Teatro

Teatro, “Ifigenia, liberata”, dal LAC di Lugano al Sacro Monte di Varese

Angela Demattè e Carmelo Rifici alla presentazione dello spettacolo

Angela Demattè e Carmelo Rifici alla presentazione dello spettacolo

Nell’avveniristica struttura del LAC di Lugano andrà in scena, per la prima volta il 10 marzo, uno spettacolo dai tratti inquietanti. Si intitola “Ifigenia, liberata”, è stato scritto da Angela Demattè e la regia dell’allestimento è firmata da Carmelo Rifici, che è anche direttore artistico di LuganoInScena, oltre ad essere stato a lungo collaboratore del grande Luca Ronconi.

Lo spettacolo è stato presentato questa mattina, alla presenza di Rifici, Demattè e di tutta la compagnia impegnata nello spettacolo, presso il refettorio che sorge all’ombra del LAC. “Ifigenia, liberata” è la terza tappa di un lungo, potente lavoro teatrale di Rifici, e segue i due precedenti lavori, il “Gabbiano” di Cechov e “Purgatorio” di Dorfman.

Nello spettacolo presentato oggi a Lugano, frutto di una coproduzione che vede impegnati LAC, Piccolo Teatro di Milano e Azimut, batte un cuore nero, che è sempre stato rimosso: la violenza che permea di sé tutta la storia dell’uomo e dell’Occidente. Dunque lo spettacolo scritto dalla Demattè e allestito da Rifici attinge alle fondamenta stesse della nostra civiltà, con una scala per la discesa che è stata costruita grazie alle grandi menti della nostra cultura: la Demattè ha saputo tessere una raffinata tela con i pensieri e le idee di Omero, Eraclito, i Tragici greci, Antico e Nuovo Testamento, ma anche filosofi come Nietzsche, René Girard e Giuseppe Fornari.

Il regista spiega lo spettacolo, affrontando quasi con sofferenza la vertiginosa storia raccontata nello spettacolo. Parla di “drammaturgie parallele”, che consentano di affrontare la tragedia antica per trarne indicazioni, lacerti di senso capaci di illuminare le tragedie di oggi, apice della violenza. Ma lo spettacolo cerca soprattutto di individuare una via d’uscita. Ecco che, dalle parole del regista e della drammaturga, sale una parola che in qualche modo ha carattere salvifico: il capro espiatorio, il grande tema di Girard, che in questo spettacolo viene riscoperto e riletto.

Angela Demattè (che abbiamo ammirato a Varese nel suo splendido spettacolo “Mad in Europe”) spiega che è la stessa parola ad essere salvifica, il suo potere di dare corpo, carne e sangue alla tragedia e al dolore. “Io la chiamo amore, mentre Rifici la chiama speranza”, dice la Demattè. Parole e concetti che hanno senso soltanto “se entriamo nel labirinto, guardiamo in faccia il mostro, come fecero tutti i grandi tragici”.

Davvero uno spettacolo accattivante, portato in scena da una compagnia che vede tra gli interpreti Caterina Carpio, Giovanni Crippa, Zeno Gabaglio, Vincenzo Giordano, Tindaro Granata, Mariangela Granelli, Igor Horvat, Francesca Porrini, Edoardo Ribatto, Giorgia Senesi, Anahi Traversi.

Lo spettacolo, dopo la prima al LAC il 10 e l’11 marzo alle ore 20.30, sarà al Piccolo Teatro Strehler di Milano dal 28 aprile al 7 maggio, mentre nel mese di luglio sarà al Festival dei Due Mondi di Spoleto, che collabora allo spettacolo. E, forse, in una versione più “light”, lo spettacolo potrebbe anche approdare alla prossima edizione del festival teatrale “Tra Sacro e Sacromonte” di Varese. Chissà.

 

6 marzo 2017
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