Varese

Varese, “Moi”, sul palco Camille Claudel, l’artista che amò Rodin e morì in manicomio

Un momento dello spettacolo

Un momento dello spettacolo

Uno spettacolo raffinato, quello andato in scena ieri sera, presso il Teatro Openjob Metis di Varese. Uno spettacolo che certamente avrebbe meritato più attenzione da parte del pubblico varesino, soprattutto quello sensibile a temi culturali poco frequentati. E’ andato in scena “Moi”, un monologo liberamente ispirato alla corrispondenza di Camille Claudel, la scultrice a lungo segregata in manicomio che da tempo è al centro dei molteplici interessi di Chiara Pasetti, che all’artista ha dedicato un corposo volume pubblicato da Aragno e il testo teatrale proposto ieri sera sul palco di piazza Repubblica a Varese.

Lo spettacolo è stato realizzato dall’associazione “La Reve et la vie” in collaborazione con la prestigiosa Fondazione Luzzati-Teatro della Tosse di Genova.

In uno spazio vuoto, solcato da pochissimi oggetti, a tratti cassa di risonanza di voci fuori campo (quella di Rodin è dell’attore Popolizio), si muove l’attrice Lisa Galantini, che per un’ora e mezzo si impegna nella sfida di ridare vita all’estrema Camille. Un monologo ininterrotto, quasi uno stream of consciousness rivolto ad una platea che, per la stessa convinzione del personaggio, non comprenderà il messaggio che lei vuole comunicare. Ma l’urgenza del dire fa tutt’uno con la volontà di indagare se stessa, calarsi nel profondo, cogliere un nucleo di verità pulsante e, forse, irraggiungibile.

Torna così, in un gorgo di parole, ricordi, pensieri, filastrocche e canzoncine infantili la parabola della grande scultrice, modella e amante di Rodin e sorella maggiore del cattolicissimo scrittore Paul Claudel, accademico di Francia: Camille appare come una figura “deviante”, una “drop-out” della società di allora, perché donna libera e perché artista, soggetto pericoloso agli occhi della società e della sua stessa famiglia.

Eppure donna consapevole del suo valore, della sua creatività, della sua capacità di esprimersi nella scultura, ossessionata dall’idea di essere derubata delle sue intuizioni artistiche. Una donna che finisce la sua vita reclusa in manicomio dove morì in solitudine.

Una figura ricchissima, che lo spettacolo cerca di sondare senza esaurirne l’inesauribile fascino.

 

3 marzo 2017
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