”, come scrisse un secolo fa il buon Speri Della Chiesa…

  6. Mariella il 15 marzo 2017, ore 17:51

    Nel mio piccolo penso che Belli abbia sollevato ancora una volta il problema nella giusta ottica e che abbia elencato alcune caratteristiche che l’amministrazione dovrebbe tenere bene in considerazione.
    E mi fa specie che debba sempre essere quello che si muove per primo a rilevare le incongruenze, come faceva durante gli storici “I Venerdì”.
    Poi, tutti gli altri sempre pronti a beneficiare della “piccole conquiste” che ci ha portato, raramente riconoscendo a chi andasse il merito….
    Sarà sempre così, come da copione…

  7. Nando il 15 marzo 2017, ore 20:22

    La “topografia risorgimentale” di Belli manderebbe in brodo di giuggiole Barion e i suoi Garibaldini!

  8. Emiliano il 15 marzo 2017, ore 23:41

    Di fatto, la tanta decantata e pubblicizzata “diversità” tra forze politiche è inesistente: la musica, come dice Belli, è stonata e stride completamente con la realtà che viviamo. Varese è e resterà ancora a lungo una città impersonale e (pessima) epigona di altre.
    E’ un continuo crollare dal basso: ma chi mai se ne accorgerà se non si producono tonfi?

  9. lucillo dolcetto il 16 marzo 2017, ore 09:37

    Complimenti, Bruno! Peccato che non viene ascoltato.

  10. Chris Ivaldi il 16 marzo 2017, ore 10:56

    Bene dice Emiliano: si devono produrre tonfi.
    Il fatto è che il tonfo, di solito, lo pagano i cittadini.
    Sulla cultura a Varese, “il re è nudo”, ad ogni modo: i trecentomila euro derivano, in parte, come riportato dalla stampa, da un bando della Regione Lombardia. non dai virtuosismi del bilancio.
    Speriamo che il resto non derivi soltanto dalla COSAP e dalle nuove tariffe per la sosta, due elementi che penalizzerebbero ulteriormente il commercio varesino del centro città, già ampiamente imbruttita, come rileva chiaramnte Belli, e poco seguita dall’attuale amministrazione che sembra volere guardare soltanto alla periferie

  11. a.g. il 16 marzo 2017, ore 15:59

    Non è che guardare alle periferie sia un dato tanto secondario…A Varese, negli ultimi anni, alle periferie ci si è guardato davvero troppo poco…

  12. Bruno Belli il 17 marzo 2017, ore 17:28

    Gentile signor Dolcetto, la ringrazio per il suo sostegno.
    Non è importante che debba per forza essere “ascoltare” o capire tutto subito.
    Diamo tempo al tempo.
    Di certo, fino che avrò forza e voglia, andrò avanti per una determinata strada, come ho fatto per anni…

    E, poi, mi trovo in buona compagnia…:

    Cassandra
    Giobbe
    Giovanni Battista nel deserto
    Catone il Censore (“Delenda Carthago”…)
    Karl Kraus
    ecc.ecc.ecc.

  13. Emiliano il 17 marzo 2017, ore 22:34

    Puntualizzo a Chris Ivaldi: non si devono affatto “produrre tonfi”, anzi sarebbe decisamente meglio evitarne. Il guaio è che “cadendo dal basso” non se ne producono affatto, ergo nessuno si accorgerà mai della caduta, se non i soliti quattro gatti.
    Il “tonfo” c’è stato sì, ma nell’immediato dopoguerra… e anche lì nessuno ha sentito nulla, forse perchè erano tutti in vacanza o già distratti dal campionato di calcio…

  14. Mattia il 18 marzo 2017, ore 10:44

    I problemi elencati da Belli sono reali e forse non sono nemmeno tutti conosciuti dall’attuale fresca amministrazione. Alcuni li aveva elencati già a quella precedente.
    Nessuno pare averci mai fatto caso, come se quello detto da Belli sia una cosa insignificante.
    Non è facile portare avanti un pensiero nel tempo con determinazione: molti preferiscono zittirsi.
    Per i politici è più facile governare chi non si allinei.
    Ed è troppo faticoso levare un’idee che si alzi dal coro comune.
    E’ da anni che assistiamo a questo.
    Leggo sempre Belli con piacere, da anni, per la logica del suo pensiero.
    Inoltre, è sempre così chiaro che si preferisce relegarlo il più possibile nell’ombra…

    Si dice che in Italia tutto debba cambiare per restare uguale a se stesso.

  15. Bruno Belli il 18 marzo 2017, ore 16:47

    Gentile Mattina,
    credo che ci sia un errore nel suo discorso, probabilmente di semplice uso della tastiera.
    Penso, infatti, che per i politici sia più facile governare “chi si allinei” e non “chi non s’allinei”.
    Almeno, credo.

  16. Mattia il 19 marzo 2017, ore 11:01

    Sì, Belli, è un errore di digitazione il mio.
    Quello che mi interessa ripetere, infatti, è che la politica vuole ignorare qualunque voce dissenziente che si elevi, anche se improntata al buon senso ed, il più delle volte, alla competenza. E’ più facile infatti governare chi tutto accetta che chi è i grado pensare con una propria testa.
    Mi raccomando, Belli, vada avanti sulla sua strada. Abbiamo bisogno di persone come lei.
    Grazie.
    Mattia.

  17. Paolo Vinci il 20 marzo 2017, ore 10:54

    Rivolgo al direttore una domanda:
    l’amministrazione comunale, almeno con Lei, si è fatta sentire?
    C’è qualche considerazione su questo intervento di Belli che è stato ripreso anche dal resto della stampa?
    L’assessore Cecchi dove è?
    Grazie, direttore, se ci vorrà dire qualcosa.

  18. a.g. il 20 marzo 2017, ore 14:41

    Al momento nessuna reazione…

  19. Paolo Vinci il 21 marzo 2017, ore 10:42

    Grazie direttore.
    Si vede che l’amministrazione che “ascolta i cittadini” e che li “coinvolge” nelle scelte, si è dimenticata di ascoltare.
    Niente di nuovo sotto il sole, indipendentemente da chi sale al potere…

  20. Emiliano il 21 marzo 2017, ore 13:07

    Il resto della stampa è allineata, inutile attendersi granchè.

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